Camilleri e De Crescenzo, a fumetti.

Camilleri e De Crescenzo, a fumetti.

Il mese di Luglio 2019 appena concluso ha portato via, a breve distanza l’uno dall’altro, due importanti autori della recente letteratura italiana: Andrea Camilleri e Luciano De Crescenzo. Camilleri aveva saputo, a partire da La forma dell’acqua (1994) creare col suo commissario Montalbano il principale giallo italiano moderno, un successo letterario che era poi divenuto anche televisivo dal 1999 in poi. De Crescenzo, invece, sulla scorta di Così parlò Bellavista  – romanzo del 1977 che riecheggia ironicamente lo Zarathustra nicciano – era divenuto il mediatore di una filosofia greca riletta con un’ineffabile, coltissima napoletanità.

Camilleri, divenuto negli ultimi anni uno dei principali maitre a penser della sinistra, ha ricevuto una celebrazione molto ampia da parte della stampa; De Crescenzo, meno coinvolto nel teatro mediatico come opinionista e ultimamente molto defilato, è passato decisamente più sotto silenzio, forse schiacciato anche dalla risonanza mediatica dell’altro autore.

Entrambi comunque, come ormai quasi inevitabile per uno scrittore contemporaneo pop di successo, avevano avuto qualche liason col fumetto.

Una prima trasposizione a fumetti di Montalbano avvenne per un concorso riservato ad autori siciliani, di cui si accenna qui sul sito ufficiale dei fans di Camilleri.

Una celebrazione precoce, dato che l’attenzione alla letteratura “alta” (non per ragazzi) a fumetti ha avuto una ripresa forte soprattutto con l’affermazione in libreria dei graphic novel, nel corso di questi anni ’10.

Il volume raccoglie il lavoro di Claudio Stassi, del disegnatore Valerio Spataro e dello sceneggiatore Giuseppe Lo Bocchiaro.

Nel 2013 una seconda trasposizione, più nota, è quella dell’adattamento disneyano, per la sceneggiatura di Francesco Artibani e i disegni di Giorgio Cavazzano, colorati da Mirka Andolfo. Qui la recensione dello Spazio Bianco.

Il commissario Montalbano diviene Topalbano, e anche tutti i comprimari vengono fumettizzati. L’incontro ha successo, e viene serializzato. Del resto, il Topolino della Disney italiana si è caratterizzato specificamente come investigatore, e quindi il suo incontro con Montalbano aveva un solido terreno d’incontro. Camilleri del resto nel suo stile giallistico utilizza una cospicua componente umoristica – basti pensare a Catarella come spalla comica, molto vicino a Pippo per Topolino, che qui viene disneyzzato in Quaquarella.

De Crescenzo ha un rapporto ancor più stretto col fumetto. Già nel 1978, l’anno seguente all’uscita del Bellavista, tentò un volume di strip umoristiche, Raffaele, in cui addirittura si improvvisa disegnatore (anticipando Umberto Eco, autodefinito “vignettista per commensali”, che pubblicò qualche vignetta in raccolte di articoli testuali). Un personaggio lunare ed infelice: se nella sua produzione letteraria De Crescenzo era abile a far passare la filosofia alta a un livello popolare senza svilirla, qui l’assenza di padronanza del medium non favorisce il processo e l’opera resta banale, specie nel confronto impietoso coi grandi dell’umorismo melanconico della strip fumettistica (Quino o il recentemente scomparso Mordillo).

Un’opera invece nel complesso riuscita, nei suoi intenti, è l’adattamento dei miti greci a fumetti, avviata nel 1995 (con direttore artistico Massimo Rotundo), sulla scorta del successo di divulgatore di filosofia e mito nel corso degli anni ’80. Qui si possono vedere i quindici numeri della collana, poi raccolti anche nel volume qui a fianco. Due autori che merita dunque riscoprire: il grande giallo italiano – anche, perché no, “da spiaggia” – e un primo approccio divulgativo al mito e alla tradizione filosofica. Volendo, anche a fumetti.