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Disco volante

2 Giugno 2016
E parliamo di auto in un blog di fumetti. È abbastanza logico, no? Quando Lo Spazio Bianco mi ha gentilmente chiesto di condividere i miei pensieri su queste pagine virtuali io ho prontamente chiesto quanto potevo essere trasversale. “Hai carta bianca, Alex. Vai tranquillo!” Ed eccoci qua, io e la mia maniacale e proibita passione per le auto Made in Italy. Maniacale perché rappresenta di fatto la mia unica forma di profondo e sincero patriottismo, che risale agli anni della mia infanzia, quando obbligavo i miei a comprarmi Auto Capital la domenica per ammirare le foto della faraonica Maserati Quattroporte

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E parliamo di auto in un blog di fumetti. È abbastanza logico, no?

Quando Lo Spazio Bianco mi ha gentilmente chiesto di condividere i miei pensieri su queste pagine virtuali io ho prontamente chiesto quanto potevo essere trasversale.

“Hai carta bianca, Alex. Vai tranquillo!”

Ed eccoci qua, io e la mia maniacale e proibita passione per le auto Made in Italy.

Maniacale perché rappresenta di fatto la mia unica forma di profondo e sincero patriottismo, che risale agli anni della mia infanzia, quando obbligavo i miei a comprarmi Auto Capital la domenica per ammirare le foto della faraonica Maserati Quattroporte Royal coi suoi interni in radica e pelle bianca, il frigobar, la tv e il telefono, pensa! un telefono in un’auto!, o della leggendaria F40 (devo mettere il link? sul serio?), la summa dell’Enzo-pensiero, il culmine di una lunga carriera fatta di traguardi e rivoluzioni, quella che nel suo intento voleva essere praticamente un’auto da corsa omologata per strada e che di fatto è, spogliata di ogni gadget e comfort per alleggerirla all’inverosimile e potenziata ai limiti della legalità, trasformandola, allora, nell’auto di serie più veloce del mondo e consegnandola alla Storia come la Ferrari più famosa di sempre, e quindi l’auto più famosa di sempre. E rimanevo a bocca aperta di fronte alle forme fantascientifiche della Countach, un’astronave su ruote Pirelli (ve lo ricordate Automan, il telefilm anni ’80 figliastro di Tron? Beh, lì venne utilizzato il primo modello della Lamborghini Countach. Anno 1976. Giusto per dare un senso alla parola “avanguardia”).

Poi guardavo le Porsche e le Bmw… Niente, non mi dicevano nulla. Mi sembravano tutte uguali. Le Mercedes troppo normali. L’Aston Martin non mi dispiaceva, ma dovevo ancora conoscere 007 per apprezzarla appieno. Le americane erano grasse e sgraziate. Le giapponesi mi facevano letteralmente schifo.

Non sapevo una minchia di motori, giusto che 500 cavalli erano parecchi e che da 0 a 100 km/h in 5 secondi era un record. Ma ero galvanizzato da tutte quelle forme e colori e linee, dai concetti in sé di potenza, biturbo, 12 cilindri, 4 valvole, aderenza, assetto rigido, coppia massima… Come un inconsapevole futurista troppo piccolo e fuori tempo massimo, così si formava il mio buffo e personalissimo patriottismo, sulle pagine di Auto Capital (la rivista seria) e Auto (quella tamarra), sui libri dedicati alla Automobili Lamborghini pieni di immagini e su qualche sporadico documentario dedicato a Enzo che ogni tanto passavano in TV.

Non sono tifoso di nulla, non guardo neanche la nazionale ai mondiali né seguo la Formula Uno, per dire (anche se sono felicissimo quando vince la Scuderia Ferrari). Non per snobismo, ma perché mi annoia mortalmente stare due ore davanti a uno schermo a guardare tizi che gareggiano. Non ce la faccio, è più forte di me.

Insomma, quando vedevo il tricolore non pensavo a Garibaldi e a Bearzot ma all’altro Enzo e a Ferruccio. E tuttora è così.

E proibita, questa mia passione, perché mi piacerebbe molto possedere una Miura S, ma non sono il cantante dei Jamiroquai. Posseggo una 500 TwinAir rossa da 85 cv col tettuccio apribile che mi dà grandi soddisfazioni.

MA sognare non costa nulla. Così, dopo una vita di riflessioni, valutazioni, ripensamenti e confronti, ho finalmente decretato quale è la mia auto preferita, quella per cui staccherei un assegno in bianco: quella dell’immagine iniziale, ovvio, cosa l’ho messa a fare se no?

COSTRUTTORE: CARROZZERIA TOURING SUPERLEGGERA

MODELLO: DISCO VOLTANTE

VERSIONE: SPIDER

Touring Superleggera è un atelier automobilistico che, in sostanza, rielabora e modifica stilisticamente esterni e interni di auto di serie già di per sé belle pompate, tipo Maserati, Ferrari, Bentley, ci siamo? Prende un modello e lo trasforma in qualcos’altro, qualcosa di diverso, qualcosa di più… BELLO.

Come si può migliorare esteticamente una F12? Così:

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Per cui, seguitemi, se l’esperimento di cui sopra era davvero arduo, quello successivo era praticamente impossibile: mettere mano su un’ALFA ROMEO 8c Competizione. Questa qui:

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Realizzata in soli 1000 esemplari, la 8c è un gioiello esclusivo della casa di Arese, una di quelle dream car in edizione limitata che si vendono tutte appena vengono annunciate, ancora prima di lanciarle sul mercato.

