Rat-Man

(Genu)flettere i muscoli e inchinarsi a Rat-Man

Charlie Chaplin sosteneva che la tragedia stimola il senso del ridicolo ed, in fondo, credo che il fascino di Rat-Man risieda in questo paradosso. Il personaggio di Leo Ortolani è un (super)eroe tragico e, per questo, irresistibilmente comico.

La tragedia è quella dell’uomo (ratto) sbagliato al posto sbagliato nel momento sbagliato. È la tragedia che tutti noi  “normali” ci troveremmo a vivere se fossimo, per magia, scaraventati d’improvviso dentro un fumetto di Stan Lee e Jack Kirby. Ci basterebbero poche vignette e altro che Galactus e Doctor Doom… Ad annientarci moralmente, ancor prima che fisicamente, sarebbero sufficienti le risate dei passanti di fronte alla nostra inadeguata figura in calzamaglia.

Rat-Man

Rat-Man, un topos semplice ma raffinato

Lo confesso: ci ho messo qualche anno ad apprezzare appieno l’umorismo del personaggio, forse proprio perché (altro paradosso) Leo Ortolani è un cartoonist  terribilmente bravo.  Nella semplicità della sua linea contorno, nella figurazione immediata dei suoi personaggi, tutto sembra facile, scontato, chiaro. Ma se guardi oltre l’esibita mancanza di profondità della rappresentazione, ti rendi conto  che la comicità di Rat-Man è diventata nel tempo il luogo fumettistico di una sintesi raffinata. Una doppia sintesi, per essere precisi.

Da un lato c’è la semplificazione tipica del genere. La parodia deve rendere esplicito ed immediato il richiamo all’opera originaria, esagerandone i tratti a livello visivo, narrativo, stilistico, in modo che il lettore colga subito il senso comico della rivisitazione.

Semplificare è, quindi, una strategia essenziale del fare parodia e Rat-Man ne rappresenta una delle vette creative in ambito fumettistico. Ci sono sequenze della serie che mettono a nudo in maniera talmente efficace i meccanismi del superomismo, da valere più di cento trattati accademici.

Ortolani raggiunge queste vette perché conosce e ama intimamente  le opere di partenza, ovvero l’universo ideato da Stan Lee & Soci, al punto che potrebbe tranquillamente scrivere serie come L’Uomo Ragno o Thor.

Rat-Man

Rat-(Meta)-Man

L’altra operazione di sintesi si situa a un livello diverso, meno appariscente ma egualmente efficace della narrazione, laddove alla berlina non vengono messe solo le regole del genere, ma la relazione stessa tra il racconto e il lettore, tra l’opera e chi la fruisce.

Non è un caso che – dopo Max Bunker – Leo Ortolani sia uno degli scrittori di fumetti più abili nell’utilizzare il dispositivo espressivo del controcanto, creando una contrapposizione ironica tra ciò che balloon/didascalie dicono e ciò che le vignette mostrano.

Il controcanto non solo fa sorridere, ma fa riflettere su quello di cui stiamo sorridendo. E’ un raccontare come se si commentasse, come se il patto implicito che esiste tra autore e pubblico per tenere in piedi la finzione, fosse costantemente sottoposto a revisione,  vignetta dopo vignetta, tavola dopo tavola.

Oggi, mi rendo conto che, agli esordi, faticavo ad apprezzare il  personaggio di Ortolani proprio per l’incapacità di accettare fino in fondo questo gioco ironico. In altre parole, Rat-Man non mette in parodia tanto e solo le opere ma anche i lettori. Noi lettori.

Tra le vignette di Rat-Man ci siamo tutti

Tutti noi cresciuti a Pane e Goldrake, a Ovomaltina e  Jack Kirby, Portobello e Supergulp.

Tutti noi, compreso Leo Ortolani stesso che non si è mai risparmiato robuste e sane punture d’autoironia disegnata. Da questo punto di vista, non si può che definire Rat-Man come “fumetto d’autore” nel senso più letterale, e quindi autentico, dell’etichetta. Come dimostrano tentativi diversi,  risulta impossibile pensare il personaggio staccato da chi l’ha creato.

Per certi versi, era inevitabile che Ortolani, prima o poi, mettesse fine alla saga del suo eroe, perché fintanto che Rat-Man esiste come fumetto seriale, l’autore resta condannato a dedicargli tutte le sue energie creative. Tra pochi giorni – quando nelle edicole arriverà l’ultimo numero della serie – si aprirà un nuovo capitolo nel percorso espressivo di Leo Ortolani, libero  di sorprenderci mettendo il suo talento al servizio di storie differenti.

Nel frattempo, godiamoci fino in fondo il suo tragico e ridicolo Uomo-Ratto che, da vent’anni, fa flettere i muscoli facciali dei suoi lettori in salutari risate.

p.s.

Il Rat-Manologo D.O.C. Andrea Bramini sta curando per “Lo Spazio Bianco” un fantastico speciale dedicato al personaggio di Ortolani. Non perdetelo!