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Zio Paperone, lo scontro di civiltà e l’utopia sociale

Carl Barks non ha mai (voluto) dare alcuna valenza politica o sociologica ai suoi paperi, se non quella, tipicamente goldoniana, di essere delle maschere con le quali raccontare e prendere in giro i difetti degli esseri umani. D’altra parte i paperi di Barks non hanno mai avuto una caratterizzazione netta, risultando quindi sfaccettati e realistici. Su tutti emerge sicuramente Paperon de’ Paperoni, il papero più ricco del mondo, inevitabilmente un rappresentante dell’élite di miliardari, che non a caso nelle storie barksiane viene parodiata nel famoso Club dei miliardari.

Confrontarsi con l’utopia

Coerentemente con la sua sfaccettata caratterizzazione, Paperone non è solo un affarista, ma anche un avaro, un finanziere illuminato, un industriale senza scrupoli, un avventuriero per caso in cerca di un modo per sconfiggere la noia, un cercatore di tesori alla Indiana Jones (1) : questi e altri ruoli, spesso contrastanti tra loro quando vengono accostati, sono interpretati, con grande efficacia, in storie di taglio differente sia per lunghezza sia per contesto, ma nella sua essenza, come ben sottolineato da Chris Sims che lo ha confrontato con Superman, Paperone è l’incarnazione dello spirito occidentale in generale e di quello americano in particolare. Esempi a supporto di questa interpretazione sono La dollarallergia o La città dai tetti d’oro.

da La città dai tetti d’oro

In entrambi i casi Barks confronta l’occidente con culture lontane, che vivono staccate da ciò che definiamo progresso. È solo un caso che queste popolazioni risiedano nell’oriente: il punto essenziale di queste storie è definire la cultura occidentale, e capire se i suoi tratti distintivi la rendano una cultura superiore. In quest’ottica, la visione barksiana è velata di un certo pessimismo: i valori che Paperone esporta sono “moneta”, “accumulo”, “ricchezza”, e lo raggiungono non solo quando ne è un consapevole testimonial, come ne La città dai tetti d’oro, ma anche quando li rifugge, come ne La dollarallergia, e sono anche più che sufficienti per spezzare l’equilibrio delle civiltà nascoste con cui entra in contatto.
A guastare le idilliache civiltà è sempre l’introduzione della moneta (o di un suo sostituto, come sono i tappi della medicina di Paperone nella Dollarallergia), che viene considerata come il passo più importante nello sviluppo economico della civiltà. In realtà ciò che perde queste sperdute utopie è l’importanza che viene data alla moneta in sé – come oggetto e non al suo valore di scambio – e in particolare al suo accumulo. È soprattutto questo concetto che genera l’avidità e l’invidia all’interno di queste società, a differenza, invece, di quanto accade nell’avventura omonima con gli Indiani Pigmei, che danno valore all’essere umano per quel che vale come individuo e non per gli oggetti che possiede, e per questo dei fieri avversari dei paperi e dei valori occidentali da essi portati.

