
Torno a occuparmi su queste pagine di Grandi Autori, la collana curata da Gaja Arrighini rinata un annetto fa con un’impostazione meno dispersiva e maggiormente improntata all’analisi puntuale e attenta di alcuni dei più grandi fumettisti che nei decenni hanno lavorato su Topolino e sulle varie testate disneyane.
A inaugurare il 2024 troviamo Luciano Bottaro, una scelta che non può che farmi felice: trovo che negli ultimi anni il Maestro di Rapallo sia stato ingiustamente trascurato dalle testate per appassionati, con l’eccezione di regolari comparsate su I Grandi Classici e su Almanacco Topolino nei quali, però, non potevano giocoforza esserci le condizioni per approfondimenti ad hoc sull’autore.
Qualche anno fa, tra l’altro, provai a colmare tale lacuna e a rendere giustizia a Bottaro in una puntata de Lo Spazio Disney LIVE, in compagnia di Davide Del Gusto:
https://www.facebook.com/68111677886/videos/3535224063206239
Certo, poi Panini ha ristampato in un volume per libreria il Ciclo Paperingio e ha proposto in due uscite di Topolino Gold la saga di Rebo, ma anche in quei casi – per quanto lodevoli – il focus era sugli specifici filoni e non tanto su Bottaro in senso ampio, come accadeva invece su I Maestri Disney.
Lo so, ricado sempre lì, ma sarebbe sciocco fingere che quella gloriosa pubblicazione non sia un caposaldo per l’editoria disneyana e un punto di riferimento imprescindibile per ogni nuovo tentativo di creare collane monografiche.

Così è anche per questa uscita: dopo l’editoriale che cerca di inquadrare l’artista nel giusto contesto e nel firmamento degli autori italiani, il primo articolo spiega efficacemente gli esordi di Bottaro anche nel fumetto umoristico in generale, non mancando parallelamente di individuare alcune delle opere più significative della sua produzione.
Il secondo pezzo si concentra sugli anni Sessanta ed espone in maniera chiara come in quel decennio il fumettista ligure si sia dedicato molto alla commedia, spesso in coppia con lo sceneggiatore Carlo Chendi, dedicando un paragrafo anche ai richiami filologici presenti nei disegni.
C’è poi spazio per un breve scritto sugli ultimi lavori bottariani prima della sua pausa da Topolino, a partire da fine anni Settanta, con un paragrafo incentrato sulla nascita del sodalizio artistico tra vari fumettisti rapallesi e della Mostra Internazionale dei Cartoonist, voluta da Bottaro e istituita proprio a Rapallo.
Infine ecco un prezioso articolo sugli anni Novanta e Duemila dell’artista, che oltre a segnare il suo ritorno in Disney dopo lunga assenza sono anche quelli della sperimentazione grafica più folle e lisergica.
A seguire, un ghiotto portfolio.

Ecco allora Paperone e la pensione ai poveri diavoli, una godibile avventura del 1961 nella quale la strega Nocciola fa vivere un’esperienza surreale al miliardario che ha cercato di ingannarla: le scene nella Paperopoli del futuro sono veramente suggestive e la caratterizzazione di Paperone risulta accattivante e vincente.
Segue una tripletta di avventure urbane e leggere: Zio Paperone e la costosa eredità, Paperino e la paleontologia e Paperino e il pranzo di lusso, tutte su testi di Chendi. Fresche e spassose, mostrano i paperi in grande spolvero in una versione genuina, dove senza il bisogno di orchestrare grandi trame danno il meglio di loro nella commedia di tutti i giorni.
In particolare La costosa eredità, nella quale Paperone si finge morto per sbolognare al nipote l’onere di un pagamento, ha una costruzione deliziosa e non priva di giustizia poetica. Il pranzo di lusso, invece, ha tutto il sapore e il ritmo dei cortometraggi animati e gioca benissimo la carta dell’escalation, con l’impossibilità da parte di Paperino e Paperina di trovare un ristorante senza che accada qualche disastro.

La prima, che esordì su I Maestri Disney come inedita, ha uno spunto molto esile che funge da mero pretesto per le fantasmagorie grafiche che sconvolgono magnificamente le tavole, mentre nella seconda l’autore mette un punto alla decennale diatriba tra Nocciola e Pippo, che si ostinava a non credere all’esistenza delle streghe: lo fa con una delicatezza e una sensibilità davvero sopraffine e notevoli, senza rinunciare ad alcuni deliri estetici che ho adorato.

Lunga vita a Grandi Autori, quindi!
Ottima analisi del volumetto, bravo!
Anch’io attendevo con ansia un volume dedicato a Bottaro, autore per il quale stravedo da quando mi sono appassionato al mondo Disney, e sono rimasto veramente soddisfatto di questo Grandi Autori, tanto che sicuramente lo consulterò spesso.
Secondo me le due vette più alte del volume si raggiungono con la riproposizione di Accadde a Paperopoli, che risulta veramente intrigante per le sperimentazioni grafiche, e con il portfolio finale, veramente di grande interesse.
In generale, tutti i redazionali sono veramente eccellenti e, come hai giustamente sottolineato, ci troviamo di fronte a un perfetto epigono dei Maestri Disney. Sono contento che in edicola ci possa essere una pubblicazione del genere anche al giorno d’oggi.
Ciao Tommaso, e benvenuto!
Sono lieto di sapere che condividi la mia opinione sull’albo bottariano, grazie per il “bravo” 🙂
La scelta di pubblicare “Accadde a Paperopoli” è sicuramente sopraffina, sia per l’aspetto prettamente artistico che per la sua assenza da qualunque volume dopo il debutto su “I Maestri Disney”; il portfolio è una sezione preziosa in questa collana che spero Davide Del Gusto e Gaja Arrighini riescano sempre a mantenere 😉
“Grandi Autori” si sta rivelando davvero una perla, una collana dalle caratteristiche quasi anacronistiche ma che spero possa avere vita quanto più lunga possibile, se mantiene questa qualità, questa impostazione e queste velleità.
Grazie per il commento e a presto!