Poche settimane fa abbiamo chiesto a Susanna Scrivo di offrirci un suo contributo per la rubrica Essential 11, stilando un elenco di undici fumetti a tema LGBT che fosse utile a orientarsi in questo micromondo delle nuvole parlanti. Ci siamo rivolti proprio a lei perché Susanna, oltre a essere una studiosa della cultura giapponese ed esperta di fumetto orientale, è anche autrice del saggio Nuvole e arcobaleni – Il fumetto GLBT (Tunuè, 2009). È una “che ne sa”, insomma.

Nella sua lista troviamo indicati, con le relative motivazioni, capisaldi come V for Vendetta e più recenti proposte editoriali come Strangers in Paradise, manga come Love My Life e Liar Lily, successi di vendite come Il Blu è un colore caldo e un solo fumetto italiano, Acqua storta. L’elenco è parziale, di fumetti a tema da consigliare ce ne sarebbero molti altri e per farsene un’idea basta fogliare le nostre pagine virtuali alla ricerca di qualche recensione, approfondimento, segnalazione. Sono tutte opere che hanno qualcosa da offrire non solo sul piano artistico, ma che fanno bene alla causa, informano, sensibilizzano, contribuiscono all’abbattimento di tabu, si sforzano di non ricadere in quegli cliché che nel corso del tempo hanno costretto la comunità LGBT in una enclave culturale deleteria per la rivendicazione di diritti civili fondamentali.

A contribuire allo sdoganamento di un tema che fino a non molti anni fa era visto con una certa pruriginosa curiosità e con un politicamente scorretto umorismo, ci ha pensato – per volare alto – anche DC Comics, che il 6 maggio scorso ha pubblicato una clip di sette minuti con cui ha ripercorso oltre 60 anni di storia LGBT nei suoi fumetti, che hanno spesso mostrato una sensibilità spiccatamente gay-friendly.
Dal primo bacio tra due personaggi dello stesso sesso, che ha sancito il coming out di Lanterna Verde, all’arrivo di un protagonista transgender e bisessuale, Alysia Yeoh, fino a una serie dedicata alla supereroina lesbica Batwoman ((Della quale l’editore ha però contadittoriamente censurato il matrimonio con la compagna Maggie, più volte annunciato e poi cancellato dalla continuity, comportando le dimissioni degli autori J.H Williams e W. Haden Blackman)). Così DC Comics ha tracciato la storia dei personaggi gay che sono comparsi sulle sue tavole e ha voluto celebrare il mese dell’orgoglio omosessuale che trova il suo culmine il 17 maggio nella Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia.
E prima ancora di DC Comics è toccato a Marvel ospitare sulle proprie pagine e in tempi non sospetti il coming out di un supereroe, Northstar: correva l’anno 1992 ed era il numero 106 di di Alpha Flight, e solo a distanza di vent’anni esatti il supereroe è convolato a nozze con il compagno Kyle Jinadu, un evento che ha occupato la copertina del numero 51 della collana Astonishing X-Men. Il personaggio non è tra quelli di maggior spicco della Casa delle Idee, ma tra i suoi autori può annoverare nomi del calibro di John Byrne.

A Northstar si è poi aggiunta una coppia gay all’interno della compagine degli Young Avengers, quella composta da Hulkling e Wiccan, per non parlare delle rivelazione giunta nell’aprile scorso secondo cui anche l’Uomo Ghiaccio (alias Bobby Drake) sia omosessuale, stando almeno alla lettura del pensiero operata da Jean Grey nel numero 40 di All-New X-Men.
Una spinta verso questi temi arriva al panorama fumettistico americano ed europeo attraverso la più consolidata tradizione nipponica, che sin dagli anni ‘70 ha dato ampio spazio a relazioni amorose tra ragazzi e ragazze protagonisti di shōnen’ai, yaoi e yuri, sottogeneri del manga in forte ascesa sopratutto a partire dagli anni ‘90.
In antitesi con il generale sentore comune che applica, se non una netta discriminazione, per lo meno una certa prudenza nei confronti del tema dell’omosessualità, il fumetto e gli editori italiani sono schierati in favore di una sensibilizzazione dei lettori sin dagli anni ’80, con titoli come Spray Liz o Legs Weaver, i lavori di Mabel Morri, e con la pubblicazione, su linus e poi con Kappa Edizioni, delle dissacranti storie sull’universo gay scritte e disegnate dal tedesco Ralf König.
König dimostra con il suo lavoro che un fumetto umoristico e a tratti boccaccesco ed esplicito può avere la capacità di influenzare il mutamento sociale e contribuire a considerare l’omosessualità un fenomeno perfettamente naturale, oltre che sensibilizzare gli stessi lettori alla pratica del sesso sicuro, argomento questo ricorrente nelle sue strisce e nelle storie più lunghe.

