Calvino, il motel dei fumetti incrociati

Calvino, il motel dei fumetti incrociati

Su questo blog, come noto, mi occupo delle intersezioni tra letteratura e fumetto.

Di Calvino ho già trattato qui, anni fa.

Tuttavia, mi pare interessante una piccola chiosa al suo rapporto coi fumetti.

Dopo il suo celebre “Castello dei destini incrociati” (1969), dove figure nobili compongono storie combinando i tarocchi pittorici italiani del mazzo Visconti (con storie che per Calvino richiamano l’amato Orlando Furioso e il suo gusto per l’entrelacement), e la “Taverna dei destini incrociati” (seconda parte del “Castello”, edita nel 1973), dove figure borghesi intrecciano i tarocchi a stampa francesi, aveva ipotizzato un postapocalittico “Motel dei destini incrociati”.

Sentii il bisogno di creare un brusco contrasto ripetendo un’operazione analoga con materiale visuale moderno. Ma qual è l’equivalente contemporaneo dei tarocchi come rappresentazione dell’inconscio collettivo? Pensai ai fumetti: non a quelli comici ma a quelli drammatici, avventurosi, paurosi: gangsters, donne terrorizzate, astronavi, vamps, guerra aerea, scienziati pazzi. Pensai di affiancare alla Taverna e al Castello, entro una cornice analoga, il Motel dei destini incrociati. […] Non sono andato più in là della formulazione dell’idea così come l’ho esposta ora. Il mio interesse teorico ed espressivo per questo tipo d’esperimenti si è esaurito. È tempo (da ogni punto di vista) di passare ad altro.

(vedi qui).

Interessante anche il tipo di permutazione: i sopravvissuti compongono le loro storie collegando le vignette su pagine di fumetti sopravvissuti con closure diverse da quelle classiche, muovendosi in diagonale o in verticale, in su e in giù. La tavola del fumetto diviene quindi una sorta di scacchiere su cui comporre la storia.

Calvino vede quindi nel fumetto, per certi versi, una evoluzione degli arcani maggiori dei tarocchi, i grandi archetipi junghiani della cultura occidentale, anche se poi decide di non chiudere questa metafora con un esperimento concreto. Egli pensa, chiaramente, al fumetto popolare avventuroso, non tanto a quello comico, che è in effetti per certi versi una permutazione di archetipi come “carte” (vignette) affiancate. Tanto è vero che è agevole ricavare con soddisfazione dei tarocchi dai vari universi narrativi del fumetto (si vedano per esempio i celebri tarocchi di Dylan Dog).

Già in “Ti con zero” (1967) nel racconto “L’origine degli uccelli”, Calvino aveva usato una interazione testo / immagine e aveva sostenuto che il racconto sarebbe risultato migliore a fumetti (vedi qui). Siamo negli anni immediatamente seguenti agli “Apocalittici” (1964) di Eco, che avevano sdoganato il fumetto, e alla nascita di “Linus” (1965).

Nel 1972, invece, poco prima dell’evocazione del “Motel”, Calvino aveva apprezzato molto l’adattamento compiuto da Michele Mari del “Visconte dimezzato” (vedi qui).

Insomma, il rapporto di Calvino col fumetto è direi decisamente strutturale, come confermano questi ulteriori, importanti segnali di interesse.