Lombroso, reload.

Lombroso, reload.

Il 17 giugno è uscita per Bonelli la versione da libreria de “Il Cuore di Lombroso” di Davide Barzi e Francesco De Stena, uscita in edicola sempre per Bonelli nella collana de “Le Storie”, da poco conclusa col numero 100. La storia a fumetti è identica, salvo una minima retcon, funzionale a un altro episodio in lavorazione ma – come di consueto per le versioni dei fumetti Bonelli pensati per la varia – il volume è arricchito da un interessante apparato redazionale, su cui merita spendere qualche parola.

Sulla storia in sé confermo quanto scrissi per la versione da edicola, che si può trovare qua:

Il Cuore nero di Torino batte ancora: Lombroso e De Amicis secondo Barzi e De Stena – Come un romanzo (lospaziobianco.it)

Una considerazione che mi viene da aggiungere, a posteriori, è una curiosa sincronicità che allora non avevo considerato: nello stesso 2017 la Bonelli aveva portato, sempre su Le Storie, un altro accademico detective ambientato nell’Ottocento italiano, Mercurio Loi di Alessandro Bilotta. All’inizio del secolo e nella Roma papalina, invece che alla fine del secolo e nella Torino sabauda: ai due estremi del Risorgimento, potremmo dire, sotto il profilo spaziale e temporale, come cornice storica.

 

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A parte questo, non vi sono particolari connessioni o derivazioni – in nessuno dei due sensi – tra il solare Mercurio e Lombroso, tranne il gioco letterario di fondo, di tradizione vastissima, quello di trasporre certi stilemi sherlockiani, adeguandoli, al contesto italiano. I due personaggi sono antipodici come i loro ambienti: dubbioso e metafisico Mercurio, positivistico e assertivo Lombroso (che è oltretutto di partenza un personaggio storico reale).

Gianmaria Contro elabora una bella dissezione del personaggio partendo dalla dissezione del cadavere lombrosiano, avvenuta nella Torino del 1909. Il pezzo, al solito accurato e preciso, è una utile cornice che mette in evidenza anche una certa giustificata presa di distanza dal Lombroso reale. Curiosamente, il volume esce in un momento in cui la figura di Lombroso è di nuovo messa in discussione, all’interno di un più generale processo di revisione della cultura occidentale (vedi, ad esempio, qui).

Conoscendo i tempi di lavorazione editoriale, risulta impossibile pensare a un instant book calcolato, ma a suo modo il dibattito sull’opportunità di un museo intitolato a Lombroso – polemica tutt’ora non sopita, anche dopo che Dario Franceschini, ministro alla cultura, ha respinto le richieste di chiusura del museo – come quello torinese renderà nei prossimi anni questo volume non privo di un suo interesse attuale.

 

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In qualche misura, è un portato del gusto di Barzi per il lavorare – con un lavoro di documentazione non solo minuzioso e ricco, ma sempre criticamente penetrante – su autori un qualche modo “proibiti”, laterali al canone, come De Amicis (qui citato ampiamente, poiché Lombroso indaga su un caso connesso ai personaggi di “Cuore”), altrove Guareschi e Chesterton, di cui ho parlato su questo blog e altrove (vedi qui per alcuni articoli).

Una dimensione che non ho sottolineato nel pezzo precedente, e che mi pare almeno curioso da evidenziare, è come Lombroso sia un autore, in qualche modo, di rilievo anche nella genealogia del fumetto italiano. Paola Lombroso, infatti, figlia dell’autore, fu l’ideatrice del “Corrierino dei Piccoli” con cui nasce il fumetto italiano, nel 1908, e che inevitabilmente riflette anche la mentalità colonialista dell’epoca (c’è un notevole saggio al proposito, a cura di Laura Scarpa: vedi qui).

Il pezzo forte dei materiali d’espansione del volume è il dietro le quinte curato da Barzi stesso, in cui indaga la genesi della storia (una prima idea è del 2001, un primo sviluppo risale al 2010).

 

amore

 

Barzi presenta, in modo interessante, i temi-chiave della sua opera: la scelta non solo di autori “liminali”, ma anche di luoghi di questo tipo: il carcere, il manicomio, le case d’appuntamento. La chiave di accesso a Lombroso diviene così la decostruzione del personaggi – a lui coevi – di De Amicis, di cui Barzi coglie il “lato oscuro”. La disamina di Barzi del suo lavoro è gustosa e puntuale, e consente una seconda lettura ben orientata dell’opera. Aggiungo che questo “lato oscuro” in fondo era già presente in origine, in De Amicis, che decostruì lui stesso Cuore nel suo “Amore e ginnastica” e ne “La maestrina degli operai”. A sua volta, il lavoro di Comencini, citato anche da Barzi come una sua fonte di amore giovanile per i personaggi, è una decostruzione al vetriolo sotto la patina dell’omaggio (ne ho scritto qui).

Le potenzialità narrative di Lombroso – detective oscuro già nel nome – sono decisamente ricche, specie nelle mani di un autore come Barzi (ma naturalmente, dovessi volare con la fantasia, avrei in mente anche altri nomi bonelliani, non solo già citati in questo articolo: magari torinesi, perché no). Vedremo se in futuro ci potrà essere un qualche ritorno del personaggio. Per intanto, consiglio a chi fosse interessato al tema di recuperarsi questa versione libraria.