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Lo scudo di Talos, a fumetti

20 Ottobre 2023
    Su questo blog, come noto, mi occupo del rapporto tra letteratura e fumetto, con una particolare attenzione agli adattamenti letterari. Un caso recente è quello de “Lo scudo di Talos” di Valerio Massimo Manfredi, a suo modo un classico moderno, che viene ora portato a fumetti in un graphic novel di Mondadori, nella collana Oscar Ink, sceneggiato da Onofrio Catacchio, e disegnato da Alessio Fortunato, per i colori di Christian Marra. Il volume è giunto il 17 ottobre in libreria. Qui la pagina sul sito Mondadori: Lo scudo di Talos. Il graphic novel – Valerio Massimo Manfredi |

 

 

Su questo blog, come noto, mi occupo del rapporto tra letteratura e fumetto, con una particolare attenzione agli adattamenti letterari. Un caso recente è quello de “Lo scudo di Talos” di Valerio Massimo Manfredi, a suo modo un classico moderno, che viene ora portato a fumetti in un graphic novel di Mondadori, nella collana Oscar Ink, sceneggiato da Onofrio Catacchio, e disegnato da Alessio Fortunato, per i colori di Christian Marra. Il volume è giunto il 17 ottobre in libreria.

Qui la pagina sul sito Mondadori:
Lo scudo di Talos. Il graphic novel – Valerio Massimo Manfredi | Oscar Mondadori

Si tratta di uno dei più celebri romanzi di Manfredi, che ha trovato un felice filone in romanzi storici ricchi di azione, molto apprezzati anche nella scuola superiore come lettura per le classi che affrontano i periodi – di storia classica, usualmente – di ambientazione.

 

 

Valerio Massimo Manfredi, classe 1943, laurea in lettere classiche, docente universitario e divulgatore affermato di temi classici, si avvicina al genere di elezione nel 1980, col racconto “Lo scudo dei Kleomenidi”, che sarà appunto ampliato in questo “Lo scudo di Talos” come romanzo, nel 1988.

Serie letterarie famose saranno quelle dedicate ad Alessandro Magno, a Ulisse, oltre a quelle dell’Antica Roma e appunto della Grecia classica, per non contare la vasta produzione saggistica. Manfredi non è nuovo agli esperimenti sul graphic novel: la figlia Diana Manfredi aveva adattato il suo racconto “Bagradas” in un fumetto.

 

 

“Lo scudo di Talos”, in particolare, è di ambientazione spartana, e riprende le vicende di un fanciullo spartiate che viene abbandonato per via di una malformazione a un piede nel parto. Egli viene però allevato dagli iloti, e vive non solo da spettatore le vicende delle guerre persiane.

Siamo nell’ambito del romanzo storico, con una impostazione per certi versi ancora “ottocentesca”, pur nella modernità di scrittura, nella leggibilità e nella efficacia dell’azione. Non va, ovviamente, preso come una testimonianza d’epoca – nella sua attività divulgativa, Manfredi sa essere rigoroso, ma qui si concede la giusta rielaborazione artistico-letteraria, in grado di sedurre il lettore giovane (e non solo) con un racconto grandioso che riesce, nel tempo moderno, a riprendere qualcosa del soffio dell’epos.

Ci sono corrispondenze abbastanza precise, anche se rielaborate narrativamente: la vicenda di Brithos, ad esempio, è ricalcata su quella di Aristodemo, che in qualche modo è ripresa anche nel celebre “300” di Frank Miller, fumetto e film.

L’opera in qualche modo si prestava quindi particolarmente bene al rapporto con la letteratura disegnata: se oggi il fumetto ha dimostrato ampiamente di poter rispondere a molteplici sfide e adattare opere di vario tipo, il genere storico-avventuroso è da sempre stata una chiave congeniale al fumetto, e quest’opera non fa eccezione, presentando tutta una sequela di scene e momenti ideali da trasporre in forma fumettata.

