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La metamorfosi di Kafka, secondo Kuper

5 Dicembre 2023
L’8 dicembre Tunuè riporta in libreria e fumetteria “La Metamorfosi” di Peter Kuper, celebre trasposizione fumettistica del notissimo capolavoro di Franz Kafka. L’adattamento appare nella traduzione di Elena Dardano, con lettering e impaginazione di Paola Cannatella, nella collana “Prospero’s Books” e con una dedica “ai Gregor Samsa di tutto il mondo”.     Si tratta di una pubblicazione importante, come testimonia anche il fatto che Peter Kuper sarà a Roma, a Più Libri, Più Liberi, per presentare questa edizione italiana. Il lavoro appare decisamente curato: la traduzione di Dardano è efficace nel rendere l’angosciosa claustrofobia dei pensieri samsiani, mentre il

L’8 dicembre Tunuè riporta in libreria e fumetteria “La Metamorfosi” di Peter Kuper, celebre trasposizione fumettistica del notissimo capolavoro di Franz Kafka. L’adattamento appare nella traduzione di Elena Dardano, con lettering e impaginazione di Paola Cannatella, nella collana “Prospero’s Books” e con una dedica “ai Gregor Samsa di tutto il mondo”.

 

 

Si tratta di una pubblicazione importante, come testimonia anche il fatto che Peter Kuper sarà a Roma, a Più Libri, Più Liberi, per presentare questa edizione italiana.

Il lavoro appare decisamente curato: la traduzione di Dardano è efficace nel rendere l’angosciosa claustrofobia dei pensieri samsiani, mentre il lavoro di Cannatella risulta meritorio per aver operato in un lettering tutt’altro che semplice, data la disposizione scalena di testi e disegni che costituisce il punto di forza del fumetto di Kuper. Il loro lavoro di mediazione risulta quindi prezioso nel mediare quest’opera al lettore italiano.

 

I “Rarebit Fiend” di McCay (1904).

 

La breve introduzione, firmata da Kuper, stesso presenta i tratti salienti dell’opera, e il rapporto a distanza che istituisce tra Kafka e il fumetto. Kuper rievoca come nel 1904, otto anni prima della Metamorfosi, Windsor McCay realizzasse il suo Dream of the Rarebit Fiend, una striscia sull’Evening Post, in un bianco e nero rigoroso e fortemente contrastato (come sarà quello di Kuper), dove un personaggio finisce intrappolato in un mondo surreale, svegliandosi nell’ultima vignetta per ripromettersi di non mangiare più il formaggio Rarebit, origine di tali incubi. Kuper coglie il dialogo “a distanza” tra queste due opere, in cui diviene centrale il tema novecentesco del sogno e dell’incubo. Certo, McCay, nella tradizione allora percepita “leggera” del fumetto, chiude il viaggio onirico con un “risveglio” apparentemente rassicurante. Ma il tema rimane comune, come la loro attualità.

 

 

Peter Kuper è indubbiamente tra i maggiori fumettisti internazionali. Il fumettista americano, nato nel 1958, si avvicina già nei primissimi anni ’70 alla scena underground con la sua fanzine, Phanzine; negli anni ’80 si afferma nella scena del fumetto professionale, e oltre alle opere più underground si collega al graphic journalism documentando nel suo libro ComicsTrips (1992) i viaggi in Africa e sud-est asiatico.

La sua strip “Eye of the Beholder” fu la prima ad apparire regolarmente sul New York Times, mentre “Stop Forgetting To Remember: The Autobiography of Walter Kurtz” è una intensa autobiografia romanzata a strip, dal 1995 al 2005. Il fumetto “Rovine” è quello che gli vale il Premio Eisner, l’Oscar del fumetto, nel 2016; da noi l’autore è stato premiato al Boscarato.

 

 

In parallelo a questa produzione autonoma dall’opus kafkiano, Kuper avvia il suo lavoro su Kafka, cominciando con l’adattamento di alcuni primi racconti nel 1995, nella raccolta “Give it Up!”, per poi passare nel 2003 a questo “La Metamorfosi”, tornando più volte negli anni nei dintorni del grande autore praghese (l’ultima nel 2018).

Lo Spazio Bianco aveva recensito qui questa sua opera già nel 2008, ovviamente, mentre l’anno scorso avevo avuto modo di parlare su questo spazio dei racconti kafkiani più brevi (vedi qui); mentre in generale il tema kafkiano è uno di cui mi sono più volte occupato in questo blog sull’adattamento letterario a fumetti (vedi qui).

L’occasione di questa riedizione mi è quindi preziosa per aggiungere alcune considerazioni.

