Poe and the devil

Poe, the Devil and Carbonetti

8 Aprile 2023
  Edgar Allan Poe è uno degli autori letterari più adattati a fumetto. Stando a wikipedia, vi sono stati oltre 300 adattamenti fumettistici dell’autore (vedi qui) fino al 2008, e dopo diviene impossibile contarli efficacemente (a meno di un lavoro accademico) dato il proliferare anche del fumetto online, digitale, autoprodotto, e così via. Si tratta quindi, con ogni probabilità, dello scrittore americano più adattato a fumetti. La ragione, ovviamente, risiede nei temi orrorifici delle sue opere, adatte a conquistare il pubblico del fumetto sia nella sua età più pop che in quella più colta. Il tema horror, infatti, si sposa

 

Edgar Allan Poe è uno degli autori letterari più adattati a fumetto. Stando a wikipedia, vi sono stati oltre 300 adattamenti fumettistici dell’autore (vedi qui) fino al 2008, e dopo diviene impossibile contarli efficacemente (a meno di un lavoro accademico) dato il proliferare anche del fumetto online, digitale, autoprodotto, e così via.

Si tratta quindi, con ogni probabilità, dello scrittore americano più adattato a fumetti. La ragione, ovviamente, risiede nei temi orrorifici delle sue opere, adatte a conquistare il pubblico del fumetto sia nella sua età più pop che in quella più colta. Il tema horror, infatti, si sposa in Poe in una indiscutibile legittimazione culturale, data la sua natura di pilastro indiscutibile di una sorta di “canone letterario mondiale”.

In Poe non abbiamo solo l’invenzione dell’horror moderno, dei primi vagiti della fantascienza, del giallo con Dupin, ma anche di fatto la nascita dello stesso racconto moderno, separato dai modelli della novellistica medioevale.

Interessante notare che un primo fumetto di Poe, sempre stando Wiki, risale al 1937, “Edgar Allan Poe: Man of Letters” di Rafael Astarita, una breve presentazione biografica dell’autore che precede il successo che, negli anni ’40, avranno i “Classics Illustrated”. Lo psichiatra newyorkese Frederic Wertham, l’arcinemico del fumetto, accuserà i “Classics” di essere peggio ancora del fumetto orrorifico e supereroico, perché ammantano la stessa ricerca di forti sensazioni dietro la scusa dell’adattamento di un classico; e rendendolo “visuale”, ne accentuano la forza.

 

L’affermazione di Wertham, come spesso accade, è giusta anche se noi le daremmo valore positivo: il merito di quei pur imperfetti primi adattamenti a fumetti è stato di mostrare una possibile via per legittimare il fumetto nella cultura alta, ampliando le sue possibilità di dire (al di là della natura ancora ingenua di quei tentativi). E Poe rientra perfettamente in questa strategia: oltre 60 adattamenti vengono fatti dalla serie principale e collegate (vedi qui; su questa pagina inoltre si può approfondire l’argomento su Poe e il fumetto con molti altri articoli, che magari in futuro riprenderemo).

 

 

Non mancano poi le apparizioni come comprimario nei supereroi, negli anni ’60, su Superboy e The Atom, quando la materia supereroica richiede di essere ravvivata con anche improbabili mash-up. Anche il revival horror dei ’70, con la Bronze Age, vede una ripresa di adattamenti diretti: 25 quelli della Warren Comics dal 1967 in poi. Qui da noi, ci sono dal 1968 i lavori magistrali di Dino Battaglia.

Negli anni ’80 possiamo vedere, sempre qui da noi, l’importanza di Poe in numerosi albi di Dylan Dog (in Bonelli, poi, sia Magico Vento che Zagor avranno in Poe un comprimario). E si giunge poi alla modernità dove, nell’era della graphic novel, i suoi adattamenti divengono legione.

 

 

Veniamo quindi a questo recente fumetto di  Ernesto Carbonetti autore completo e a ciò che lo rende particolarmente interessante.

Carbonetti è un disegnatore che ha alle spalle un numero di albi notevoli, con gli sceneggiatori Paolo Baron (per il quale ha disegnato Punk is Undead, Lazzaro, il primo zombie e Chiedi a John. Quando i Beatles persero Paul) e Cristiano Zuccarini (con cui ha realizzato una serie di adattamenti a fumetti della Divina Commedia di Dante). Notiamo un penchant al tema gotico, che si sposa benissimo col potente stile visuale di Carbonetti, di impressionante resa visiva.

Qui abbiamo un Carbonetti autore completo, una dimensione meno frequente per l’autore, ma che gli consente, forse, di dare ancor più pieno sfoggio della sua dimensione grafica ispirata a un onirismo cupo, gotico, sottilmente disturbante ma sempre di grande eleganza, in uno stile pittorico sontuoso.

 

 

Siamo in un caso interessante anche perché Carbonetti non sviluppa un adattamento convenzionale della vita di Poe, ma una biografia obliqua a partire da un suo onirico o mistico incontro col Diavolo. Ben evidente un doppio livello in cui il Diavolo potrebbe essere anche l’alcoolismo, piaga che condurrà l’autore alla propria autodistruzione, assieme ad altre condotte smodate, e diverrà parte integrante del suo mito di autore maledetto, quasi modello in questo senso per i letterati europei dopo la ripresa di Baudelaire, Maupassant, degli scapigliati e altri.

