Di origine messinese, è fumettista, illustratore, scultore e musicista e ha lavorato per le più importanti e prestigiose case editrici nazionali ed estere.
Muove i primi passi con Cronaca di Topolinia ed Eura Editoriale su testi di Diego Cajelli. Da lì sbarca oltralpe con la prima di diverse collaborazioni con il mercato francese grazie alle edizioni Clair De Lune con la space opera Jek Vans.
In seguito per Panini Comics lavora sul progetto X-Campus, una rivisitazione delle “icone mutanti” dello studio Red Whale, e all’adattamento a fumetto di Cronache Del Mondo Emerso di Licia Troisi su sceneggiatura di Roberto Recchioni.
Nel 2009 inizia a collaborare con Marvel Comics, realizzando tra l’altro Dark Reign: Mister Negative scritta da Fred Van Lente e la serie Secret Warriors scritta da Brian Michael Bendis e Jonathan Hickman. Nel 2011 inizia la collaborazione con DC Comics, prima sulla serie Lois Lane & the resistance, scritta da Dan Abnett e Andy Lanning, per poi esser scelto nel rooster dei 52 disegnatori di uno dei più ambiziosi progetti dell’editore, The New 52, con la collana di Mr.Terrific scritta da Eric Wallace. Negli Stati Uniti è al lavoro come copertinista per Aftershock, Boom Studios e Rippaverse Comics. Dal 2012 inizia la collaborazione con Sergio Bonelli Editore per le serie Saguaro e Dragonero. Nel 2018 torna in Francia per editori di primo piano come Glènat, con Coeurs Gelès della collana Flesh & Bones, e Soleil, con il primo volume della serie Les Maìtres Assassins e sulle collane Orcs et Gobelin e Terres D’Ogon. È stato uno degli artisti selezionati dal Museo del Fumetto di Milano, per la mostra-evento dedicato ai 50 anni dalla nascita Spiderman.
Oltre che per Marvel Snap, presta le sue illustrazioni per i videogiochi della Blizzard Entertainment e per l’editore di carte da collezione Upper Deck.



Ciao Gianluca, benvenuto sul nostro blog! Vuoi parlarci dei tuoi inizi per presentarti? Leggendo la tua biografia sul tuo sito mi ha dato l’idea di una storia di determinazione e grande voglia di emergere, è così?
Ciao a tutti e grazie a te per la possibilità di poter parlare del mio lavoro. Ho iniziato a disegnare da piccolissimo cercando di riprodurre su carta i cartoni che vedevo in tv. Di base ho poi ho però fatto un percorso atipico, non sono mai stato un lettore appassionato durante l’infanzia e non c’erano dei personaggi legati a fumetti come protagonisti in quello che disegnavo, piuttosto sono stato sempre più affascinato dal disegno dal vero, dai paesaggi, e dal ricreare lo spazio intorno a me. Poi però durante l’adolescenza ho avuto una prima folgorazione quando ebbi tra le mani il mio primo Dylan Dog, mi si aprì un mondo e per la prima volta guardai quei disegni, quei mondi e quegli autori, con un occhio più consapevole di quello che forse avrei voluto fare nel futuro. Poi però gli studi e un percorso universitario in architettura hanno sostanzialmente congelato quella passione. Ma come diceva qualcuno a volte i grandi amori fanno dei giri immensi e poi ritornano 🙂 , infatti dopo l’università, ebbi per caso un nuovo contatto con il mondo del fumetto, dove forse per la prima volta mi resi conto come dentro questa forma d’arte vi erano sostanzialmente racchiuse quelle che sono sempre state le mie passioni. In primis la passione per il cinema e la narrazione, quella verso la spazio e l’architettura, oltre che quella per l’anatomia e la figura umana. Da quel momento in poi ho cercato da autodidatta di studiare pian piano tutto ciò che stava dietro alla realizzazione di un fumetto e alla narrazione per immagini, cercando di capire le tecniche di disegno e di inchiostrazione più congeniali per poter portare su carta quelle che erano le mie prime sequenze. Parallelamente ho iniziato a recuperare letture e autori che considero tutt’oggi dei capisaldi di questa arte, il tutto in un percorso di perenne evoluzione e crescita che continua praticamente tutt’oggi, Il che è anche il motivo che mi spinge ancora adesso ad affrontare ogni lavoro con la stessa curiosità, dedizione ed entusiasmo del primo giorno.


