Secret Wars1

Secret Wars: la libertà del lettore-esploratore

13 Giugno 2016
Secret Wars è stato un evento grande, fatto di alti e bassi, ma che ha offerto a ogni lettore un pezzetto di mondo dove sentirsi a proprio agio.

253f12355ec1cf99d6590b79017df190Maggio ha visto la conclusione di uno degli eventi più importanti della storia di Casa Marvel, ovvero Secret Wars.

Un crossover la cui mini principale è stata un successo di pubblico e critica, con vendite importanti e recensioni entusiastiche. Un lettore affezionato come me si è lasciato coinvolgere e trasportare totalmente dalla storia come poche volte gli era successo negli ultimi anni, grazie a uno sceneggiatore a una coppia di artisti di assoluta qualità, che mi hanno accompagnato in un mondo di avventura e epica, di discussioni filosofiche e battaglie memorabili, di emozioni e divertimento. E apparentemente non sono stato l’unico ad esserne impressionato.

Simone Rastelli, che dopo anni è tornato a leggere fumetti di supereroi con una regolarità e una sistematicità che hanno messo in ombra la mia smania da completista, ha confessato di essere tornato ragazzo grazie alle miniserie collegate all’evento: “Compro questi fumetti senza aspettative, mi lascio sorprendere e mi sta bene così“.

La stessa sensazione l’ho avuta parlando con il mio rivenditore di fiducia, Roberto, che ha constatato un sensibile incremento di vendite degli albi Marvel, acquistati sia da nostalgici che volevano vedere cosa succedeva nella nuova “Era di Apocalisse” o in “Futuro Imperfetto“, sia da nuovi lettori attratti dalle copertine fiammeggianti di “Ghost Riders” e “Shang-Chi“, con un buon successo di vari titoli “minori”.

E allora ho iniziato a chiedermi del perché di questo grande successo, di un entusiasmo raro nell’era dei crossover semestrali. EvilMonkey, nel pezzo scritto per Fumettologica, individua la causa in quella guerra segreta che infiamma ogni lettore di supereroi e di fiction in generale, la battaglia eterna “tra la nostra pulsione mai sopita verso il gettarsi a capofitto in universi tanto entusiasmanti quanto sfiancanti e i reali mezzi messi a Secret_Wars-Secret-Lovenostra disposizione“.

Sebbene non sia d’accordo sulla sua visione un po’ riduttiva di Hickman come di un bambino con a disposizione una infinita scatola di Lego, dato che lo scrittore si è concentrato sulla storia principale e su pochi personaggi, portando a conclusione trame e discussioni filosofiche costruite in dieci anni con ferrea determinazione e controllo (quasi) assoluto, concordo su un punto magari banale ma fondamentale: la scoperta di mondi nuovi e sconfinati è ciò che guida la scelta e l’interesse di ogni lettore, che lo riporta a una condizione di stupore e curiosità primigenia, quasi infantile.

Anche se in seguito lo spirito critico può prendere il
sopravvento, all’inizio di ogni storia un lettore (di supereroi e non) è pronto a farsi trasportare nel mondo delle meraviglie, a sospendere la propria incredulità, sperando in una storia divertente e emozionante. Il grande pregio nella progettazione di Secret Wars è stato quello di creare tantissimi mondi, capaci di attrarre i lettori più svariati, scardinando per qualche mese ogni traccia di continuity e lasciando un po’ più di libertà creativa agli autori.

Ovviamente questa libertà espressiva non è sinonimo di qualità: varie miniserie sono poco o per nulla riuscite, come ad esempio quelle legate a Hulk o agli X-Men, in cui si distingue solo l’eccentrica ma innocua E come Exintizione, scritta con energia e idee ma senza prospettiva chiara da Chris Burnham, rispettoso del lavoro del collega e amico Grant Morrison.

Anche le serie legate all’Uomo Ragno si sono distinte per una qualità molto limitata, soprattutto l’attesissima Renew your vows, che si è risolta in una storiella di supereroi immersi una pesante e irritante atmosfera anni ’90. Ma accanto a miniserie appannate e prive di ambizione, ci sono state molte storie che hanno introdotto elementi non comuni nella narrazione recente di casa Marvel, cercando si spaziare in generi un po’ meno consueti.

