Chi ha paura di Virginia Woolf? Non i fumetti.

Chi ha paura di Virginia Woolf? Non i fumetti.

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Un breve post per segnalare la recente, interessante biografia a fumetti di Virginia Woolf realizzata da Liuba Gabriele per BeccoGiallo. In questa mia rubrica dedicata a letteratura e fumetto non mi ero ancora occupato della grande autrice, e ne approfitto per recuperare.

L’opera di Liuba Gabriele parte, come spesso capita nei biopic, a rebours, ovvero dalla fine della vita dell’autrice, occasione per ripercorrere le su vicende esistenziali.

“Volevo rendere omaggio alla scrittrice che ha suscitato le emozioni più intense durante le mie letture”, dichiara Liuba Gabriele, autrice completa. “Mi interessava conoscere cosa accadeva nella sua vita, cosa pensava e provava durante la stesura dei suoi romanzi principali, da cosa traeva ispirazione e forza, cosa la tormentava. Ho letto epistolari, diari, testimonianze. L’idea di dedicarle un graphic novel è nata spontaneamente da questo ‘incontro’. La sua sensibilità straordinaria, la sua acutezza, la sua capacità di attraversare la vita, disaminarla e averne esperienza con quel vertiginoso livello di profondità sono ciò che di lei più mi ha colpita”.

 

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Liuba Gabriele aveva già realizzato un adattamento fumettistico dedicato a Amy Winehouse che indica una attenzione particolare per figure al femminile.

L’adattamento biografico a fumetti mi pare decisamente riuscito, in quanto l’autrice usa il suo segno, molto personale, per dare una interpretazione anche visiva alle vicende della Woolf. L’uso raffinato del colore a pastello crea tavole lievemente stranianti, basate su una griglia “larga” (due vignette sovrapposte per tavola) ove si creano tratteggi minuziosi, quasi paranoici, che generano tavole di grande bellezza visiva, in un ritmo narrativo intenso, che richiede una visione accurata di ogni tavola per apprezzarla al meglio.

Volendo, potrebbe quasi essere visto come un correlativo oggettivo della prosa della Woolf (naturalmente, vi sono numerosi rimandi alle sue opere), dove a partire da una scena realistica ordinaria si va a scavare nel flusso di coscienza del personaggio in modo estremamente approfondito, indagando – secondo i principi filosofici di Bergson, cari al Fluxus, cui Woolf era vicina – il modo di funzionare verosimile della mente umana, schematizzata dal romanzo ottocentesco, anche psicologico, in procedimenti narrativi diversi dal vero fluire.

 

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Va detto che la Woolf non è nuova agli adattamenti fumettistici. Su due casi rimando alle recensioni de Lo Spazio Bianco:

Virginia Woolf esoterica e romantica, Lucrèce racconta – Lo Spazio Bianco

“Una stanza tutta per tre”, l’opera prima di Alessandro Bacchetta, protagonista Virginia Woolf – Lo Spazio Bianco

Per le altre, nove ne annota Comic Vine, che censisce con una certa completezza le apparizioni di figure note nei comics:

Virginia Woolf Comics – Comic Vine (gamespot.com)

Anche se i titoli citati fanno pensare ad apparizioni occasionali.

Naturalmente, come al solito, se qualcuno ha altri rimandi, me li citi pure.

Mi viene da fare una considerazione, di cui si era trattato parlando di Artiste.

Artiste: ripensare il canone dell’arte, a fumetti – Lorenzo Barberis (lospaziobianco.it)

Con la stagione del graphic novel, del romanzo a fumetti, esplosa qui da noi a partire dagli anni 2000 e con una accelerazione tuttora in corso, il genere dell’adattamento del romanzo letterario a fumetti è divenuto quasi un corollario invitabile di questa evoluzione. Al centro, però, tendenzialmente, romanzi di un canone prevalentemente maschile, salvo poche notevoli eccezioni: mi viene in mente ad esempio “L’amante” della Duras, di cui avevo scritto, ai tempi, sul sito:

“L’amante” di Duras in versione manga – Lo Spazio Bianco

Poi, sicuramente, vi sono adattamenti connessi alle grandi scrittici “di genere”: Frankenstein di Mary Shelley, ad esempio, di cui ho scritto qui:

Di Virgilio, Santoni: la Sindrome di Shelley – Lorenzo Barberis (lospaziobianco.it)

Ma, per quanto sicuramente si possano trovare altri esempi, la presenza mi pare ancora minoritaria e, al limite, legata ad alcune autrici-simbolo (come Artemisia Gentileschi o Frida Kahlo nella pittura). Ad esempio, tra le scrittrici italiane, mi pare che nemmeno l’unico nostro premio Nobel letterario femminile, Grazia Deledda, sia ancora stata trasposta. Né Elsa Morante o altre. Felice, ovviamente, di riportare eventuali smentite.

Invece, è stata adattata Elena Ferrante: ne ho scritto qui.

Per contro, il “romanzo letterario a fumetti” è un genere piuttosto amato dalle autrici di fumetto, in cui la loro presenza (come autrici complete, disegnatrici, sceneggiatrici) è significativa.

Sarà dunque giusto porre, anche in questo campo, una certa attenzione a bilanciare l’attenzione a quanto esce, valorizzando se possibile l’attenzione alla scrittura femminile anche negli adattamenti fumettistici. Specie quando, come in questo caso, l’opera che ne risulta è notevole.