Il mondo supereroistico non ti è certo nuovo, tantomeno quello Marvel per cui hai lavorato su diverse serie e miniserie: come sei arrivato a disegnare per loro e che esperienza è stata?
Si, anche se l’ingresso nel mondo Marvel è stato quanto di più inaspettato potessi immaginare, in quanto sono passato dall’essere un autodidatta che muoveva i primi passi nel mondo del fumetto con le prime pubblicazioni, ad avere una miniserie tutta mia su Spider-Man, personaggio che di quel mondo forse ne rappresenta uno dei simboli più iconici. Tutto è nato da alcune tavole che avevo preparato in occasione di un Mantova comics di un bel po’ di anni fa, dove sapevo essere presente Cebulski, ai tempi talent scout della Marvel. Erano delle pagine libere con delle sequenze inventate in cui cercavo di muovere in scenari differenti alcuni personaggi che ho sempre amato, come Silver Surfer, Devil, Iron Fist. Questo ha fatto si che arrivassero all’attenzione di CB e che una volta tornato da Mantova mi venisse proposta una miniserie su Spiderman e Mister Negative. Da li fondamentalmente non mi sono più fermato, e a quello sono seguiti tanti altri lavori tra cui serie su Black Panther e Secret Warriors, però quel momento rappresenta davvero l’inizio di tutto, motivo per il quale ne conservo un bel ricordo.


Cosa ti piace del disegnare supereroi?
Quello che probabilmente amo di più di quel mondo è la libertà narrativa e gestuale oltre che la potenza visiva che il muovere questi personaggi ti permette. Ho avuto la fortuna di lavorare e sperimentare su diversi mercati, come quello francese e quello italiano, però quello americano e dei supereroi è quello più congeniale al mio modo di raccontare, già a partire dalla griglia dove ho sempre avuto la libertà di plasmarla in funzione di ciò che dovevo rappresentare, con un approccio quasi cinematografico della narrazione. Questo vale anche nell’illustrazione dove il concetto sequenziale viene sicuramente meno, però nel momento in cui mi trovo a muovere dei personaggi legati al mondo supereroistico riesco a dare una potenza e plasticità formale oltre che prospettica che su altri generi non trova la stessa libertà di espressione.

Per Blizzard invece su cosa lavori principalmente?
Ho avuto il piacere di lavorare su una serie di illustrazioni per le card del Diablo: The Sanctuary Tarot Deck and Guidebook. Lavoro sul quale ho sperimentato un approccio stilistico diverso rispetto al mio solito, in quanto il fine ultimo era quello di essere coerente allo stile e all’atmosfera che da identità a queste serie di card abbastanza conosciuta. Sostanzialmente ho utilizzato un approccio più grafico sia nel disegno che nel colore e con un’impronta visivamente oscura. È stato molto divertente oltre che stimolante poter lavorare per un colosso dell’entertainment come Blizzard e soprattutto con un tema grafico come quello horror che ho sempre amato.
Puoi parlarci del tuo stile e di come realizzi i tuoi disegni?
Il mio iter lavorativo può variare leggermente a seconda che io debba confrontarmi con delle illustrazioni oppure con delle sequenze di interni, quello che sicuramente può variare è l’approccio. Ad esempio quando lavoro su delle pagine a fumetti la lettura della sceneggiatura e la consequenziale scelta della griglia più adatta per rappresentarla, è un momento fondamentale. A seconda che io voglia dare un impronta più o meno potente e cinematografica, la griglia avrà un ruolo cardine affinchè questa scelta possa essere veicolata nel miglior modo possibile. Una volta fissato questo importante step, attraverso una serie di tumbnails, passo alla strutturazione dello spazio e dei personaggi in ogni scena, cercando di non disperdere l’energia creativa e la freschezza che spesso risiede nell’idea iniziale. Dopo di che inizia la fase degli inchiostri, che forse del mio iter lavorativo rappresenta il cuore, in quanto con gli inchiostri definisco nel dettaglio le mie matite che solitamente lascio ad una definizione da layout, quindi è come se disegnassi con le chine per certi versi. E poi perchè sempre attraverso gli inchiostri strutturo meglio espressioni, materiali, texture, luci, livelli di profondità, ombre e atmosfere, praticamente gran parte del lavoro. Quando invece mi trovo a lavorare su una cover, come dicevo prima, l’iter lavorativo è praticamente identico, quello che cambia però è la fase iniziale dell’idea. Qui non avendo una sequenza di vignette da strutturare in una griglia, ma bensì un unica immagine che deve in unico momento comunicare e attirare chi ne fruisce, cerco di lavorare molto su composizione, rapporti di pieni e vuoti, equilibrio e via via tutta una serie di elementi percettivi che mi aiutano ad arrivare ad un risultato il più possibile aderente con l’idea iniziale.


