Memorie di un camminatore distante

Appunti di lettura su Il viaggiatore distante – Vol. 1: Atlantica di Otto Gabos (Coconino Press)

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Poche cose mi mettono in crisi come partire.
Lasciare un luogo per un altro, abbandonare certezze e comodità, abbracciare una nuova vita di relazioni esponendomi al rischio dell’inospitalità. E poi scegliere i libri da portare con me, che implica la separazione da una buona parte di essi.
Romeo invece, protagonista de Il Viaggiatore Distante e alter-ego dell’autore, se potesse starebbe sempre in viaggio. Lui è diverso da me, è più spaventato dagli arrivi che dalle partenze. Eppure è afflitto bene o male dagli stessi dilemmi.
Forse è in queste forme di disagio opposte e speculari che nasce la mia profonda empatia con Romeo. Una partenza da Bologna alle White Plains, Stato di New York. Un taglio alla vecchia vita. Una nuova casa, nuovo vicinato, un’altra lingua.

Poi arrivano i fantasmi che vagano tra la notte e l’alba. Si spostano invisibili da una fermata dell’autobus all’altra per raggiungere luoghi di lavoro impossibili. Ogni santo giorno.

O forse no, forse è qualche pagina dopo che è scattato qualcosa. Forse Otto Gabos ha aperto uno dei cassetti della mia memoria quando ha ritratto la città che sbadiglia piano sull’alba, il giorno della partenza. La macchina che viaggia verso l’aeroporto, lasciando a Romeo il tempo di fotografartwintowerse con la mente i suoi luoghi, o quello sguardo così maledettamente vero sugli abitanti del tempo che intercorre tra la notte e l’alba: uomini e donne che muovono verso i luoghi di lavoro mentre tutti dormono. Spettri.

Eppure non basta. Magari sono i personaggi.
Magari è la dolcezza severa e sfuggente di Diana, che porta in grembo il bimbo suo e di Romeo, e si fa carico dell’onere di guardare a quella nuova vita con il coraggio singolare, stoico e dolcissimo, che hanno solo alcune donne. Se potessi definirla con le parole di un altro, userei Paolo Conte ne La donna d’inverno: Diana è “algebrica e pensosa”.
Potrebbe anche trattarsi di tutta quella neve. Potrebbe trattarsi della malinconia che ricopre come un manto il mondo visto dagli occhi di Otto Gabos alias Romeo Fiorenza, ibernato in una bicromia di ghiaccio su cui vagare a piedi da soli, stretti nel cappotto, irriducibili camminatori.

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Il Viaggiatore Distante – Atlantica è in libreria da pochi giorni, in forma riveduta e ampliata. Ricordo di averlo comprato di corsa, appena uscito dall’ufficio, e di averlo divorato con la stessa vorace curiosità di chi ha aperto una botola sui propri ricordi, o è sceso in cantina a raccogliere indizi, come farebbe Romeo. Perché questo romanzo, come se non bastasse, non si risparmia nemmeno in enigmi. Personaggi sfuggenti che anche tu, da lettore, sei costretto a pedinare con l’impressione che abbiano da rivelare qualcosa su te stesso.
Ma magari non è nemmeno questo che mi ha fatto amare questa storia. Forse mi sono avvicinato al vero, ma sto girando attorno al punto.
Forse la verità è che Il Viaggiatore distante non l’ho mai letto, perché è stato lui a leggere me.

Abbiamo parlato di:

Il viaggiatore distante – vol. 1: Atlantica
Otto Gabos
Coconino Press – collana: Coconino Cult, 2016
176 pagine, brossurato, bicromia – 18,00 €
ISBN: 9788876183133