Don Camillo a fumetti arriva al capitolo venti

Don Camillo a fumetti arriva al capitolo venti

L’adattamento di Don Camillo a fumetti curato per ReNoir da Davide Barzi giunge a una nuova cifra tonda, il numero 20 della serie. La copertina, in un iconico bianco e nero, è a firma prestigiosa di Gabriele dell’Otto, e interpreta molto bene i due protagonisti. La finezza è che richiede uno sguardo attento per cogliere cosa realmente sta accadendo: e di come un Don Camillo dall’aria serafica stia boicottando per l’ennesima volta lo stentoreo comizio di Peppone.

 

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Un gusto per il dettaglio coerente con lo stile accurato di Davide Barzi e della sua squadra di collaboratori e disegnatori, che non si smentisce nemmeno in questo ventesimo capitolo della saga a fumetti, che come al solito segue in modo fedele le storie guareschiane, e che in quest’albo inanella diverse storie iconiche del personaggio.

 

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“Il bullo” – dove il protagonista del racconto, “il Mericano”, ha coerentemente il volto di un Alberto Sordi forzutissimo (“Un americano a Roma” è di due anni dopo, del 1954) – è una nota disfida attorno all’Ercole Farnese che campeggia al centro del paese di Don Camillo ad opera di tre Ercole moderni: il Mericano, Peppone e Don Camillo stesso. Una sfida titanica ben resa dai disegni di Enza Fontana, al suo riuscito esordio sul personaggio, che dona ai protagonisti la giusta possanza fisica, e coglie la caricaturalità comica del racconto nelle loro espressioni. Guareschi, da abile narratore qual è, non si limita a replicare una classica disfida muscolare che spesso intercorre tra i due protagonisti, stavolta con terzo incomodo: ma mescola da par suo le carte nel prosieguo della storia, e Barzi è abile a star dietro alle giravolte (letterali) della statua e della storia con la solita riuscita dell’effetto comico traslato a fumetto.

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Fumettisticamente, è curioso che dal personaggio di Ercole (nel dipinto del 1480 del Pollaiolo) deriva la prima, ultra-iconica, cover del personaggio, nel 1938. In qualche modo, Peppone, Don Camillo e il Mericano dimostrano che, superpoteri di Kripton a parte, sono degni contraltari italiani del forzuto capostipite dei Super, il vero “Mericano” per eccellenza.

 

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“Ritorna il 1922” usa il carnevale di Busseto – che Guareschi amava – per il ritorno di Dario Camoni, la “pecora nera” fascista del passato di Don Camillo e Peppone – entrambi, ciascuno a suo modo, antifascisti – sotto il regime. Figura ricorrente, che anche qui diviene protagonista di un altro tipo di “triello”, uno stallo alla messicana tra fucili spianati e olio di ricino, già trasposto anche nei film (con una classica infedeltà nella chiusa finale, non so se approvata da Guareschi, ma che trovo abbastanza stridente con la sua scrittura consueta del Cristo).

https://www.youtube.com/watch?v=rDZUbVC8RKo

Italo Mattone rappresenta con efficacia l’azione concitata della contrapposizione tra i tre, e ci offre anche un sempre interessante flashback sulle avventure del giovane Don Camillo, nelle scene del passato assenti nel film e invece qui ricostruite.

 

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La terza storia, “La banda”, è quella del titolo, e richiama nelle vicende la storia di Giuseppe Cantoni, fondatore della tradizione del liscio conosciuto e apprezzato dal suo grande contemporaneo, Giuseppe Verdi. Eugenio Martani, direttore del concerto Cantoni, ricorda nella bella prefazione il rapporto che lega il Concerto Cantoni a Guareschi, dal 1988, con il concerto “Buon compleanno Giovannino!” che si tiene a Fontanelle ogni primo maggio.

