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I Grandi Classici Disney #87 (marzo 2023)

28 Marzo 2023
Il nostro Bramo commenta il nuovo numero de “I Grandi Classici Disney”.

Bentornati su Lo Spazio Disney!

Il nuovo numero de I Grandi Classici Disney prosegue il mood impostato dalla redazione e dal curatore Pier Luigi Gaspa da alcuni mesi a questa parte: totale assenza di storie straniere – siano esse avventure da “10 e lode” a firma di grandi cartoonist, Carl Barks in testa, siano quelle chicche irristampate da decenni – e sommario completamente incentrato sulla produzione italiana, con una selezione orientata a storie medio-lunghe.
Questo porta a un problema formale ed estetico: l’indice appare povero a colpo d’occhio. Mentre in passato le brevi americane contribuivano a fare numero e rendere meno evidente il calo di foliazione che la testata ha conosciuto qualche anno fa, ora le “ristrettezze” si fanno evidenti, con una prima parte di numero composta da sole tre storie!

A dispetto di queste considerazioni generali, devo dire che sulla carta mi sembrava in realtà un buon albo: ben quattro opere di Michele Gazzarri, sceneggiatore che ha senso sia riscoperto in questa sede considerando che è sempre stato un po’ all’ombra di nomi più blasonati, e due di Rodolfo Cimino erano un ottimo biglietto da visita, insieme a una storia d’apertura che vantava un solide pedigree.
Topolino e la casa ariosa, di Guido Martina e Giovan Battista Carpi, è in effetti un buon modo di inaugurare il volumetto: avventuretta senza pretese con Mickey e l’amico Pippo alle prese con Gambadilegno e Trudy in versione rapitori di cani, si eleva nel modo in cui il Professore decide di mettere le pedine sulla scacchiera. Le strade dei personaggi si incrociano per una serie di coincidenze e non per una specifica indagine di Topolino, ad esempio, e questo rende la sceneggiatura piuttosto scorrevole, naturale e piacevole nella vicenda esposta. I disegni puliti e raffinati di Carpi, inoltre, impreziosiscono ulteriormente una storia che, nella sua semplicità, mantiene intatti diversi elementi di apprezzamento.
Potrebbe stupire vedere poi Zio Paperone e l’ametista di Battista, di un Giorgio Bordini autore completo (anno 1998), ma risulta invece una scelta a suo modo coerente: l’autore ha incamerato nei decenni precedenti quella che era la classicità nell’imprinting delle avventure di paperi, e lo ha riproposto in tarda carriera con un plot che ripesca certe dinamiche scarpiane – come tradisce l’uso di Brigitta e Filo Sganga – ma che va un po’ fuori binario nel presentare un elemento cardine della trama senza spiegarlo in maniera soddisfacente. Buono però il disegno.
Boccio invece Topolino e il buco nell’acqua, di Michele Gazzarri e Marco Rota: una storia piatta, sciapa, troppo lunga per quello che vuole raccontare e con Rota nella sua fase che meno apprezzo.

La Sezione Superstar si dedica alla botanica disneyana: dopo la sempre dotta dissertazione introduttiva di Gaspa, che spazia a destra e a manca nel tema di turno, al punto da riservare alle storie raccolte solo le ultime, risicate righe a disposizione, abbiamo alti e bassi nella qualità della proposta: pollice alto per Zio Paperone e le piante disinquinanti di Rodolfo Cimino e Alessandro Gottardo, perché in essa rivedo alcuni dei migliori e più genuini tratti della scrittura ciminiana, dalla semplicità di Paperino ai voli pindarici dello Zione che, inevitabilmente, si scontra con la propria ingordigia.

Sulla stessa falsariga le due avventure firmate da Gazzarri, La pianta dei dollari e Il convertitore agricolo, con Giorgio Bordini ai disegni della prima e Massimo De Vita alle matite della seconda: spunti simpatici che vengono sviluppati con garbo e un buon uso dei personaggi e della loro conflittualità, qui più contenuta rispetto ad altri eccessi di quel periodo. La pianta dei dollari contiene poi una morale interessante e veicolata senza risultare troppo pedante. Esteticamente sono entrambe più che buone, con un Bordini fortemente scarpiano e con punte di eccellenza nel lavoro di De Vita che tratteggia i paperi con mirabile eleganza e un tratto deliziosamente fine e brioso.

