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Lucca Comics & Games 2015, un punto di vista alternativo

16 Dicembre 2015
La sezione dedicata ai Games della Lucca 2015 mostra come la voglia di racconti e narrazione sia ancora molto forte nei ragazzi e negli adulti.
Copertina del libro di Licia Trosi "Nashira" (di Paolo Barbieri)
Copertina del libro di Licia Trosi “Nashira” (di Paolo Barbieri)

Questo anno, dopo che per tanti anni in occasione del Lucca Comics & Games ho passato tutto il mio tempo confinato nei padiglioni dedicati alla parte Comics, sono finalmente riuscito a buttare un occhio al settore Games. Lungi da me il voler leggere questo lato della convention come qualcosa di poco meritevole o “da bambini”, anzi. Era solo, come sempre, una questione di tempo e priorità.

Questo anno il miracolo è stato colpa, o merito, di quell’anima candida di Gipi, al secolo Gianni Pacinotti. Regista, scrittore, illustratore, fumettista. E, ovviamente, creatore di giochi di carte.

Il suo gioco Bruti era stato proposto nel 2015 attraverso una piattaforma di crowdfunding: complici il fatto che le card sono illustrate da Gipi stesso e la fiducia nella sua arte da parte di chi lo ha apprezzato nelle sue precedenti avventure, il crowdfunding ha raggiunto il 272% della somma necessaria arrivando al raggiungimento dell’obiettivo in pochissimo tempo.

Il padiglione dei Games era, per alcuni, solo il posto dove poter ritirare la scatola con il gioco; io ero uno di questi alcuni.

Un rapido giro iniziale mi ha sollecitato alcune riflessioni che ho provato a mettere in ordine nella mia mente e che mi hanno dato una visione piuttosto ottimistica del padiglione, della Fiera e del mondo dell’entertainment in generale.
Ho seguito il percorso, dall’entrata all’uscita del padiglione, dove era sistemato il bar esterno, riportando una sensazione di compiutezza, senso, interesse, quasi euforia, con la quale ho successivamente affrontato i padiglioni dedicati al fumetto.

All’entrata ho girato fra vari giochi da tavolo e di ruolo, ai tavoli dove gli standisti, ma anche già qualche ragazzo appena entrato, stavano giocando. Il gioco da tavola e più avanti nella passeggiata, di ruolo, appassiona e appassionerà sempre moltitudini di persone perché, dando dei riferimenti (genere, regole, talvolta durata) permette a chi partecipa di costruire la propria avventura (fosse anche una partita di calcio simulata).

Poco più avanti, ho trovato stand nei quali venivano venduti manuali di gioco e veri e propri compendi enciclopedici dedicati agli stessi; inutile dire che le copertine e le illustrazioni dei manuali, essendo giochi frutto di grandi investimenti e studi anche sulla parte grafica, erano strabilianti e realizzate da illustratori di prim’ordine (il nome Paolo Barbieri, per puro campanilismo, serve ad aprire e chiudere il discorso). Ancora proseguendo, ho incrociato stand di illustratori che presentavano i loro portfolio e le loro opere in stile fantasy, in perfetta linea con il punto in cui mi trovavo (giochi di ruolo).

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Arrivato allo stand del gioco Bruti, ho potuto trovare le tavole del fumetto realizzato da Gipi (un manuale a fumetti – oltre a quello “canonico” presente all’interno della confezione) appese all’interno dello stand, in mostra. Proprio lì, quasi al centro dello stand, si stavano incrociando diverse linee editoriali dell’entertainment: il fumettista, scrittore e regista che dava vita a un gioco per il quale illustrava le carte e un manuale di gioco a fumetti.

Si proseguiva con lo stand Mondadori, dove i volumi dei bonelliani Luca Enoch e Roberto Recchioni (il secondo romanzo di Dragonero e Ya) continuavano la commistione, appoggiandosi alla poderosa presenza di altri volumi dedicati al fantasy e all’avventura (il nome Licia Troisi dovrebbe, anche in questo caso, aprire e chiudere il discorso). Prima di uscire si riusciva a passare attraverso una serie di stand dedicati ai giochi per consolle e computer, che sublimavano quanto raccolto in precedenza: è palese come in questo settore vi siano investimenti – qui davvero molto importanti -, partecipazione alla narrazione in prima persona dell’utente, grafica poderosa frutto di team creativi di primo piano, studio di scenari e preparazione di possibili avventure da vivere.
Il tutto in un contesto apparentemente logico e consequenziale.

Foto (c) Cecilia Randall
Foto (c) Cecilia Randall

La parola d’ordine non detta e non scritta era “narrazione”; più che nei vari padiglioni dedicati al fumetto, dove l’eterogeneità degli editori, comunque tutti lì per proporre però lo stesso prodotto, i fumetti, non restituisce una sensazione di omogeneità.