Come sei entrato in contatto con Second Dinner per Marvel Snap?
Il contatto con Second Dinner è avvenuto tramite la mia agenzia. Avevano visto alcune mie cose pregresse legate al mondo supereroistico, e da li si è praticamente partiti con le prime card.
Come nasce una carta? Realizzi diverse prove, hai spazio per improvvisare o hai condizioni precise su come deve essere il risultato finale?
Solitamente una volta ricevuto il personaggio da rappresentare parto subito con una serie di bozze preliminari per entrare in confidenza con il character. Durante la lavorazione mi lasciano ampia libertà per ciò che concerne la composizione e la scelta registica. Piuttosto posso ricevere alcuni feedback per quello che riguarda alcuni dettagli legati al costume e la sua resa finale che deve essere coerente con la versione richiesta. Quello che mi ispira nella realizzazione di una card è proprio il mondo in cui solitamente il personaggio si muove e da cui solitamente parto, oltre che ovviamente i poteri che lo contraddistinguono. Elementi questi per me fondamentali e da cui trarre degli input creativi a fini del risultato finale.
Tra le tue varianti, si distinguono quelle che interpretano i personaggi in chiave “noir”: come hai lavorato per rendere l’atmosfera delle carte? Ti sono state fornite indicazioni particolari, o hai tratto ispirazione da qualcosa?
Non ho ricevuto indicazioni particolari per la realizzazione di queste card, anzi mi è stata lasciata molta libertà creativa. Diciamo però che i personaggi che mi sono stati assegnati mi hanno di per sè ispirato un certo tipo di atmosfere, forse a me anche più congeniali, in quanto mi hanno permesso di lavorare molto sulle atmosfere e su una certa profondità spaziale.


C’è differenza tra disegnare copertine, illustrazioni per Blizzard o per Snap? Come ti approcci per questi lavori?
Si, alcune differenze esistono sia come approccio che come resa finale. Quando devo disegnare una copertina ho la possibilità per una questione anche di formato di poter lavorare con maggiore ariosità e quindi inevitabilmente con maggiore dettaglio su quello che ad esempio sono i fondali e la dimensione spaziale nel suo insieme. Cosa che ad esempio sulle card Snap risulta un po’ più limitata, sia per via del template dentro il quale va raffigurato il personaggio, sia perchè il personaggio per ovvi motivi risulta il perno su cui si appoggia totalmente questo tipo di illustrazione. Le illustrazioni che invece ho fatto per Blizzard hanno rappresentato come approccio forse una via di mezzo tra questi due esempi citati, in quanto avevo si una certa libertà compositiva ma con una richiesta stilistica che doveva essere sicuramente più grafica rispetto al mio solito.


La tua variante preferita e quella che invece ridisegneresti, potendo.
Forse Cyclops e Silver Samurai sono le card che preferisco come resa finale, ma in generale mi sono divertito su ognuna di quelle in cui ho potuto cimentarmi, dandomi anzi la possibilità di approcciarmi a personaggi che non avevo mai disegnato. Sinceramente non ridisegnerei nessuna di quelle fatte, per il semplice motivo che non mi piace mai tornare indietro sulle cose che ho fatto, in quanto appartengono nel bene o nel male ad un preciso momento lavorativo in cui ho comunque cercato di dare il meglio. Ovviamente la speranza è che quella successiva sia sempre migliore, poi ci sta che ci sono personaggi e mondi a te più congeniali, ma questa è anche la sfida stimolante di questo lavoro.


Hai giocato a Marvel Snap? Che ne pensi, hai qualche mazzo preferito?
Quando iniziai a lavorarci soprattutto per la curiosità di vedere le mie variant avevo iniziato a giocarci, ma poi per il poco tempo a disposizione non ho continuato.
Ci sono dei personaggi che ti piacerebbe interpretare per Marvel Snap?
Probabilmente potendo scegliere, due personaggi che mi piacerebbe rendere graficamente e che ho sempre considerato tra i miei preferiti, sono Wolverine e Silver Surfer. Chissà che in futuro non possa capitare. 🙂




Potete seguire Gianluca Gugliotta sul suo sito personale https://www.gianlucagugliotta.com/ o sul suo canale Instagram https://www.instagram.com/gianluca_gugliotta_art/
Per vedere le carte realizzate per Marvel Snap: https://marvelsnapzone.com/artists/gianluca-gugliotta/