 

(Lo Scudo di Talos illustrato da Liberatore)

Del resto, già la versione illustrata di alcuni anni fa era stata realizzata con la collaborazione di un maestro del fumetto nonché dell’illustrazione, Tanino Liberatore, tra i grandi nomi storici dell’avanguardia Cannibale con Pazienza, Tamburini e soci.

Per questo fumetto, in ogni caso, si è ricorso nuovamente ad autori indubbiamente validi.

Onofrio Catacchio, classe 1964, viene dalla temperie di Frigidaire dove esordisce nel 1987. Nel 1990 crea “Stella Rossa”, che appare su Nova Express, poi nel 1991 collabora con Cyborg. Realizza i disegni del Coliandro di Lucarelli, trasposto a fumetti nel 1993 su testi dell’autore originale, un primo caso di adattamento fumettistico-letterario su cui dovremmo tornare.

Nel 1995 giunge su Nathan Never, dove porta la sua esperienza autoriale nel fumetto bonelliano. Tra le molte altre opere notevoli, la collaborazione con Wu Ming 2 per “La ballata del Corazza” (2005).

Alessio Fortunato, il disegnatore, è invece nato a Trossingen, in Germania. Diplomato all’accademia di Belle Arti di Bari, nel 1997 è nello staff di “Lazarus Ledd” della Star Comics, per cui pubblicherà dieci albi, per poi entrare nel 2003 nel team di “John Doe” dell’Eura. Per le Edizioni Arcadia disegna nel 2007 l’albo di esordio di “Maisha”, con i testi di Francesco Matteuzzi. Dal 2010 fa parte dello staff dei disegnatori di Dampyr.

 

 

Anche Christian G. Marra, che si occupa del lettering e dei colori, è un nome rilevante del fumetto italiano, con una realtà come Passenger Press ma non solo (vedi qui, a titolo di esempio: Il “Passenger” del fumetto: intervista a Christian G. Marra – Lo Spazio Bianco); di recente tra l’altro Passenger Press, nell’ambito fumettistico-letterario che ci interessa, ha riedito in inglese la trilogia shakesperiana di Gianni De Luca, rendendola accessibile ai non-italofoni (vedi qui: https://sweetsalgari.blogspot.com/2023/10/w-gianni-de-luca.html)

Una squadra autoriale, dunque, di tutto rispetto. Ma passiamo al volume in sé, e alle scelte compiute nell’adattamento. L’elemento che subito salta agli occhi è il forte riferimento – ma perfettamente rielaborato nel segno di Fortunato, e nel colore di Marra – a un grande maestro del fumetto italiano come Sergio Toppi, che traspare in numerosi aspetti.

 

 

L’elemento subito riconoscibile è nel segno di Fortunato, che pur personale, riprende i sottili tratteggi iconici del segno toppiano. Anche il colore di Marra, con un alternanza di poche tinte acide, volutamente antinaturalistiche, rimanda alle scelte di fondo di Toppi, ma in generale con toni che appaiono generalmente più vividi e brillanti, mentre Toppi prediligeva, sia pur in modo non univoco, tinte più cupe e intenzionalmente smorte.

Un’altra caratteristica che richiama il segno di Toppi è il frequente uso, non così consueto nel fumetto italiano, delle “inset pages”, dove alcune vignette vengono inserite, come tasselli di un intarsio, su uno sfondo più ampio, una quadrupla o una splash page di solito, ma anche altre vignette, con incastri come quello di p. 15, a titolo d’esempio.

 

 

Ciò introduce un montaggio di pagina molto movimentato, con soluzioni compositive sempre diverse, che accompagnano in modo ideale lo sviluppo dell’azione e creano una piacevole varietà. Ciò permette di dare particolare forza a scene drammatiche che si vogliono evidenziare, con una variazione di tale modulo, come avviene ad esempio nella scena di tav. 27.

La densità del romanzo, cui l’adattamento punta a mantenersi fedele, offre meno spazio per splash page e quadruple, dove Toppi generava composizioni di grandissima eleganza. Però talvolta appaiono anche immagini di questo tipo, come nella bella p. 39.

