Il 2 novembre 1975, all’Idroscalo di Ostia, fu trovato il cadavere di Pier Paolo Pasolini. Di tutti gli incontri con questa «storia sbagliata», come la chiamò un altro maestro, Fabrizio De André, quello che mi resta nel cuore è l’intervista disegnata allo scrittore e poeta di Davide Toffolo. Forse proprio perché è così liricamente lontana dal finale feroce e tragico di quella vita e di quella esperienza intellettuale e artistica.
Il romanzo grafico è Pasolini, uscito nel 2002 con il titolo Intervista a Pasolini, ventisette anni dopo la morte. Il volto di Pasolini vi compare più di ottanta volte.
La premessa è semplice e ambigua: un uomo contatta il disegnatore e sostiene di essere Pasolini. Vuole essere intervistato. Ha il suo volto, e soprattutto la sua voce.
L’incipit si regge su un espediente fin troppo abusato da cinema e letteratura. Ciò che dà forza autentica al racconto, sin dalle prime pagine, è il tono sospeso tra contratto di finzione classico e tradimento consapevole di quel patto, grazie alla presenza di Toffolo stesso dentro le vignette.
Il suo alter ego disegnato, in veste di intervistatore, riscatta il cliché della premessa e porta il dialogo tra i due personaggi su un piano personale e intimo.

Storia diversa per gente normale
Con il presunto Pasolini, il Toffolo disegnato attraversa i luoghi chiave nel percorso artistico e di vita pasoliniano: il Friuli, Bologna, le borgate romane, l’Etna, Ostia. Gli scenari sono sempre filtrati dall’esperienza di Pasolini. Da qui la scelta “magnusiana”, di astrarre, quando lo scrittore entra in scena, le figure da fondali realistici, per non offrire armi di distrazione di massa al lettore e concentrarne l’attenzione su Pasolini stesso.
In questo senso, Toffolo riprende qui una scelta espressiva fatta già nel suo romanzo grafico precedente, Carnera. Come nella storia del pugile italo americano, il corpo colossale di Carnera occupava in modo quasi totalitario le vignette, determinando e scandendo il layout delle tavole, così qui è il volto e la figura di Pasolini a costituire, per larga parte, il focus dell’azione disegnata, con la camera che cinematograficamente gli gira attorno.
Chi sia davvero il presunto Pasolini, il libro non lo dice. Un fantasma? Un sosia? Un impostore? La domanda resta aperta e, in fin dei conti, al lettore sembra legittimo non cercare una risposta univoca.

Una storia un pò complicata
Quello che si può dire è di che cosa è fatto questo presunto Pasolini: di parole del «vero» Pasolini. Toffolo si appropria di lui nel modo più radicale: gli lascia la voce e il tono. Il «signor Pasolini» dell’intervista parla solo con frasi di Pasolini, tratte dai versi, dalla prosa, dalle interviste, nei dialoghi e nelle didascalie. A Toffolo restano l’impianto grafico, la messa in scena, la trama.
Le parole del poeta e dello scrittore, immerse nella tavola, ne innervano il tessuto nell’incontro tra la parola disegnata e l’emozione narrata attraverso l’immagine.
Lo si vede bene da come cambia il loro posto nella tavola, nel progredire del viaggio grafico. All’inizio le parole sono confinate nel balloon del presunto Pasolini. Poi, via via, invadono lo spazio libero delle didascalie, anche scontornate, senza più bordo. La parola esce dal personaggio e si prende la tavola, diventando la voce dell’intero romanzo grafico.

Per il segno che ci è rimasto
Poi c’è quella maledetta notte all’Idroscalo di Ostia, tra l’1 e il 2 novembre 1975: il corpo martoriato, ritrovato in una landa desolata. Toffolo evoca l’evento in una fitta didascalia di taglio cronachistico senza mostrarlo.
Ci propone, invece, la messa in scena metaforica dello smembramento del corpo/corpus dell’artista. Da un lato lo smembramento può essere letto come l’incapacità di tutti coloro che non avevano compreso la qualità intellettuale dell’opera pasoliniana. Dall’altro, è un atto propedeutico a una ricomposizione e riappropriazione della memoria pasoliniana.
Nelle ultime tavole, Pasolini scompare dalle vignette: Toffolo mette in scena il proprio corpo, perché ora è lì che abitano le parole e la lezione dello scrittore e regista, mediate dalla propria sensibilità di fumettista.
C’è, in questo passaggio espressivo di consegne, quasi il senso di una comunione laica tra un artista e l’altro. Toffolo scegliere di prendere dentro di sé il corpo letterario e intellettuale pasoliniano, facendo in qualche modo sua la liturgia cannibalesca profetizzata dal corvo di Uccellacci e uccellini (1966)e richiamata anche nel romanzo grafico:
I maestri sono fatti per essere mangiati in salsa piccante. Devono essere mangiati e superati, ma se il loro insegnamento ha un valore, ci resterà dentro

Le immagini tratte da Pasolini di Davide Toffolo sono riprodotte a scopo critico e informativo. Tutti i diritti appartengono all’autore e ai rispettivi editori.
Storia editoriale
Il libro di Davide Toffolo ha una lunga frequentazione degli scaffali delle librerie italiane, e ha cambiato casa più volte. Debutta nel 2002 con il titolo Intervista a Pasolini, per Biblioteca dell’Immagine. Nel 2005 passa a Coconino Press, che lo ripropone con il titolo Pasolini e una nuova copertina. Dal 2015 se ne occupa Rizzoli Lizard, che cura anche le edizioni successive, e nel 2026 torna in libreria in una nuova edizione per Sergio Bonelli Editore. Curiosamente, la parabola dello smembramento e ricomposizione, che abbiamo visto essere uno dei punti chiave del racconto, torna anche nel destino del romanzo grafico, che nelle diverse riedizioni, è stato (ri)proposto in diversi formati editoriali (dal “tascabile” al “tabloid”), sempre curati da Davide Toffolo.