01 Copia

La Fallaci a fumetti

11 Febbraio 2023
Su questo blog “Come un romanzo”, come noto, mi occupo del rapporto tra letteratura e fumetto, con una particolare attenzione alla scena italiana e alla prospettiva didattica, da prof di lettere delle superiori. Mi è già capitato più volte di osservare come gli adattamenti a fumetti di opere di autrici, o biografie di autrici, siano relativamente rari, confermando una relativa emarginazione dal canone: e se per i secoli più antichi può dipendere anche da un minore (anche se non nullo) numero di nomi, per ‘800 e ‘900 vi sono diversi autori che si possono recuperare.     Ho accolto quindi

Su questo blog “Come un romanzo”, come noto, mi occupo del rapporto tra letteratura e fumetto, con una particolare attenzione alla scena italiana e alla prospettiva didattica, da prof di lettere delle superiori. Mi è già capitato più volte di osservare come gli adattamenti a fumetti di opere di autrici, o biografie di autrici, siano relativamente rari, confermando una relativa emarginazione dal canone: e se per i secoli più antichi può dipendere anche da un minore (anche se non nullo) numero di nomi, per ‘800 e ‘900 vi sono diversi autori che si possono recuperare.

 

 

Ho accolto quindi con interesse questo volume, recentemente uscito per Rizzoli, e dedicato alla figura di Oriana Fallaci, trasposta a fumetti. “Oriana, una donna libera”, è il titolo completo, e gli autori sono lo sceneggiatore Giuseppe Galeani, docente di lettere, e la disegnatrice Paola Cannatella, marito e moglie. I due hanno già lavorato insieme sulla biografia di Maria Grazia Cutuli, nel 2011, per Rizzoli Lizard, giornalista italiana assassinata in Afghanistan il 19 novembre 2001, mentre indagava sulla presenza locale di Al Quaeda. Nel 2017, per Beccogiallo, sui testi di L.S.Battaglia, la sola Cannatella ha realizzato “La sposa yemenita”.

Si evidenzia quindi negli autori una scelta per ora netta per il graphic journalism, con nuclei tematici diversi ma, per certi versi, comunicanti, anche nell’indagine di figure femminili. Dalla dedica in premessa, inoltre, si percepisce un rapporto personale intenso dei due autori con l’autrice, che pone l’opera come un omaggio voluto e non opera “di commissione”: cosa che si riflette nella cura che emerge dal volume.

 

 

 

Il volume si presenta infatti fin da subito come rilevante, corposo, nelle sue 316 pagine in grande formato che permettono di indagare con cura la figura dell’autrice. Una riscoperta che, probabilmente in modo casuale dati i tempi di lavorazione di un fumetto (e ancor più un romanzo a fumetti di queste dimensioni), si colloca in un momento almeno in potenza molto felice per il suo successo: con il primo governo nettamente di destra, senza qualificazioni, salito al potere in Italia, la Fallaci è vista come oggetto di un possibile recupero (a partire dalle parole del ministro della cultura Sangiuliano, che ha parlato però piuttosto di una nuova fiction RAI).

 

 

Quest’opera, va detto, si qualifica per un approccio classico, rigoroso e quindi non fazioso alla figura della Fallaci. Seguendo uno schema classico tra quelli possibili di una biografia d’autore, presenta la stessa scrittrice come narratrice delle sue vicende.

Una cornice iniziale e finale ci mostra la Fallaci nel corso della sua prova di italiano all’esame di maturità, racchiudendo in questo episodio, come si vedrà alla fine significativo, tutta la sua produzione. Tuttavia, subito dopo, a inizio del volume ci appare il suo cartoon (vagamente caricaturale rispetto al segno più naturalistico che troveremo nel racconto, con la testa più grande del corpo e una recitazione più accentuata) colto nella Fallaci ormai anziana, che poi ripercorre con noi lettori tutta la sua storia, raccordandola col suo voice over.

 

 

In questo modo, è tutta la vicenda dell’autrice a esser ripercorsa, e non solo la parte finale del suo lavoro a cui è rimasta, volenti o nolenti, maggiormente legata nell’immaginario collettivo, ovvero i veementi pamphlet scritti dal 2001 in poi, la “Trilogia della Fallaci” con un violento j’accuse contro il terrorismo di matrice islamica. Quest’aspetto viene narrato, nella sede inevitabilmente importante della chiusura del testo, e non viene affatto minimizzato: ma nemmeno enfatizzato, e raccordato, in generale, con tutta la sua esperienza biografica e di autrice, che muove le sue esperienze a partire dalla sua adesione alla Resistenza, come staffetta partigiana di Giustizia e Libertà, in una famiglia nettamente antifascista, che prosegue in posizioni coerenti a quella visione liberale progressista. Anche se, forse, proprio a partire dalla assoluta libertà di visione rivendicata dalla Fallaci, un primo dissidio con l’immaginario di sinistra avviene con “Lettera a un bambino mai nato”, che è una riflessione critica sull’aborto.

 

 

Il focus è inoltre, correttamente, su una Fallaci che si vuole prima di tutto scrittrice e solo in un secondo momento giornalista, anche se è questa dimensione che la porta alla fama e le apre la strada della scrittura.

