Su questo blog “Come un romanzo”, come noto ai lettori, mi occupo principalmente delle intersezioni tra letteratura e fumetto. Il caso principale è dato dagli adattamenti letterari a fumetto, una tradizione di lunga data (un possibile approccio al medium, usato in modo sistematico dai Classics Illustrated dei primi anni ’40 in poi) che ha sempre più vitalità in questi anni di grande espansione del fumetto nelle librerie di varia (vedi qui, a puro titolo d’esempio) e di conseguente “legittimazione culturale” e avvicinamento al romanzo tramite l’idea di “graphic novel”. In parallelo, numerose sono le biografie di autori letterari, immediatamente dopo come caso di incontro tra i due media. Ma, ovviamente, sono anche molto interessanti casi di intersezioni più singolari.
“Fumettibelli” (al secolo Alessandro Bacchetta) è uno di questi casi.
Il nome è un possibile calco di Fumettibrutti, autrice pop emersa con forza negli ultimi anni (e che io stesso ho seguito con grande interesse: qui un articolo su questo blog, con un rimando ad alcuni degli altri che le ho dedicato). Il nome d’arte rimandava in questo caso al gipiano “fumetto disegnato male”, con l’espressione di un malessere esistenziale tramite un segno volutamente sporco in modo accentuato.
Per contro, in Fumettibelli emerge invece, come si può notare (qui ad esempio la sua pagina Instagram: qui quella FB già taggata nel link poco sopra), la ricerca di un segno gradevole e curato, in una linea piuttosto tradizionale. L’aspetto originale di questa pagina di, potremmo dire, “social comics” (webcomics diffusi primariamente tramite i social network, in particolare direi instagram, pensato apertamente come social visuale) sta nell’interpretare in quattro brevi vignette l’incipit di grandi classici della letteratura.
Resta il dubbio che ho più volte posto trattando di webcomics (settore che ho ahimè tralasciato ultmamente per soverchi impegni): quanto è ancora “fumetto” una serie di immagini che non costituisce più la sequenzialità con la giustapposizione, con “lo spazio bianco” che Eisner, McCloud (e infine il nostro “Lo Spazio Bianco”, qui in Italia) pongono come il fulcro del fumettismo? Ma questo è un tema che trascende questa valida e originale pagina, ovviamente, e comunque non inficia la qualità di questo nuovo “webcomic instagrammabile” che va sempre più emergendo.
L’idea è semplice ma, come spesso accade nella semplicità, brillante. Chiaramente, la scelta va anche in favore di una possibile diffusione nei social (come inevitabilmente i social comics devono fare), poiché la condivisione può essere incoraggiata, negli utenti, dall’apprezzamento dell’opera letteraria e, in seguito, dalla sua interpretazione. Ma la cura del progetto è encomiabile e pare trasparire un interesse autentico nel cimentarsi col letterario.
Non mancano scelte azzeccate, anche nella necessità di rimanere “sul pezzo” tipica dell’uso dei social, come “Guerra e pace” di Tolstoj condivisa in una lettura che – pur fedele alla lettera – ne aggiorna l’incipit collegandolo al recente conflitto russo-ucraino. Elegante anche l’incipit di Omero, realizzato in un contrasto monocromatico di rosso e nero che rimanda alla pittura vascolare greca. L’autore poi affronta anche testi poetici, consentendomi di aggiungere alla mia collezione virtuale di autori trasposti a fumetto anche Eugenio Montale, di cui si adatta “Ho sceso, dandoti il braccio, un milione di scale”.
Ma, direi, quasi da ogni incipit si coglie un guizzo di originalità creativa: anche solo perché, costringendoci a “visualizzare” le parole dell’incipit di testi molto famosi, ci invita a riflettere sul loro significato in una nuova prospettiva.
Chiudo con la mia consueta “annotazione didattica”, da docente di lettere con una lunga consuetudine all’uso del fumetto nel lavoro scolastico: in questo caso, la pagina sembra perfetta per essere consigliata in classe, sia come “invito alla lettura” che rinnova una vecchia formula (leggere un brano iniziale per invogliare alla prosecuzione, teorizzata nell’Emilio di Rousseau – per le lingue straniere, in quel caso), sia anche perché può essere un buon modello di un lavoro da proporre in classe su letteratura e fumetto: se adattare un intero romanzo (o anche solo racconto) è un lavoro impegnativo, adattarne l’incipit in quattro vignette può essere un gioco interessante, che apre nuove letture dei classici. E, magari, non solo ai ragazzi.