 

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Come spiega giustamente Maurizio Carnago nelle note introduttive da lui curate (per tutti i racconti del volume), questa è una storia perfetta per l’adattamento al fumetto, perché la resa visiva permette di rievocare la magia, quel “passaggio dal realistico all’onirico nel giro di uno spazio bianco”. Due autori si alternano nella resa di passato e presente: Marco Villa per il piano temporale dell’oggi di Don Camillo, e Tommaso Arzeno per il passato, reso anche con felliniane, sognanti splash page acquerellate, espediente raramente usato nella griglia fitta del Don Camillo di Barzi, ma proprio per questo di grande impatto quanto appaiono, come qui, a ragion veduta. La citazione visiva dei Blues Brothers è riuscita ed azzeccata, mentre il Falchetto in questa storia, suonatore di clarinetto che alla fine viene riconosciuto come suo erede dal Marchese, nonostante l’astio politico, ricorda da vicino un Dylan Dog biondo (notorio suonatore, l’indagatore dell’incubo, del clarinetto qui ancora chiamato, come avveniva nei ’50, clarino).

 

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Chiude il poker di storie “Mai tardi”, disegnata da Riccardo Randazzo, all’esordio sul personaggio. Personalmente trovo questa una delle storie più complesse di Guareschi, che ha anche (come ricorda il figlio Alberto nella sua prefazione) un elemento personale rielaborato dall’autore in quei quaderni conservati gelosamente dal padre nonostante il rapporto apparentemente solo conflittuale col figlio.

In verità, quest’elemento del sangue che non è acqua (da tutte e due le parti, nonostante il conflitto e forse, nell’ottica guareschiana, anche proprio per questo) non risolve la storia, ma si interseca anche col tema, ricorrente in Guareschi, di un rapporto ossessivo, viscerale con la terra, che nei contadini ricchi diventa fissazione feroce, quasi ferina (e qui, nel padre, pienamente animalesca). Guareschi, borghese povero e anticomunista viscerale, non risparmia spesso uno sguardo severo sul patriarcato agrario dei Filotti e simili, e in questa storia (ben colto da Barzi e Randazzo) c’è questo tema di un rapporto famigliare malsano condizionato dalla “roba”. Viene in mente, naturalmente, Verga, ma anche, da piemontese, il Fenoglio della “Malora”, il Pavese di “Insonnia”, che similmente hanno indagato questo tarlo tra le dolci colline delle Langhe, in questo non dissimili dalle ubertose terre padane.

L’abilità di Guareschi – narratore popolare ma anche molto più raffinato di quanto gli si conceda – è lasciare allo sguardo del lettore decidere se il destino di Carlo (che, in una raffinata resa dei volti da parte di Randazzo, finisce per assomigliare progressivamente al padre nell’espressione torva) è un bene o una maledizione. Barzi e Randazzo riescono a mantenere questa “apertura” della storia, con la consueta fedeltà al testo. Bello il riproporsi delle vignette di impostazione simile sul podere, sempre più grande col passare del tempo, e riuscita anche la resa della madre, resa nel suo classico, lirico patetismo guareschiano senza però ingentilirne l’aspetto di donna provata dal duro lavoro dei campi (una sfida non facile, specie in questo caso per il disegnatore, dato che il racconto originario si giova della sobrietà descrittiva tipica di Guareschi, che lascia al lettore immaginarsela in modo più o meno sfumato).

 

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Chiude il volume una rassegna di omaggi che uniscono il mondo di Guareschi a quello di Giuseppe Verdi, realizzati da Giampiero Casertano, Adriano Fruch (l’immagine sopra), Roberto Lauciello, Elena Pianta e Luca Salvagno.

L’occasione è la raccolta fondi per i restauri della parrocchiale San Michele Arcangelo a Roncole Verdi, paese natale del compositore, nonché luogo in cui Guareschi si stabilì tornato nelle sue terre dopo gli anni milanesi e dove ancora oggi si trova l’archivio gestito dai suoi eredi. La chiesa, in cui Verdi aveva imparato a suonare l’organo, è al momento inagibile: con questi omaggi i disegnatori corrono in aiuto del “vicino di casa” del Mondo Piccolo. I disegni originali saranno battuti all’asta nei prossimi mesi, in presenza o online a seconda delle condizioni sanitarie. Per restare aggiornati, seguite i canali social di ReNoir Comics e il sito www.salviamolachiesadiverdi.it.

Don Camillo a fumetti 20 è disponibile sul sito www.renoircomics.it e sarà in libreria, fumetteria e store online dal 30 giugno 2021.

 

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Don Camillo a fumetti 20 – La banda

AA.VV.

ReNoir Comics, 2021

112 pagine, brossurato, bianco e nero – 12,90 €

ISBN 978-88-6567-245-7