L’impostazione di tavola si mostra fin da subito molto ampia e ariosa. Di base, possiamo cogliere il modulo “francese”, con una griglia che vede quattro strip di tre vignette nella tavola (di per sé, la tavola francese, nel formato rivista, è un po’ più ampia del formato di questo volume); ma tale impostazione è usata con grande libertà e, appunto, ariosità, con vignette separate spesso da ampi margini che lasciano un abbondante “spazio bianco” .

 

 

Il segno è preciso e minuzioso, con una “ligne claire” piuttosto personale, non particolarmente debitrice di quella francese se non, in generale, per la scelta di un tratto sottile, di volti realistici ma piuttosto stilizzati in un ambientazioni per il resto piuttosto dettagliate e naturalistiche. La scelta è efficace per un romanzo a fumetti che, pur in una narrazione romanzata e non puramente giornalistica, segue comunque una finalità anche di correttezza divulgativa sulla biografia dell’autrice, piuttosto che una rilettura totalmente libera.

Una scelta particolare è quella della colorazione, per cui, come evidente fin dalla copertina, non si sceglie né il colore né il bianco e nero puro, ma una mezzatinta che fonde i toni del grigio con quelli del rosso, talvolta alternate a qualche tenue sfumatura di giallo. Si tratta di una scelta che soffonde tutto il testo di un certo gusto antichizzato, rimandando a quegli anni ’40-’50 in cui si avvia la vicenda. Salvo del resto le pagine finali, in cui si ricostruisce il nuovo ruolo della Fallaci post-2001, il grosso delle vicende si spinge fino ai confini dei primi anni ’80, un’era di giornali in bianco e nero che viene, in qualche modo, analogicamente evocata da questa scelta.

 

 

 

L’ampiezza del racconto permette di indagare, come si è detto, nel dettaglio le vicende della Fallaci, rendendo questa biografia a fumetti un buon viatico a una prima conoscenza dell’autrice. Ciò permette anche di inserire con una certa dovizia di dettagli le opere dell’autrice, presentate con la copertina e spesso alcune pagine salienti (così come appaiono anche stralci dei suoi più celebri interventi giornalistici). Ne emerge, appunto, l’affresco di una grande scrittrice – grande scrittore, come avrebbe rivendicato la Fallaci, che preferiva il maschile (come evidenziato anche nel volume) – in grado al contempo di tener giornalisticamente testa ai grandi della terra del suo tempo in interviste suadentemente impudenti da cui ricavare poi un loro ritratto anche impietoso: da Dalì a Kissinger, da Khomeini a Gheddafi.

 

 

Insomma, un volume che permette un primo approccio all’autrice al lettore di fumetti che ne fosse curioso; o per l’appassionato della Fallaci intrigato da questo nuovo punto di vista sulla scrittrice. Data la sua fedeltà al dato biografico e storico, si presta bene anche a un utilizzo didattico, magari come spunto di ulteriori approfondimenti.

Su questo, però, sarà da vedere l’evoluzione futura riguardo all’inserimento nel canone scolastico dell’autrice: se da un lato, “da sinistra” (per semplificare) c’è una giusta tendenza a voler includere un numero maggiore di autrici nel percorso delle superiori – numero oggi spesso confinante con lo zero – questo è bilanciato da una spinta “da destra” (il detto intervento di Sangiuliano di cui parlavamo all’inizio) che mira a integrare nel canone scolastico autori ritenuti più vicini alle proprie idee – anche se, come detto, la vicinanza della Fallaci è molto relativa, e quasi limitata alle pur rilevanti posizioni post-2001 – oltre a riscrivere, a volte con soverchio entusiasmo (si veda la polemica sul “Dante di destra”) il canone consolidato precedente.

 

 

Le due spinte si sommeranno – favorendo una canonizzazione dell’autrice – o vedranno una reciproca elisione? Solo il tempo potrà dirlo. Per intanto, questo volume segna una importante tappa fumettistica (passaggio a mio avviso meno minore di quanto potrebbe pensare il mondo letterario più tradizionale) della riscoperta e valorizzazione di Oriana Fallaci.

 

Lorenzo Barberis

 

Lorenzo Barberis

Lorenzo Barberis

Nato a Mondovì nel 1976, laureato in Lettere a indirizzo artistico presso l’università di Torino (2000), insegna italiano e storia alle superiori. Scrive per Culture Club 51, la rubrica di cultura del settimanale di Mondovì L'unione monregalese. Il suo blog personale è, dal 2008, fumettismi.blogspot.com. Si occupa di arte visiva, letteratura e fumetto e del rapporto tra i tre ambiti; con Wundergammer.com (2010-2012) ha anche partecipato a un esperimento seminale di critica d’arte del videogame. Collabora al progetto CuNeoGotico (2013-2016), dove ha curato i testi del catalogo per la parte relativa al fumetto, e al progetto DKMO della casa editrice Il Girovago, per cui ha realizzato la prefazione alla parte letteraria del volume. Per il blog network de Lo Spazio Bianco cura dal 2016 il blog Come un romanzo, dedicato al rapporto tra fumetto e letteratura.

Commenta

Your email address will not be published.


Ultimi articoli

589943511 1806824933541521 6489711665499962481 n (1)

Guareschi, progressista ma non troppo

10 Dicembre 2025
Il nuovo volume di "Don Camillo a fumetti" di ReNoir ci presenta nella maggioranza delle novelle un Guareschi "conservatore progressista". Tranne in
Go toTop