La narrazione è quella che, in un gioco da tavola o di ruolo, i giocatori creano, seguono, apprezzano (e di cui hanno bisogno dopo, quando sentiranno la voglia di tornare a giocare); la narrazione è quella scritta nei manuali e nelle enciclopedie, illustrate con perizia dai migliori illustratori italiani e stranieri. La narrazione è quella fantastica, prodotta e proposta da tantissimi editori, che riempie con i suoi autori e i suoi libri (da Maze Runner a Harry Potter) gli scaffali delle librerie di tutto il mondo, chiedendo ai teenager di appassionarsi alle vicende di loro coetanei e seguirli nelle loro avventure.
La narrazione è quella che si crea nel videogioco, dove gli autori si impegnano a darti scenari e personaggi che tu devi far vivere con le tue scelte.

Tutto questo crea un vortice di interesse e di attenzione nelle giovani generazioni, affascinate, ancora, da tutto quello che è avventura e possibilità di viverla (sia in maniera attiva che passiva).
Non esiste (provare per credere alcuni giochi di ruolo o videogiochi) un contesto che non susciti l’attenzione, un argomento “vecchio” o una ambientazione storica “vecchia”. Se il videogioco, il libro, il gioco di ruolo funziona, allora può essere ambientato nel presente, nel futuro o ai tempi dell’antica Roma, e venderà facendo divertire gli utenti.

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Tutto questo viene realizzato, nei mondi rappresentati dagli stand in questo padiglione, con grande impegno sia economico che artistico (sia per la parte narrativa che quella grafica); impegno ben ripagato dall’attenzione del pubblico.

Se qualche appassionato di fumetti si sta ancora chiedendo se è giusto avere un padiglione Games in una fiera di fumetti allora, evidentemente, non riesce a cogliere il bene che questo può portare. Avere decine di migliaia di persone che si nutrono di “narrazione” e avventura non può essere altro che un fatto positivo, l’importante è riuscire a convogliarne l’attenzione verso un prodotto a fumetti.

Copertina del gioco di ruolo di Dragonero (di Paolo Barbieri)
Copertina del gioco di ruolo di Dragonero (di Paolo Barbieri)

Gli intrecci con Bruti di Gipi, con Dragonero e Ya, anche con il tentativo di riproduzione a fumetti dei libri della Troisi, sono piccoli e iniziali tasselli di questo tipo di commistione alla quale si può puntare.
Ragazzi (e adulti) abituati alla narrazione di un gioco di ruolo o di un videogame (che mischia ovviamente una parte narrativa con una grafica di qualità) sono potenziali fruitori di qualità di un fumetto. Che sia, magari, anch’esso di qualità.
Il volume sempre crescente dei dati di vendita dei giochi di ruolo e di videogames non può e non deve intimidire gli editori a fumetti; non v’è competizione fra un videogioco e un fumetto. Piuttosto, se i numeri sono quelli che sono, vi deve essere commistione per fare in modo che gli utenti di uno possano esserlo anche dell’altro tipo di entertainment. Se si riesce in questo, probabilmente il fumetto non può che giovarsene.

Questo pensiero, alla fine, mi ha fatto tornare ai “miei” padiglioni a fumetti con la speranza di vedere quanto prima tanti dei ragazzi che avevano “bigliettato” solo per i “Games” appropinquarsi nella “mia” zona per sbirciare qualche fumetto.
Dandomi qualche speranza per un futuro meno asfittico per il mondo del fumetto in Italia, magari anche grazie alla narrazione e all’avventura declinate in altri generi di entertainment.

Detto questo, spero di riuscire a muovermi anche in altre zone durante la prossima Lucca, considerando seriamente la possibilità che siano quelle dove ci si può beare della presenza delle cosplayers. E no, non è un refuso.

Davide Occhicone

Davide Occhicone

(Napoli, secolo scorso) Giornalista pubblicista, già nei primi anni novanta partecipa alla realizzazione di varie riviste (Flex, Elektra Magazine) e monografie edite dalla Tornado Press, nel "momento" boom delle fanzine dedicate al fumetto. Appassionato lettore di fumetti italiani e stranieri, con una predilezione di fondo per il fumetto "d'avventura" classico e di "intrattenimento", non riesce tuttavia a liberarsi dall'interesse per volumi che trattano di vicende storiche spesso molto dolorose del passato (anche recente). Continua a dedicare parte del suo tempo libero al fumetto, nonostante il lavoro a la famiglia (sposato dal 2006, è padre di Arianna dal gennaio 2009 e di Laura dal gennaio 2011) ne reclamino la presenza. Quello che scrive viene raccolto anche qui.
Ha pubblicato su "Il Fumetto" (Ed. Anafi), "Schizzo" (CFAP), "Fumettomania", "Scuola di Fumetto", "Fumo di China". Dal 2003 collabora a Lospaziobianco.it occupandosi nello specifico di interviste e recensioni/articoli. Nel 2009 vede la luce il libro "Lezioni di Fumetto: Bruno Brindisi", una intervista esclusiva al disegnatore per la omonima collana della Coniglio Editore. Collabora saltuariamente con il sito www.campaniasuweb.it. Dal 2013 al 2015 collabora con il sito www.postcardcult.com. Dal dicembre 2015 torna a collaborare con Lospaziobianco.it. Scrive per il Corriere della Sera (Corriere del Mezzogiorno), Città Nuova (www.cittanuova.i)

"Lezioni di Fumetto: Bruno Brindisi"

Email: davide[at]occhicone.com

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