Pollice verso invece per Topolino e la giunga d’asfalto e per Zio Paperone e i dollari vegetali: nel primo caso Gazzarri scrive uno pseudo-thriller decisamente blando e poco coinvolgente, con il solito scienziato preda di manie di grandezza, e il tratto arcaico di Sergio Asteriti non aiuta il risultato finale. Per quanto riguarda I dollari vegetali, invece, Cimino espone una trama vagamente scombiccherata e che funziona poco, affossata dal segno di Giuseppe Perego che altro non fa se non rendere ancora più straniante il tutto.

A fine lettura esco forse con un’opinione meno felice di quella che ritenevo a scatola chiusa: resta una raccolta più che buona, beninteso, ma mancano storie in grado di farmi pensare con gioia convinta di aver comprato un bell’albo. Si tratta di opere scorrevoli nel migliore dei casi, che mi hanno anche strappato qualche risata e realizzate con robusto mestiere, anche nella gestione del cast, ma è sempre più chiaro che qualcosa sia cambiato rispetto al percorso dei Grandi Classici in essere fino a un annetto fa. Il periodo di assestamento sta durando forse un po’ troppo per essere considerato ancora come tale.
Vedrò come continuerà la parabola della testata nei prossimi tre numeri, prima di scendere dalla giostra con la novantesima uscita.

Andrea Bramini

Andrea Bramini

(Codogno, 1988) Dopo avere frequentato un istituto tecnico ed essersi diplomato come perito informatico decide di iscriversi a Scienze Umane e Filosofiche all'Università Cattolica del Sacro Cuore, dove a inizio 2011 si laurea con una tesi su "Watchmen". Ha lavorato per un'agenzia di pubbliche relazioni ed è attualmente impiegato in un ufficio.
Appassionato da sempre di fumetti e animazione Disney, ha presto ampliato i propri orizzonti imparando ad apprezzare il fumetto comico in generale, i supereroi americani, i graphic novel autoriali italiani ed internazionali e alcune serie Bonelli. Ha scritto di queste passioni su alcuni forum tematici ed è approdato su Lo Spazio Bianco nel 2011, entrando qualche anno dopo nel Consiglio direttivo.

3 Comments Commenta

  1. Ciao!
    Lascio anch’io il mio commento mensile ai GCD, ora che ho appena finito di leggere questo numero (anche se è già iniziato aprile!).

    In realtà per me non è un problema vedere un indice “povero” a colpo d’occhio, perché già in passato era capitato che ci fossero indici con 7 o 8 storie, ma ottime: ad esempio il GCD #66, con pezzi da 90 come “I guanti di Cagliostro” e “Zio Paperone pesca lo skirillione”, oltre ad altre storie godibili.
    Detto ciò, ho qualche riserva sul numero di marzo.

    La storia di apertura è secondo me la migliore del numero, per i motivi che hai detto tu. Questo giallo martiniano presenta dinamiche piacevoli e scorrevoli, costituendo un risultato pienamente godibile.
    Buona anche “L’ametista di Battista”, anche se presenta una vicenda che parte da un motivo già ampiamente sviluppato nel corso degli anni.
    “Il buco nell’acqua” è anch’essa una storia che per certi sensi sa di già visto: la struttura è la tipica “avviene un delitto-c’è di mezzo Gambadilegno-Gamba si dichiara innocente ma non viene creduto-piano per catturarlo”. Lo sviluppo è comunque godibile, ma a fine lettura non rimane molto.

    La sezione Superstar ha un tema interessante, ma avrei evitato di mettere vicine “I dollari vegetali” e “La pianta dei dollari”, perché questa vicinanza mette in risalto la ripetitività dei meccanismi narrativi delle due storie e marca la somiglianza tra le due trame annoiando un po’ nella lettura. Inoltre, se “La pianta dei dollari” gode almeno di un’idea originale (il vulcano) e di disegni simil-scarpiani piacevoli, “I dollari vegetali” è invece una delle storie peggio disegnate che abbia mai visto di Perego, che in qualche storia si salva.
    Comunque, la migliore della sezione è a mio parere “Le piante disinquinanti”, perché ha l’idea originale ed educativa (ma non pedantemente didascalica) delle piante-mangia smog, rappresentando però un Paperone senza scrupoli che è raro trovare in storie di Cimino.
    Divertente anche “Il convertitore agricolo”, anche se un po’ prevedibile nello sviluppo. Nulla di speciale invece “La giungla d’asfalto”, che nel titolo fa il verso al famoso film omonimo senza però riprenderne alcun elemento di trama.

    Un numero nella media, spero che la qualità prossimamente si alzi un po’.

    • Cara Korinna, condivido le tue osservazioni sull’albo: qualcosa nella selezione lascia un pochino a desiderare, in effetti…
      Grazie come sempre per aver voluto passare a lasciare il tuo pensiero!

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