
Continua con questa nuova uscita la bella collana che NPE ha voluto dedicare nel 2022 a Franco Caprioli, uno dei massimi disegnatori italiani della sua epoca. Una collana che si aggiunge a quelle dedicate a Dino Battaglia, Sergio Toppi, Attilio Micheluzzi, Gianni De Luca, Sergio Tisselli e Ivo Milazzo, grandi maestri che al pari di Caprioli hanno segnato una grande stagione del fumetto italiano.
Quest’opera, ma in generale la produzione di Caprioli, è di particolare interesse per questo blog, che si occupa del rapporto tra letteratura e fumetto. Caprioli infatti ha da sempre prediletto i temi marinareschi (la collana si è aperta col suo “Moby Dick”) e in particolare gli adattamenti verniani.
Tra le opere della collana di NPE, pubblicate o da pubblicare, si segnano molti titoli verniani come “Michele Strogoff” + “I violatori del blocco” (sceneggiatura di Renata Gelardini); “Un capitano di quindici anni” (sceneggiatura di Claudio Nizzi); “L’isola misteriosa”, di Jules Verne (sceneggiatura di Claudio Nizzi, di cui ho parlato qui). Caprioli si era insomma quasi specializzato in questo Verne marinaresco, che costituisce uno dei nuclei centrali della sua produzione.
Nello specifico, “I figli del capitano Grant” (in francese Les Enfants du capitaine Grant: voyage autour du monde) è un romanzo di avventura pubblicato nel 1867 da Verne costituisce il primo capitolo di una trilogia che prosegue con Ventimila leghe sotto i mari, forse il più celebre romanzo verniano, e si conclude con L’isola misteriosa. Il romanzo fu pubblicato dapprima a puntate sulla rivista letteraria francese Magasin d’Éducation et de Récréation dal 20 dicembre 1865 al 5 dicembre 1867; il 23 giugno 1868 fu pubblicato in un volume triplo dall’editore Hetzel.
La trasposizione è quindi interessante per vari motivi. Oltre al segno iconico di Caprioli, che ha in quest’opera il suo ultimo, incompiuto lavoro, come diremo, questo fumetto è uno dei lavori di uno sceneggiatore spesso misconosciuto del fumetto italiano, benché importantissimo.
Roudolph, il più noto pseudonimo di Raoul Traverso (Genova, 1 gennaio 1915 – Roma, 1 gennaio 1993) fu infatti uno dei più importanti e meno indagati sceneggiatori del dopoguerra. Il suo lavoro inizia collaborando al Vittorioso, nel 1948, con una storia disegnata da Caesar, fino agli anni ’60, quando come molti autori “vittoriosi” passa al Giornalino, dove si distingue per gli adattamenti letterari di classici dell’avventura, in primis appunto quelle di Verne.
La sua opera principale è la sua Trilogia Shakespeariana (La tempesta, Amleto, Giulietta e Romeo, 1975-1976) illustrata da Gianni De Luca. La fama – relativa – di De Luca purtroppo ha offuscato il ruolo di Roudolph, anche in virtù del fatto che l’aspetto più noto di questa trilogia, la resa sorprendente dello spazio scenico nel fumetto, è attribuito al solo disegnatore.
Come noto infatti De Luca vi introduce il suo classico stilema di immagine ripetuta, ripresa dagli autori rinascimentali, per rendere il movimento nello spazio teatrale; espediente poi ripreso anche in altre opere non-teatrali dell’autore, come Paulus. Sarebbe forse da indagare se e che ruolo ha avuto Roudolph nella genesi di uno stilema che, tuttora, condiziona il fumetto a livello anche internazionale.
Questo fumetto venne per la prima volta pubblicato per la prima volta a puntate su «Il Giornalino», n. 14 – 21, Edizioni San Paolo, aprile – maggio 1974. Dopo la prematura scomparsa di Caprioli, avvenuta a Roma l’8 febbraio del 1974, le successive ultime sette tavole delle
54 complessive di quest’opera a fumetti furono completate dal maestro Gino D’Antonio (Milano,
16 marzo 1927 – Milano, 24 dicembre 2006). Si tratta quindi di un’opera preziosa, il testamento spirituale dell’autore.
Franco Caprioli (Mompeo, Rieti, 5 aprile 1912 – Roma, 8 febbraio 1974) è del resto indubbiamente uno dei grandi del fumetto italiano, che negli anni ha consolidato uno stile personale immediatamente riconoscibile, reso iconico dall’accurato uso del puntinismo.
Per «Audace» di Gianluigi Bonelli pubblicò nel 1938 “La perla nera”. Nel 1940 sul
«Topolino» della Mondadori uscì il suo lungo racconto sui Mari del Sud “Fra i canachi di Matareva”, che ebbe un influsso probabile anche su Hugo Pratt, forse il massimo nome del fumetto italiano e anch’egli grande cantore di avventure marinaresche.
Anch’egli, come Roudolph e quasi tutta una generazione di autori, passò poi nel 1970 dal Vittorioso al Giornalino, interrotto da una morte prematura.
Anche l’autore che completa l’opera, Gino D’Antonio (Milano, 16 marzo 1927 – 24 dicembre 2006), è un autore iconico del fumetto italiano. Anch’egli emerso dalla fucina del Vittorioso, negli anni ’50, per poi passare anche in Bonelli, oltre che al Giornalino. In Bonelli realizzò quello che è ritenuto il suo capolavoro, la monumentale Storia del West pubblicata in 73 volumi mensili (da
lui scritti e in parte disegnati, poi con altri disegnatori) da giugno 1967 a dicembre 1980, che costituisce un’opera di svolta dal western immortale del Tex delle origini (1948) al “nuovo western” anche in Bonelli, di cui un punto di arrivo importante è poi il Ken Parker di Berardi e Milazzo (1974).
Dell’opera si può apprezzare quindi, come chiarisce anche la bella prefazione di Gianni Brunoro, la cura minuziosa e certosina per i dettagli, cesellati in tavole precisissime in cui ogni aspetto è colto con la maggior filologia possibile, dalle architetture, alle navi, all’abbigliamento, secondo la passione di Caprioli per il dettaglio geografico e antropologico. Il tutto senza compromettere una leggibilità scorrevole dell’opera, che resta godibilissima, in una griglia molto classica (secondo le esigenze anche della testata committente) ma di grande dinamicità grazie alla elegante variazione di piani e inquadrature.
Insomma, un volume prezioso, che va ad aggiungere un tassello pregiato a una collezione meritoria, per riscoprire un autore fondante dell’adattamento a fumetti italiano.