Ma se lo scopo di un autore non è eguagliare le eccellenze fino a qui citate ma solo avvicinarsi ai temi LGBT, diventa quanto mai semplice cadere in cliché di cui sopratutto il cinema è foriero e che si sono consolidati nell’immaginario collettivo, fino a distorcere l’immagine dell’omosessuale (specie uomo, dato che di lesbismo si parla ancora poco, argomento occultato fra le pieghe – duole ammetterlo – delle fantasie di ancora molti maschi eterosessuali): un individuo in difficoltà di fronte alla repressione dei propri desideri sessuali, incapace di esprimere il proprio modo di essere in maniera differente dalla reiterata promiscua pratica del sesso, colorato ed eccessivo negli atteggiamenti sino a sfiorare il ridicolo. In poche parole, per molti un omosessuale è alla costante ricerca di avventure carnali e riesce a dimostrare interesse verso l’altro solo ed esclusivamente con avance sessuali.

Va da sé che nulla è più lontano dalla realtà, se parliamo di grandi numeri. È impossibile identificare una intera categoria di individui basandosi sugli atteggiamenti sopra le righe o particolarmente marcati di pochi: saremmo in presenza di uno stereotipo e di un pregiudizio.
Eppure, per parlare di omoaffettività nel fumetto sembra non ci sia nulla di più semplice che farlo associandola al sesso, per strappare un click, un like, suscitare l’interesse di un editore o la risata di un lettore scadendo nel triviale. E non ci sarebbe nulla di male, perché il teatro classico e commedia dell’arte – volendo azzardare improponibili paragoni – sono pieni di esempi di comicità sboccata che gioca sulle allusioni al sesso e ammicca alle più basse esigenza corporali dell’uomo e della donna.
Un fenomeno questo che negli ultimi anni si è andato diffondendo sia nel fumetto italiano che in quello straniero, sia su carta che in storie pubblicate sul Web, che nasce appunto come escamotage per ottenere visibilità, ma che abbassa inevitabilmente la qualità generale del prodotto finale.
Ma questi fumetti così divertenti e popolari cosa fanno rispetto alla causa LGBT? Le sono utili in qualche modo o sono deleteri? Mentre in Bangladesh solo ora viene pubblicato il primo fumetto che racconta la storia di una giovane donna che scopre di essere lesbica in un Paese a forte impronta islamica e particolarmente repressivo nei confronti dell’omosessualità ((Si intitola Dhee, ed è il primo fumetto nazionale che ha per protagonista una lesbica, lanciato dal network Boys of Bangladesh, che si occupa di promuovere e tutelare i diritti civili degli omosessuali nel paese.)), in Italia (nazione con una tradizione religiosa di stampo cattolico, omofobica, su cui grava il peso di un buco legislativo che viola qualsivoglia normativa in fatto di diritti umani) fa bene raccontare le storie con protagonisti dei gay che reiterano incessantemente un cliché?

È una domanda a cui è difficile rispondere. Chi legge non voglia pensare a un intento censorio, a un tale attaccamento ai temi dei diritti umani da parte di chi scrive che giustifichi un tentativo di limitare l’altrettanto sacrosanto diritto alla risata, o i fatti di Parigi del 7 gennaio 2015 sarebbero archiviati come questioni di cronaca locale.
Fare dell’ironia, sdrammatizzare il peso di anni di lotte per la rivendicazione del diritto all’esistenza (perché di questo si tratta) che hanno condotto a processi, dibattiti parlamentari, incarcerazioni, pestaggi, omicidi, suicidi, è più che giusto. Specie se di autoironia si tratta, specie se gli autori di storie così leggere e a tratti scurrili sono parte integrante di quell’universo in lotta. Ciò che è scorretto è l’alimentazione volontaria o involontaria di uno stereotipo (nel quale, va detto, in molti si sentono al sicuro e che scientemente tendono per questo a riprodurre), l’incapacità di inserire in tanta comicità un momento di riflessione se non perfino di denuncia, l’ignorare che di omoaffettività si può parlare non solo in riferimento alla ricerca spasmodica di un approccio sessuale, ma anche di una vicinanza affettiva, anche nell’ottica di una quotidianità che veda coinvolti amici e familiari. Tutto questo nel solco di quella normalità che da un lato, quello degli omofobici, viene richiesta come condizione necessaria a omologarsi e integrarsi nel tessuto sociale, e dall’altro, quella di chi viene considerato “diverso”, è vista come ovvia condizione naturale di cui si rivendica il riconoscimento.
Non è infatti difficile immaginare come un lettore che abbia già consolidati pregiudizi, leggendo dei fumetti di questo tipo, divertenti ma privi di un messaggio più profondo e diretto, possa vedere confermata l’idea che aveva in partenza di queste strane creature riunite sotto l’oscuro acronimo di LGBT. E questo nonostante vengano proposti, da una sorta di pubblicità ingannevole, come opere che contribuiscono a sensibilizzare verso la tolleranza e l’affermazione dei diritti civili. Cosa che di fatto non sono.

Tornando alla domanda iniziale, questo genere di fumetto fa bene alla causa oppure no? Abbiamo detto che la risposta è complessa, o quanto meno articolata. Per semplificare potremmo dire che la bontà di un fumetto umoristico LGBT sta, come in tutte le cose, nell’occhio di chi guarda, anzi di chi legge. Se sia sufficientemente divertente o ben disegnato è una questione di secondaria importanza in questo contesto, mentre se possa avere un qualche valore sociale è assai probabile che la risposta al quesito sia negativa, ma la parola finale, come sempre, spetta ai lettori.