Buzzati, Mattotti e l'animazione.

Buzzati, Mattotti e l’animazione.

Su questo blog, come noto, mi occupo delle intersezioni tra letteratura e fumetto, con un occhio di riguardo ma non esclusivo per la scena italiana, e cercando di cogliere modalità di interrelazione anche differenti dal meritorio, consueto adattamento letterario o biografia di autore a fumetti.
Negli ultimi tempi RaiPlay – che offre spesso, gratis, cose interessanti – ha reso disponibile un piccolo gioiello di animazione che si trova a intersecare per più versi il fumetto. Si tratta de “La famosa invasione degli orsi in Sicilia“, presentato nel 2019 a Cannes e diretto da Lorenzo Mattotti.
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Dino Buzzati – di cui di recente, il 28 gennaio 2022, abbiamo celebrato mezzo secolo della morte – lo ha scritto nel 1945, come romanzo a puntate sul “Corriere dei Piccoli”, poco prima fine della guerra; in seguito il romanzo per ragazzi, ricchissimamente illustrato, è stato poi raccolto in volume. Buzzati, ovviamente, è centrale in questo rapporto tra il fumetto e la letteratura, in primis tramite il suo “Poema a fumetti”, ma anche per la sua duplice natura di pittore e scrittore che gli ha consentito, appunto, di divenire autore fumettistico completo in quell’occasione (ne ho scritto qua).
Lorenzo Mattotti, tra i più importanti autori del nostro fumetto, ha firmato nel 2019 questa magnifica trasposizione a cartone animato, molto fedele all’idea grafica originaria, con alcuni correttivi sulla trama per ragioni spettacolari che non inficiano una sostanziale fedeltà all’opera. Un romanzo che diviene animazione, ma coinvolgendo due tra i più importanti nomi legati al fumetto italiano: un incursore illustre come Buzzati (che avrebbe voluto però tornare di nuovo sul fumetto, pare, e venne impedito dalla scomparsa relativamente precoce) e un nome centrale come Mattotti.
Il risultato è visivamente splendido, ricco di sottili rimandi buzzatiani, ed ora disponibile gratuitamente su RaiPlay (obbligatoria una visione per i cultori del fumetto italiano, direi). Bella anche l’idea della storia di cornice, che crea continuità tra i cantastorie e i cartoon (e i fumetti) moderni. Impreziosiscono il tutto le voci di Toni Servillo e Andrea Camilleri e le musiche di René Aubry.
Purtroppo, come si legge su wikipedia, il film ha ottenuto incassi molto bassi, per una molteplicità di cause, probabilmente, che non ho il modo di indagare qui; al punto da essere collegato alla chiusura dello studio francese
Prima Linea che lo produsse.
Al di là delle considerazioni commerciali, legittime, ma che lascio ad altri, è un vero peccato l’insuccesso di un prodotto di questo livello qualitativo, che sicuramente scoraggia nuove operazioni simili. Tuttavia, approfittiamo almeno della sua disponibilità gratuita e diamogli un’occhiata: vale davvero la pena.

(Buzzati nel suo studio, nel 1969: sullo sfondo campeggia una locandina di Diabolik)