Altro stilema toppiano ben rielaborato è quello del rapporto delle figure con le vignette: è infatti frequente una lieve ma costante infrazione dei margini, con una proiezione di figure nello spazio bianco del fumetto (vedi, ad esempio, p. 43, dove è interessante notare come anche lo “spazio bianco” abbia una sua vitalità come elemento compositivo: l’incastro tra vignetta 39.ii e vignetta 39.iv è funzionale solo a creare una linea più segmentata con gli spazi bianchi della tavola, donando maggior tensione vibrante alla scena.

Elegante anche il lettering, con i suoi caratteri maiuscoli sottili e il contorno “poligonale” del balloon, funziona bene su questo tipo di tavola (in questo, Toppi ricorreva invece in prevalenza a balloon perfettamente circolari, collegati al parlante da una linea saettata, mentre le didascalie, come anche qui, avevano la consueta forma rettangolare, e similmente il carattere era un esile stampatello).

 

 

La bellezza delle tavole, che è indubbiamente un obiettivo ricercato e conseguito, non inficia la scorrevolezza della narrazione, grazie all’efficacia del testo originario, naturalmente, ma anche all’ottimo ritmo narrativo traslato da Onofrio Catacchio, che appare rispettoso pur nelle inevitabili esigenze di sintesi nel passaggio dal testo letterario a quello fumettistico.

Accennando della spendibilità didattica dell’opera, un tema che mi è caro, l’opera a fumetti presenta i vantaggi già propri del romanzo originale: quello di introdurre al romanzo storico con un grande affresco epico che può affascinare i giovani lettori.

Per me il romanzo è perfetto per gli allievi della prima superiore, quando si affrontano le vicende greche in storia, mentre in lettere si affronta la trattazione dei generi letterari, in questo caso il romanzo storico, che può presentare in una veste particolarmente avvincente.

Ovviamente, come al solito, affiancherei alla lettura del romanzo a fumetti quella, magari non integrale e non per tutti (ma qui, sono scelte del singolo docente in base alla tipologia di classe che si trova davanti) del testo originale di Manfredi, magari facendo lavorare da un lato sul confronto  su un confronto tra le vicende storiche e l’adattamento di Manfredi, dall’altro un confronto tra qualche pagina del testo letterario originale e le tavole del fumetto.

L’altro grande merito sotto il profilo didattico, non ricercato probabilmente ma per me ugualmente presente, è il fatto che il testo crea una possibilità di introdurre, sotto il profilo fumettistico, l’importanza di un autore come Sergio Toppi, poco noto alle nuove generazioni e forse non sufficientemente celebrato quanto meriterebbe tra i grandissimi della nostra ricca tradizione del fumetto.

 

(Nella terza vignetta, cameo di Onofrio Catacchio, in primo piano)

Abbiamo parlato di:

Collana: Oscar Ink

ISBN: 9788804743552

144 pagine

Prezzo: € 24,00

Cartaceo

In vendita dal 17 ottobre 2023

Lorenzo Barberis

Lorenzo Barberis

Nato a Mondovì nel 1976, laureato in Lettere a indirizzo artistico presso l’università di Torino (2000), insegna italiano e storia alle superiori. Scrive per Culture Club 51, la rubrica di cultura del settimanale di Mondovì L'unione monregalese. Il suo blog personale è, dal 2008, fumettismi.blogspot.com. Si occupa di arte visiva, letteratura e fumetto e del rapporto tra i tre ambiti; con Wundergammer.com (2010-2012) ha anche partecipato a un esperimento seminale di critica d’arte del videogame. Collabora al progetto CuNeoGotico (2013-2016), dove ha curato i testi del catalogo per la parte relativa al fumetto, e al progetto DKMO della casa editrice Il Girovago, per cui ha realizzato la prefazione alla parte letteraria del volume. Per il blog network de Lo Spazio Bianco cura dal 2016 il blog Come un romanzo, dedicato al rapporto tra fumetto e letteratura.

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