 

 

 

Sotto il profilo visivo, la scelta di un percorso nell’incubo consente a Carbonetti momenti di grande libertà narrativa e visiva senza inficiare un certo rimando corretto al dato storico di Poe nelle parti del “mondo della veglia”.

Il procedere onirico della storia si presta molto bene allo stile visivo di Carbonetti, come detto, consentendogli soluzioni visive di quelle che predilige, come l’uso di “iterazioni visuali” come quella mostrata sopra. Uno stilema che per certi versi ricorda quello indagato da Gianni De Luca: ma la ricerca di Carbonetti è del tutto autonoma e non si dà come pura ripresa della lezione del maestro italiano del fumetto.

 

 

Altro elemento che ritorna è l’uso frequente di una frammentazione insolita della pagina, non-ortogonale, inserita però non in un modulo della tavola manga, dove sarebbe un montaggio ordinario, ma spezzando sia pure con frequenza un montaggio al limite “americano”, dove comunque di fondo prevale il montaggio ortogonale, sia pure con frequenti splash page e ancor più inset page (la pagina splash su cui sono inserite le vignette “minori” come tasselli).

 

 

L’uso della splash page è ovviamente, come detto, frequente e con una oscura grandiosità, in una storia che si consente un ritmo narrativo scandito da moduli visuali imponenti, a scapito della trama (che è presente, solida, ma relativamente “rapida” sotto il profilo testuale, con testi contenuti). Il tempo di lettura resta ampio, a mio avviso, ma per la degustazione delle meravigliose tavole cui Carbonetti ci invita.

 

 

 

Interessante il rimando dantesco, che fa pensare all’opera che Carbonetti ha realizzato con Zuccarini, in un richiamo esplicito del modello di Dante o l’evocazione di Cerbero.

 

 

L’aspetto più interessante, comunque (una volta detta e mostrata la potenza immaginifica delle tavole) sta a mio avviso in questo studio sull’iterazione, come detto. Carbonetti lo usa in modo molto efficace (qui sopra a mostrare la caduta di Poe nel “demone della bottiglia”) e variando ogni volta la tipologia dell’iterazione. Non si tratta, ovviamente, di una tecnica fumettistica in assoluto nuova: ma nelle modalità in cui la sperimenta Carbonetti si vede l’intenzione di usare appieno tutti gli strumenti del linguaggio fumetto, mettendone alla prova e ampliandone, per quanto possibile, le capacità espressive (naturalmente, è superfluo dire che tali espedienti funzionano non “in sé”, ma uniti alla abilità virtuosistica dell’autore nel segno).

 

 

Chiudiamo, come al solito, con una nota didattica. Come detto, quest’opera non si presta a un utilizzo didattico più “didascalico”, in quanto illustra al limite per sommi capi alcuni aspetti della vicenda dell’autore e sviluppa poi una vicenda immaginaria e fantastica, sia pur onirica.

Carbonetti è però eccellente nel dare una interpretazione visiva personale ed efficacissima del disturbante immaginario creato da Poe, e può essere quindi una lettura interessante per un raffronto tra le opere originali e questa interpretazione. In particolare, direi, se si è effettuato in classe un po’ di studio sullo specifico del fumetto, così da poter far fare agli allievi anche un esercizio di analisi delle tavole.

L’opera infatti mantiene una buona leggibilità anche per allievi non pratici di un fumetto più sperimentale, ma al tempo stesso introduce le sperimentazioni evidenziate – quelle sull’iterazione, e altre – che può essere interessante far cogliere. Inoltre, pur nel tono tenebroso, l’opera non presenta particolari elementi scabrosi e quindi è ragionevolmente consigliabile per una scuola superiore, magari nel biennio, in cui si approfondiscono i generi letterari incluso l’horror (percorso in cui Poe è una presenza pressoché obbligata).

Abbiamo parlato di:

Poe and the Devil – cartonato, 17×24 cm, 112 pagine a colori, 17,90 euro –  pubblicato dalla casa editrice Weird Book nella collana Weird Comics. È distribuito in fumetteria e libreria dal 5 marzo 2023. Acquistabile anche online, qui.

 

Odore di zolfo o di carbone

Lorenzo Barberis

Lorenzo Barberis

Nato a Mondovì nel 1976, laureato in Lettere a indirizzo artistico presso l’università di Torino (2000), insegna italiano e storia alle superiori. Scrive per Culture Club 51, la rubrica di cultura del settimanale di Mondovì L'unione monregalese. Il suo blog personale è, dal 2008, fumettismi.blogspot.com. Si occupa di arte visiva, letteratura e fumetto e del rapporto tra i tre ambiti; con Wundergammer.com (2010-2012) ha anche partecipato a un esperimento seminale di critica d’arte del videogame. Collabora al progetto CuNeoGotico (2013-2016), dove ha curato i testi del catalogo per la parte relativa al fumetto, e al progetto DKMO della casa editrice Il Girovago, per cui ha realizzato la prefazione alla parte letteraria del volume. Per il blog network de Lo Spazio Bianco cura dal 2016 il blog Come un romanzo, dedicato al rapporto tra fumetto e letteratura.

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