Questo lavoro di Kuper su Kafka costituisce infatti uno studio sull’originale particolarmente raffinato nella resa. Kuper difatti certo riparte anche da McCay e da un certo umorismo del fumetto delle origini (soprattutto, è ovvio, quello in bianco e nero dei quotidiani più che le coloratissime Sunday Pages), ma con uno stile che richiama la xilografia, tecnica di incisione antica che, però, ha avuto una particolare vitalità nell’era dell’espressionismo, negli anni ’10 del ‘900 dove si concentra anche la produzione letteraria originaria di Kafka.

 

Frans Masereel

In particolare, è significativo che l’incisione xilografica abbia dato origine a una tradizione di “romanzi muti” costituiti solo di una raccolta di incisioni, strutturati come opere d’arte sequenziale. L’autore più celebre è l’olandese Frans Masereel. Il tema è quasi sempre legato al grande tema novecentesco dell’Inetto, schiacciato dalla famiglia, dalle relazioni, dalla società; tema che troverà in Kafka, ovviamente, il suo esponente più iconico.

L’opera di Masereel crea, in quegli anni, il primo nucleo di un “fumetto maturo” come quello che rinascerà negli anni ’90 / 2000 con il grande fiorire della Graphic Novel (e, naturalmente, con molte esperienze in mezzo che in qualche modo li collegano, sia pure irregolarmente) in cui possiamo collocare anche, ovviamente, le opere di Kuper.

 

Lynd Ward

I libri di Masereel e soci (come l’americano Lynd Ward) non venivano letti al tempo come fumetti, ma l’influenza del fenomeno è altamente probabile; più evidente è il parallelo con il cinema espressionista tedesco, che – ovviamente con altre tecniche – vede una grande fioritura negli stessi anni postbellici.

L’abilità di Kuper è di partire da questo segno e interpretarlo in una linea magistralmente personale, perfettamente adatta ad esprimere l’angoscia che trasuda dalle pagine di Kafka con una espressività che guadagna dall’inserimento di un tratto più cartoonesco, più fedele anche alla lunga tradizione di “losers” del fumetto, dall’Happy Hooligan (1900) di Opper in poi.

 

 

La recitazione dei volti e dei corpi è, giustamente, enfatica, muovendosi in scenografie a volte essenziali, quando occorre dare maggiore risalto alla tragicità di una scena, talvolta invece accurate e dettagliatissime quando occorre evocare con precisione l’angustia fisica e psicologica di quell’interno piccolissimo borghese in cui si consuma la tragedia dello scarafaggio protagonista.

Il montaggio della tavola è estremamente libero, utilizzando talvolta una struttura tradizionale, talvolta la splash page, spesso però anche tavole dalla forma totalmente libera, seguendo linee di sviluppo non ortogonali che enfatizzano il movimento nervoso che pervade le varie vignette.

 

 

Insomma, quello di Kuper non è un semplice adattamento, ma un omaggio profondo che, solo tramite lo scavo profondo sul segno, con una rara consapevolezza, crea un perfetto omaggio a uno dei più grandi e ineludibili autori del ‘900.

Concludo come al solito questa presentazione dell’opera con la sua spendibilità didattica, che è in questo caso oggettivamente massima: l’opera più iconica di Kafka, l’autore più significativo sul piano europeo della crisi novecentesca, trasposto in un lavoro che ne coglie in profondità l’essenza, con le connessioni radicali alla storia del medium.

In un istituto d’arte, in particolare, questa pubblicazione di Kuper potrebbe essere l’occasione per rinforzare la biblioteca di istituto in varie direzioni: con volumi di Masereel e Ward, da un lato, McCay, Opper e il fumetto delle origini dall’altro, e ovviamente altri volumi di Kuper, quelli kafkiani e rovine. E, ovviamente, l’opera di Kafka e studi critici sull’autore, probabilmente già presenti in una buona biblioteca, così come dall’altro lato studi sull’espressionismo tedesco in arte e al cinema. L’opera di Kuper, per la ricchezza del lavoro effettuato, potrebbe essere un ottimo punto di partenza per uno studio ad ampio raggio.

 

 

 

Lorenzo Barberis

Lorenzo Barberis

Nato a Mondovì nel 1976, laureato in Lettere a indirizzo artistico presso l’università di Torino (2000), insegna italiano e storia alle superiori. Scrive per Culture Club 51, la rubrica di cultura del settimanale di Mondovì L'unione monregalese. Il suo blog personale è, dal 2008, fumettismi.blogspot.com. Si occupa di arte visiva, letteratura e fumetto e del rapporto tra i tre ambiti; con Wundergammer.com (2010-2012) ha anche partecipato a un esperimento seminale di critica d’arte del videogame. Collabora al progetto CuNeoGotico (2013-2016), dove ha curato i testi del catalogo per la parte relativa al fumetto, e al progetto DKMO della casa editrice Il Girovago, per cui ha realizzato la prefazione alla parte letteraria del volume. Per il blog network de Lo Spazio Bianco cura dal 2016 il blog Come un romanzo, dedicato al rapporto tra fumetto e letteratura.

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