Quando evitare gli editori che non pagano

Quando evitare gli editori che non pagano

Chi ci segue sa che sosteniamo con forza i progetti di crowdfunding e autoproduzione, fornendo spesso in questo blog consigli e strumenti per chi vuole intraprendere la strada indipendente. Questo, ovviamente, senza nulla togliere ai vantaggi di una carriera editoriale, perché siamo i primi a riconoscere che per raggiungere la grande distribuzione e poter realizzare un prodotto professionale siano necessarie figure specializzate nel settore.

Nei nostri corsi presso Scuola Internazionale di Comics e durante le consulenze ad autori e startup editoriali, spieghiamo sempre che i siti di raccolta fondi, così come le varie forme di autopubblicazione, non possono sostituirsi a una casa editrice strutturata. Esistono certamente risorse on-line, spazi low-cost nelle maggiori fiere, ma anche premi e concorsi, che possono rendere un progetto realizzato in proprio un’attività redditizia con un po’ di metodo e organizzazione, ma all’esaurimento della prima tiratura indipendente il nostro suggerimento spesso rimane la ricerca di un editore a cui affidare il proprio progetto.

Per la scelta di una casa editrice, dopo aver stilato una lista di quelle che possono essere adatte alla vostra proposta (qui, qualche consiglio) la prima cosa che vi invitiamo a fare è valutare i suoi canali di distribuzione (ne abbiamo già parlato in passato), in modo da poter stimare da subito quanto potrà effettivamente produrre di tiratura e, di conseguenza, quanto potrà pagarvi.
Nulla ovviamente vi impedisce di “regalare” il vostro lavoro a una piccola etichetta, molti giovani autori pubblicano storie in antologie come forma di palestra, ma evitate di cadere in queste trappole:

° Pagare un editore per “fare curriculum”: un editore vero, oltre a saper valutare la qualità di un testo, sa benissimo quali siano i suoi concorrenti e quali di questi chiedano un contributo ai propri autori. Pagare per pubblicare non vi farà brillare agli occhi degli addetti ai lavori. Molto spesso le realtà a pagamento non mandano realmente in distribuzione il vostro titolo, se non in pochissime librerie convenzionate, chiedendo cifre esorbitanti per “curare l’edizione” di poche copie stampate in digitale e spedite all’autore turlupinato senza nemmeno uno straccio di editing.
Discorso (un poco) diverso per le pubblicazioni universitarie, dato che professori, ricercatori, dottorandi et similia DEVONO collezionare articoli e saggi con cui valorizzare il proprio percorso, spesso in ambiti decisamente cirscoscritti. A quanti di loro si trovano incastrati nell’editoria a pagamento vorremmo dire di lasciar perdere e di preferire le riviste specialistiche on-line, se presenti, anche per una diffusione plurale e condivisa del sapere, ma ci rendiamo conto che pubblicare con un editore noto, anche a costo di sborsare 2000 o 3000 euro per 300 copie digitali, è una pratica comune e decisamente dura a morire.

° Regalare (più volte) il proprio lavoro a un piccolo editore: una casa editrice è un’attività commerciale e necessita di un piano economico per sopravvivere e, magari, prosperare in un settore non facile. Esistono numerosissime piccole realtà in Italia che spesso lanciano delle selezioni o dei concorsi per giovani promesse. Alcune di queste sono anche capaci di farvi pagare per partecipare, e dovrebbe essere già un indicatore d’allarme, altre, invece, producono sistematicamente solo volumi basati sul lavoro volontario e gratuito.
A nostro avviso vanno benissimo tutte quelle forme di selezione con un premio, o destinate a integrare nel proprio piano editoriale nuovi collaboratori per progetti retribuiti, ma tendiamo a mettere in guardia i nostri lettori da quei soggetti che vi chiedono sistematicamente di produrre materiale senza compenso per iniziative con chiari fini di lucro.

° Collaborare (ancora) con un editore che non vi ha pagato: non avete idea di quanti autori lamentano piccoli pagamenti che non arrivano per mesi, spesso senza nemmeno la dignità di una mail chiarificatrice, o che attendono le rendicontazioni (i dati di vendita del proprio libro) senza riceverle mai. In casi estremi, chiedere un pagamento legittimo, magari con tanto di contratto firmato al seguito, al posto di ricevere come risposta un onesto piano di rientro, potrebbe invece portare a reazioni aggressive, condite di insulti e minacce. Sono comportamenti che si commentano da soli e che dovrebbero essere sufficienti a farvi cercare altri lidi. In ogni caso, se avanzate crediti da qualcuno, aspettate il saldo prima di impegnarvi di nuovo.