Cinque pezzi terribili: i racconti horror di Azumi diventano fumetti.

Cinque pezzi terribili: i racconti horror di Azumi diventano fumetti.

001 Edizioni ha recentemente pubblicato una interessante antologia di cinque racconti horror firmati Junpei Azumi (n. 1958), il più grande scrittore di storie di fantasmi giapponesi di ambientazione montana. Ogni racconto è stato interpretato da un diverso mangaka, tra i più rilevanti della scena nipponica, a partire del maestro dell’horror Junji Ito per proseguire con Akihito Yoshitomi, Daisuke Imai, Akemi Inokawa, Akihito Yoshitomi e Mimika Ito.

Qui la scheda del volume sul sito dell’editore:

Racconti spettrali della montagna – 001 Edizioni | Hikari

 

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Al centro del volume vi è la montagna, che in Giappone – ma anche del resto, in modo diverso, nella tradizione occidentale: pensiamo a “At the Mountains of Madness” di Lovecraft, a dirne uno – è un luogo mistico, che ben si presta al rapporto col mistero.  I racconti sono numerati in senso ordinale, e ognuno va a esaminare un aspetto diverso dell’orrore dell’ambiente montuoso.

Il primo è quello di Junji Ito, l’autore forse più famoso qui in occidente, che presenta un classico dell’horror tout court: l’incontro con un viandante misterioso, che all’inizio appare benevolo, con un sorriso la cui fissità si rivela infine un ghigno deformante. L’ambientazione montuosa esalta questo elemento orrorifico nel collocare l’incontro in uno scenario di solitudine assoluta, in quell’irreale sospensione che solo la montagna sa dare.

 

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E questo vale un po’ per tutti i racconti, ognuno dei quali, in base alla selezione effettuata, ci pare esaminare un diverso topos della letteratura orrorifica esaltandone gli elementi di inquietudine grazie allo scenario: vale così anche per il secondo racconto, illustrato da Imai Daisuke, dove all’orrore “di incontro” si sostituisce l’orrore “di assedio”, coi protagonisti circondati dalle creature orrorifiche.

Il terzo, di Ito Mimika ai disegni, fa parte di un sottoinsieme di storie di Azumi, quelle dove lui stesso è protagonista, in una storia dove il manifestarsi del sovrannaturale è più sfumato, almeno inizialmente. Segue al racconto un intervista dell’autrice, Ito Mimika, allo scrittore, in cui egli – oltre altre considerazioni interessanti – dichiara come modelli orrorifici anche dei mangaka, tra cui Kazuo Umezu e Hideshi Hino.

 

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La cosa appare significativa: benché sarebbe perfettamente possibile per la piena dignità artistica del fumetto italiano, sarebbe ancora molto straniante leggere di un autore della nostra letteratura anche odierna una dichiarazione di questo tipo, che ci appare tutto sommato più normale in ambito nipponico, dove l’importanza del fumetto è da tempo – per certi versi, fin dall’origine – accettata giustamente come pienamente artistica.

Nella postfazione, a conferma di questo fatto, Azumi dichiara con la massima serietà che avrebbe voluto essere mangaka, ma ha poi rinunciato a tale carriera per umiltà e che ritiene “massimo onore” essere interpretato da dei mangaka.

La quarta storia, disegnata da Yoshitomi Akihito, presenta di nuovo un personaggio – isolato, questa volta – assediato dalle forze spettrali. Cambia l’ambientazione e il contesto del racconto rispetto alla seconda storia, così come lo sviluppo, naturalmente. infine, chiude la raccolta la storia illustrata di Inokawa Akemi, sviluppa il tema della profezia di morte, legata a uno degli oggetti più archetipi, lo specchio.

 

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Lo stile degli autori, pur nell’autonomia dei singoli tratti, è particolarmente amalgamato a fornire una interpretazione omogenea. L’impostazione di tavola ricorre ovviamente a soluzioni tipiche del fumetto nipponico che, sulla sua influenza, sono ormai sdoganate anche da noi (splash pages, tavole a montaggio “obliquo” e così via); tuttavia, tale componente non è particolarmente accentuata, in quanto anche nell’orrore non prevale l’evocazione di situazioni ad alto dinamismo e concitata velocità d’azione (che vi può essere ovviamente in alcuni momenti, quando l’orrore si rivela) ma invece la sottile tensione che, come abbiamo detto, sprigiona dall’ambientazione montana.

Similmente il segno è preciso, nitido, minuzioso, quasi maniacale, secondo certi modi dell’orrore nipponico che esaltano la sensazione di realtà delle situazioni presentate. Vi è meno, rispetto alla media, l’elemento della svolta verso il surreale, che talvolta porta nel fumetto giapponese a un’invenzione terrifica quasi incredibile. Naturalmente ci sono elementi sovrannaturali, anche profondamente inquietanti nel loro manifestarsi, ma che traggono forza piuttosto da una certa sobrietà che, unita col raffinato realismo, li rende profondamente credibili. Accurato sempre lo studio di espressione dei personaggi, soprattutto nei volti, all’interno delle convenzioni della stilizzazione manga ma, in questo contesto, molto efficaci.

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Siamo naturalmente nell’ambito del bianco e nero, che è del resto congeniale alla storia d’orrore: ma un bianco e nero freddo, algido, non giocato so forti contrasti chiaroscurali come ci si attenderebbe nell’horror, bensì su retinature insistite (tipiche del Giappone) che rendono la tavola asettica, glaciale, di una freddezza disturbante.

Insomma, un volume interessante, che può incontrare l’interesse degli appassionati d’orrore classico, non solo d’ambito giapponese.

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Produzione: 001 EDIZIONI
Collana: VOLUME SINGOLO
Serie: VOLUME SINGOLO
Data di uscita: 02/apr/2021
Codice: 9788871821580
Prezzo: 18.00 euro