BATTLEBOARD

Con Secret Love si è assistito a un ritorno al fumetto d’amore anni ’50 riadattato ai tempi moderni, 1872 di Duggan e Virella ha offerto un western crudo e spietato, Master of Kung-Fu di Blackman e Talijic ha fatto respirare il clima dei film di kung fu e wuxia prodotti dalla Shaw Brothers Ltd o della kung-fu exploitaiton statunitense degli anni ’80, Ghost Riders (Smith, Gedeon) e M.O.D.O.K. Assassin (Yost, Pinna) hanno presentato storie adrenaliniche, spettacolari la prima e sostanzialmente folli la secondo, accomunate da abbondanti elementi horror.
Un titolo come Weirdworld di Aaron e del Mundo ha riportato alla luce un mondo perduto della storia Marvel, composto da bizzarri personaggi e una dose abbondante di avventura fantasy, mentre Ennis e Braun, con Where Monster Dwell, hanno creato una storia irriverente, caustica, a tratti satirica, unendo fumetto di guerra ad esplorazione preistorica, omaggiando i film dedicati ai mostri giganti, come Godzilla o King Kong, e i fumetti degli anni ’70 ispirati a questo tema.

Ma Secret Wars non è stato solo un evento incentrato sul divertimento e l’azione sfrenata: storie come Gli ultimi giorni di Ms. Marvel, Silver Surfer e Ant-Man hanno offerto momenti emotivamente intensi e commoventi, rallentando il ritmo delle storie per concentrarsi sull’intimità dei personaggi. A queste possiamo aggiungere l’inaspettato Marvel Zombies, una delle miniserie migliori dell’evento, scritto da Simon Spurrier e disegnato da Kev Walker: la storia è  una profonda riflessione sul tema della paternitàe delle responsabilità, la storia di un’infanzia rubata e della capacità di perdonare senza combattere, che completa un discorso complesso, articolato e non scontato sui supereroi che l’autore inglese ha affrontato in tutte le opere scritte per la Marvel (X-Men:Legacy, X-Science e X-Force).

Tra alti e bassi, storie più o meno riuscite, battage pubblicitari  e strategie commerciali, strizzate d’occhio ai nostalgici, conservatorismo e innovazione, Secret Wars è stato un evento costruito con una visione d’insieme ragionata e con un occhio ai progetti futuri, un tentativo di raccontare in maniera nuova vecchi personaggi. Ha offerto a ogni lettore la possibilità di scegliere uno spicchio di mondo da esplorare, senza remore e costrizioni di continuity.

Viaggi nella fantasia durati una manciata di numeri, abbastanza per concedere un momento di meraviglioso abbandono anche a coloro che hanno perso o abbandonato da tempo quella guerra tra una passione infinita e un tempo limitato.

Emilio Cirri

Emilio Cirri

Nato a Firenze una mattina di Gennaio del 1990, cresce dividendosi tra due mondi: quello della scienza e quello dell'arte. Si laurea in Chimica e sogna di fare il ricercatore. E nel frattempo si nutre di fumetti e spera di poterne sceneggiare uno, un giorno. Il primo amore della sua vita è Batman, amico fedele dei lunghi pomeriggi passati a giocare in camera sua. Dai supereroi ha piano piano esteso il suo campo di interesse fumetto, sia esso italiano, americano, francese, spagnolo o giapponese. Nel tempo che non dedica ai fumetti, guarda film e serie tv, scrive recensioni e piccole storielle, e forse un giorno le pubblicherà su un blog o in qualche altro modo.

Commenta

Your email address will not be published.

Are you human? Please solve:Captcha


Ultimi articoli

Sergio Bonelli

Caro Sergio…

19 Febbraio 2025
Lettera ideale a un grande editore che riusciva a essere anche un grande compagno di strada per i suoi lettori. Cosa resta
Go toTop