
Nella cover, Barbara Gordon è impaurita, in balia del mostro, che le appare da dietro con una pistola in mano. Un chiaro riferimento alla celebre storia di Alan Moore, The Killing Joke, in cui Barbara viene brutalizzata dal folle clown. Pochi minuti dopo la pubblicazione in rete, si sono scatenate polemiche così grandi che Albuquerque in primis, e di conseguenza la DC Comics, hanno deciso di ritirare la cover. Da qui in poi, si sono scatenate impressionanti discussioni sulla rete, che hanno visto coinvolti tutti, dai fan agli autori statunitensi (da G. Willow Wilson a Gail Simone, da Kurt Busiek a Patrick Zircher).
Le posizioni sono molteplici: la cover viene aspramente criticata perché ritorna su un evento traumatico della giovane Batgirl proprio adesso che il suo fumetto è indirizzato verso atmosfere più positive e più solari. Barbara Gordon è di nuovo vittima, è di nuovo sottomessa, ancora una volta una donna ha la peggio nel fumetto supereroistico. Un passo indietro, un insulto alla sua evoluzione, quando già nell’immediato periodo successivo a quella storia, Barbara (allora nota come Oracolo) aveva intrapreso la strada del recupero della propria forza, sicurezza e dignità. Per molti anche un errore di marketing, dato che le nuove atmosfere sono state create per attrarre un diverso pubblico, soprattutto femminile, che potrebbe trovarsi a disagio davanti all’immagine.
Ma c’è anche chi difende la cover a spada tratta, scagliandosi contro la ce
Leggendo tutto questo, ci si chiede chi abbia ragione e chi torto. Quando si dice che la verità, o la ragione, sta nel mezzo, spesso si dice una cosa saggia. Ci sono punti critici che il sistema dei comics americani non ha ancora superato, come l’immagine che emerge delle donne e degli abusi che subiscono (spesso per colpire il protagonista maschile), la sessualità e la violenza esasperate e legate in maniera indissolubile. Ma è anche vero che il mainstream statunitense sta affrontando questi problemi: sono tanti fumetti che offrono immagini di donne forti, decise, consapevoli, dei veri modelli da seguire o con cui identificarsi (da Wonder Woman alla Vedova Nera, da Batgirl a Ms. Marvel). Si affrontano i temi del maschilismo (anche in TV, basti pensare ad Agent Carter), degli abusi e della sessualizzazione dei supereroi. Insomma, mai come oggi la discussione su molti di questi temi è attiva e ci sono autori e lettori molto più consapevoli.
Però, di tanto in tanto scoppiano dispute come queste, che nascono per voglia di stupire, di scandalizzare, per far sfogare le persone in battaglie isteriche, in cui si deve per forza affermare il proprio pensiero su quello degli altri, oppure, come pensano in molti, sono solo funzionali a far vendere e parlare di più di una serie. Pensate al casino che è successo con la realizzata fatta da Manara per Spider Woman, o alle recenti polemiche di Erik Larsen e J. Scott Campbell sui nuovi costumi delle supereroine.
Resta un fatto: un hashtag, oggi come oggi, può cambiare intere politiche editoriali, può far ritirare cover, o far eliminare attrici da un film (Amazing Spider-Man 2 docet). Gli editori dimostrano debolezza, scarsa consapevolezza artistica e commerciale, incapacità di portare avanti le proprie idee, senza dare nemmeno modo di sviluppare un dialogo per capire chi critica e per affermare la validità delle proprie scelte, in nome del “politically correct” a oltranza.
Ma un atteggiamento del genere non può far contento chi dissente e più in generale chi cerca di articolare una discussione ampia su temi importanti. Non si riesce a creare una piattaforma di riflessione seria, con toni decisi ma sereni, non si riesce mai a guardare a tutte le posizioni con rispetto, interesse e spirito critico. Tutto è sommerso da reazioni a caldo, non sempre ragionate, spesso eccessive, anche da parte di molti opinionisti e persone del settore, da cui ci si aspetterebbe più equilibrio, nonché da parte di tutti quelli che non perdono occasione per far esplodere la polemica e schierarsi in una delle due fazioni, nella peggior tradizione del fandom ultras.
Insomma, oggi vige il potere dell’hashtag, del commento che “vive veloce e muore giovane”. Domani la polemica sarà un’altra, oggi il Joker torna a casa senza capire cosa gli sia successo. E non ride nessuno.
