Ultimo addio a Mercurio Loi: una poesia ritrovata

Ultimo addio a Mercurio Loi: una poesia ritrovata

È stato doloroso veder confermata la chiusura di uno dei più bei fumetti seriali che siano apparsi fra gli scaffali delle nostre edicole, uno di quei rari titoli che facevano battere il cuore per l’attesa delle sue uscite. Un’evidenza appare con certezza: Mercurio Loi non passerà inosservato negli Annali del fumetto italiano.

Nella mia ultima passeggiata in compagnia dell’albo appena uscito, scrutando per bene attorno a me, come sono solito fare, ho trovato una piccola scatola, nascosta sotto una pietra muschiosa, con all’interno un foglio e una poesiuola da nulla. Non conosco chi ne sia l’autore, ma spero di non far torto a nessuno qui nel pubblicarla:

Se concedete, comincio il mio saluto dall’autore,
e, vi prego, che nessun si scontenti!
Prendete posto: tra queste file davanti
c’è luogo pure pei più delinquenti.

Addio all’aedo e cantore Bilotta,
che alle contingenze si voltava cieco
con la sua orizzontale e immobile lotta.

Addio al fido Leone e ad Adelchi,
il miglior barbiere,
che in tante occasioni è stato risolutivo consigliere.

Addio alle belle e raffinate Pasquinate
che innumerevoli c’avevan regalate
d’acute e amare risate.

Addio pure al papa, collerico e imbellettato poltrone,
che, come Ser Ciappelletto,
non si sa s’è più santo, o disonesto cialtrone.

Addio al lucente e ineluttabile Contrappasso,
che d’ogni immondo vizio
conosce sempre il giusto prezzo.

Addio all’infin buon Colonnello Belforte,
che muto e pentito
ha stretto il morso, e accettato la morte.

E addio al colpevole, il famelico Tarcisio Spada,
ché anche i più folli meritano spazio
in questa vita Sciarada.

Addio al sanguigno e giovane Ottone,
ma anche a Ferdinando Marziale, vittima innocente,
poiché non sempre è nel giusto
anche una bell’idea dissidente.

 

Ma fate silenzio!
Pure mentre dico addio a ‘sta bella Roma, nel suo tempo di notte,
che ne’ suoi dedali Eterni c’ha fatto perde
tra le mani di pazzi, intelligentissimi, probi e mignotte.

 

Addio alle passeggiate, ai bivi e alle scelte,
che pure a star fermi
s’esercita forte il segno della mente.

Addio al colore giallo, onesto spettatore di teatro,
che in queste storie ha con pazienza osservato,
ma siam sì certi ch’abbia mai davvero parlato?

Addio alla povera scimmia,
che non si fa ammaestrare:
l’essere umani si dimentica presto,
ma ci vuole una vita a poterlo imparare.

Addio al piccolo e tenero Dante,
la speranza di un futuro ormai vicino:
fa’ che non si perda, in questo oscuro e buio Nascondino.

 

E infine addio pure al nostro mesto Professore,
ché con estremo saluto, e de gusto, je dico:
Ciao, Core.