Bradbury e i fumetti: Fahrenheit per fermare il declino

copertina del fumetto

Mi è capitato di recente di recensire per Lo Spazio Bianco il nuovo adattamento a fumetti di Fahrenheit 451 (1953) di Ray Bradbury, realizzato da Tim Hamilton.

Rimando alla recensione (vedi qui) per ulteriori dettagli su questa – per me, riuscita – trasposizione. Ma qui, sul blog, dove tratto più specificamente del rapporto tra letteratura e fumetto, volevo approfondire il ruolo che i comics hanno all’interno del romanzo originario. Tendenzialmente, non positivo.

Gli anni sono quelli, del resto, dei Crime Comics e della lotta contro gli stessi da parte di Wertham e sodali: l’anno successivo alla sua pubblicazione sarebbe uscito The Seduction of the innocent e si sarebbe formato il Comics Code Authority. La posizione di Bradbury è più sfumata, ma abbastanza critica. Il diffondersi sempre maggiore di illustrazioni e fumetti nei libri è infatti un segno del declino della letteratura, in una spirale recessiva: la gente ha bassa soglia dell’attenzione, si ricorre all’uso delle immagini per catturarla, e così l’attenzione cala ancora.

“Più sport per ognuno, spirito di gruppo, divertimento, svago, distrazioni, e tu così non pensi, no? Organizzare, riorganizzare, superorganizzare super-super-sports! Più vignette umoristiche, più fumetti nei libri! Più illustrazioni, ovunque! La gente assimila sempre meno.”

Questo produce, nel mondo di Bradbury, una graduale sparizione dei libri, in modo spontaneo. La censura ufficiale, con il corpo dei Firemen che, invece di spegnere incendi, bruciano libri, arriva solo dopo.

“Nessuna meraviglia che i libri non si vendessero più, dicevano i critici; ma il pubblico, che sapeva ciò che voleva, con una felice diversione, lasciò sopravvivere libri e periodici a fumetti. Oltre alle riviste erotiche a tre dimensioni, naturalmente. Ecco, ci siamo, Montag, capisci? Non è stato il Governo a decidere; non ci sono stati in origine editti, manifesti, censure, no! ma la tecnologia, lo sfruttamento delle masse e la pressione delle minoranze hanno raggiunto lo scopo, grazie a Dio!”

Gradualmente, il libro sparisce, e sopravvivono solo fumetti, il segno più evidente per Bradbury del declino della cultura scritta. Naturalmente, io lo ritengo tutt’altro che un declino: ma è innegabile che su questo Bradbury sia stato profetico a individuare una linea di tendenza, ovviamente non così definita, di prevalere di una cultura visiva.

"Non sono i libri di cui hai bisogno, sono le cose che sono dentro ai libri."

Faber spiega a Montag cos’è la “vera letteratura”. Non sono tanto i libri a essere censurati, ma tutto ciò che è letterario.

“Oggi, grazie a loro, tu puoi vivere sereno e contento per ventiquattr’ore al giorno, hai il permesso di leggere i fumetti, tutte le nostre care e vecchie confessioni con i bollettini e i periodici commerciali.»

Quindi, i fumetti sopravvivono alle purghe che colpiscono i libri. Del resto, nel mondo di Bradbury è sparita la letteratura, non la scrittura – che serve anche a fini meramente pragmatici. In questo, vi è una somiglianza col precedente (di poco) 1984 di Orwell, dove il sistema staliniano del Grande Fratello prevedeva l’esistenza di “prolenutro”, letteratura-spazzatura per intrattenere i Prolet, sottomessi al partito.

Interessante notare che, rispetto al modello più austero del totalitarismo staliniano, quello del Big Brother consente una – pessima – letteratura di evasione: “Un’intera catena di dipartimenti autonomi si occupava di letteratura, musica, teatro e divertimenti in genere per il proletariato. Vi si producevano giornali-spazzatura che contenevano solo sport, fatti di cronaca nera, oroscopi, romanzetti rosa, film stracolmi di sesso e canzonette sentimentali composte da una specie di caleidoscopio detto “versificatore”. Non mancava un’intera sottosezione (Pornosez, in neolingua) impegnata nella produzione di materiale pornografico della specie più infima.” Non si parla però esplicitamente di fumetti, irrinunciabili invece nel sistema americano (assieme ai bollettini parrocchiali delle varie confessioni protestanti, formalmente mantenute).

Nella trasposizione a film di Truffaut, è interessante notare quanto segnalava alcuni anni fa il blog Fumettologicamente:

Il (quasi) fumetto di Truffaut

Copertina originale del romanzo

Nella copertina originale, poco nota, i libri dati alle fiamme formano la figura di Don Chisciotte: un rimando letterario appropriato per il titanismo contro i mulini a vento totalitari che percorre il libro.

Truffaut in pratica mantiene il fumetto, ma lo priva in modo assoluto di testi, sempre in omaggio alla velocità, rendendolo una serie di immagini associate per non sequitur. Il dettato di Bradbury è quindi interpretato nel modo più radicale: sì al fumetto, ma senza parola scritta. Per paradosso, un fumetto di questo tipo sarebbe mediamente di più difficile lettura per il lettore di livello più basso, quello cui Bradbury pensa nel suo declino della letteratura, un lettore di fumetti che ha bisogno della ridondanza di immagine e testo, in modo che entrambi si aiutino a vicenda nelle comprensione, ripetendo le informazioni.

In ogni caso, se Fahrenheit era un monito per fermare il declino, ha funzionato a metà. Da un lato la diffusione di una cultura di massa di facilissimo intrattenimento si è diffusa, ma non solo non ha cancellato la letteratura, ma si è creato lo spazio per una cultura pop di alta qualità in ambiti nuovi quali fumetti, cinema, serie tv, che Bradbury riduceva a strumenti di controllo, e in nuovi media quali i videogame. Resta comunque la bellezza di un romanzo affascinante, che fra i primi ha mostrato le grandi potenzialità artistiche della letteratura di fantascienza.