Quando nel miglior programma di auto di sempre, Top Gear, quel geniaccio bastardo di Jeremy Clarkson (l’uomo che è riuscito a fare con l’Auto quello che Steve Jobs è riuscito a fare con l’Informatica: l’ha resa appetibile anche alle femmine. Maledetto te, ti amo ancora e ti seguirò ancora, ma io avrei voluto invecchiare con Top Gear targato Jeremy, Richard, James…) ha testato la 8c era sbalordito dalla sua linea classica e al tempo stesso modernissima. Ha detto che i cameraman, che di solito cercano le angolature migliori per esaltare l’estetica delle auto in prova, per quel servizio non sapevano dove piazzare le telecamere… Era bella da qualunque punto venisse inquadrata.

POI è uscita la Disco Volante, rielaborazione della perfetta 8c, e di nuovo a Jeremy è toccato l’arduo compito di testarla. Non l’ha provata sul circuito, è andato a zonzo per città e campagna. Ha viaggiato. Si è lasciato trasportare. Non l’ha spinta, non ha derapato. L’ha solo guidata. E a un certo punto, cosa mai successa prima nella trasmissione, si è fermato, è sceso e si è seduto di fronte all’auto semplicemente per guardarla:

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Ci ha visto forme di auto del passato (la Disco Volante prende il nome da una concept car dell’Alfa Romeo del ’52, l’ispirazione è dichiarata), linee note e meno note, dettagli nascosti, che non si colgono subito. Suggestioni personali. Riflessioni private. Roba abbastanza fuori dagli schemi, pur originali, del format della trasmissione. Ora, io ho sempre creduto all’onestà di Top Gear e dei suoi (ex) conduttori, che è (era) anche uno dei suoi punti di forza. Ma se quella “sosta” fu studiata a tavolino, beh, oltre che un irresistibile farabutto, Jeremy è anche un attore eccezionale.

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(la concept del ’52… sembra davvero un ufo, eh?)

La Disco Volante, nella sua recente versione Spider, è l’auto che comprerei se potessi permettermela.

Che auto hai? Un’Audi TT.

E tu? Touring Superleggera Disco Volante Spider.

Ma vuoi mettere il suono?

La Disco Volante non serve a niente, è totalmente inutile sia come auto da città che da grandi viaggi.

Non ci fai i record in pista, con molto meno ti compri una 458 Scuderia e diventi il re del circuito.

Non ti fai notare ad Abu Dhabi in mezzo alle Rolls placcate d’oro e alle McLaren cromate.

Non vieni odiato da Greenpeace come a bordo di un Hummer H1.

LA DISCO VOLANTE E’ SOLTANTO L’AUTO PIÙ BELLA DEL MONDO.

Io non posso permettermela. Come una tavola domenicale originale di Watterson, che vorrei tanto nel mio studio.

Anche una tavola originale di Watterson non serve a niente, ha un valore inestimabile (nel senso che proprio non li vende gli originali, quel mito di Bill), non si nota come una piscina olimpionica in salotto.

Ma la bellezza è di tutti.

Non occorre comprarla, la bellezza. Basta contemplarla.

E io non smetterò mai di sognare gli originali di Calvin&Hobbes nel mio studio, una statua di Giger in soggiorno, un Pollock in camera da letto e una Disco Volante in garage.

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Alex Crippa

Alex Crippa

Nasco a Lecco nel 1974. Nel 1995 studio sceneggiatura alla Scuola del Fumetto di Milano e nel 1996 esordisco come sceneggiatore scrivendo tre episodi della mini serie Randall McFly (Edizioni Scuola del Fumetto), ripubblicata nel 2016 (Editoriale Cosmo).
Appassionato di cinema horror apro nel 1999 la videoteca specializzata Bloodbuster a Milano. Nel 2002 lascio l’attività commerciale e divento sceneggiatore a tempo pieno. Ho sceneggiato Armadel, primo fumetto interattivo per il sito del Corriere della Sera; videogiochi per Kinder Ferrero; la serie d’animazione Taratatales per lo studio Effigie. Dal 2004 sceneggio e pubblico volumi a fumetti in Francia e in Italia. In ordine di pubblicazione: 100Anime (Delcourt/Edizioni BD), Nero (Casterman/Edizioni BD/Renoir Comics), Come un cane (KSTR/Edizioni BD), Le Missionnaire (Bamboo Editions), Jonah Martini (Renoir Comics), Jacob (XL di Repubblica), Detective Primo (I Libri Scuola del Fumetto), ArcasacrA (Nicola Pesce Editore), Dampyr (Sergio Bonelli Editore), Gore e Mediterranea (GGStudio), Dei (Ankama Editions/Bao Publishing), Ludovico il Moro (I Libri Scuola del Fumetto), storie per le riviste Splatter e Mostri, un albo di Nathan Never (Sergio Bonelli Editore) in uscita nel 2018, il graphic novel 16 (Edizioni Ink), una storia per il Dylan Dog Color Fest n.20. Vivo a Milano. Insegno sceneggiatura alla Scuola del Fumetto di Milano, all’Accademia d’Arte Acme di Milano e alla Genoa Comics Academy di Genova. Il mio blog personale è alexcrip.blogspot.com

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