Quadrupla d’apertura di Paperon de’ Paperoni visir di Papatoa

A confrontare Paperone e quindi l’occidente con l’utopia è, in Italia, lo sceneggiatore Rodolfo Cimino. Esempio emblematico è Paperon de’ Paperoni visir di Papatoa, disegnata da Romano Scarpa. In quest’avventura Paperone, per sfuggire alle angustie fiscali e all’assedio dei Bassotti, si precipita sulla sperduta isola di Papatoa dove ottiene facilmente, grazie alla semplicità della popolazione locale, la carica di gran visir dell’isola. Gli abitanti di Papatoa, pur nella loro esoticità, sono in effetti molto italiani, così come molte popolazioni dei monti o dei deserti incontrate dai paperi di Cimino. Cresciuto in un ambiente contadino, lo sceneggiatore ha trasportato i valori e la cultura di questo tipo di società, per larghi tratti diffusa un po’ in tutta l’Italia fino a non molti decenni fa, in molte delle sue storie e popolazioni.
Altro esempio è il popolo di Reginella: la bella papera extraterrestre e i suoi cittadini fanno il loro esordio in Paperino e l’avventura sottomarina, disegnata da un giovane e valente Giorgio Cavazzano. La coppia di autori proseguirà negli anni la Saga per altre tre avventure, ma l’elemento su cui mi vorrei soffermare è il popolo guidato da Reginella: profondamente pacifico, aborrisce la violenza, sviluppando la “disapprovazione collettiva“, una sorta di ostracismo telepatico. Come però si scopre, il contatto con la Terra e i terrestri, in particolare con la violenza e l’avidità tipici del genere umano, rende i due mondi incompatibili e costringe Paperino e Reginella a restare lontani. Il messaggio è quindi chiaro: non c’è niente di perfetto, ma sicuramente ben poco potrà andare a buon fine finché in una società, per quanto piccola, entreranno difetti come l’avidità e la violenza.

da L’avventura sottomarina

Così come con il popolo di Pacificus, anche per altre popolazioni extraterrestri (e non) Cimino è molto più interessato alle dinamiche sociali e di governo, piuttosto che a scendere nel dettaglio della loro tecnologia: in questo senso Cimino è un autore di fantascienza di tipo “soft“, e proprio tale caratteristica rende più efficaci i suoi racconti “terrestri“. All’interno di questo discorso, è emblematica Zio Paperone e l’alternanza siderale disegnata da Stefano Intini. Due popoli si alternano nel possesso di una città nel deserto: per un anno uno vive nella città tutte le comodità della vita sedentaria, mentre l’altro tempra il proprio carattere nel deserto, pronto a dare battaglia al popolo sedentario, che nulla farà di più del minimo necessario per difendersi. Proprio questo minimo necessario non è sufficiente per sconfiggere il popolo nomade, che così vivrà per un anno nella città, mentre l’ex-popolo sedentario vivrà un anno nel deserto. In questo modo entrambi i popoli sono in grado di vivere e provare tutti gli aspetti tipici della cultura umana, scongiurando al minimo i problemi derivanti dal dare sfogo alla violenza insita nella natura e al possesso prolungato degli oggetti da un lato e dall’ingiustizia dovuta alla scarsità di mezzi dall’altro.
Risulta abbastanza evidente, però, al lettore attento come il confronto in Cimino è sostanzialmente identico a quello in Barks: fra la civiltà occidentale, rappresentata dai paperi, in particolare Paperone, fondata sul possesso e il consumismo e quella orientale, che invece si concentra soprattutto sul temprare lo spirito (e con esso anche il corpo).

In fuga dalle tasse

Come visto per Il visir di Papatoa, Paperone è alla continua ricerca di un modo per evitare di pagare le tasse, o pagarne meno del dovuto.
Una soluzione interessante gli viene fornita su un “piatto d’argento” grazie al ritrovamento della targa che Clinton Coot pose sull’albero di fronte al Forte Paperopoli, sito su cui Paperone costruì successivamente il suo deposito. Questo avvenimento viene raccontato in His Majesty McDuck di Don Rosa, incorporando così l’avventura, anche se solo marginalmente, all’interno della $aga.

da Sua Maestà de’ Paperoni

Grazie a quella targa, Paperone riesce, legalmente, a separarsi da Paperopoli e dichiarare il proprio regno personale, in modo da non dover più pagare le tasse allo stato. Paperone, così, riesce a uscire dalla giurisdizione del suo comune di residenza, trovandosi però esposto all’invasione di eserciti esterni (stranieri) come, ad esempio, quello dei Bassotti guidati da Akers MacCovet, con il quale ingaggerà uno splendido duello schermistico all’interno della vasca del denaro che richiama, in particolare ai lettori italiani, la sfida tra Topolino e Gambadilegno in Tapioco VI.
Tra invasioni, tagli nelle forniture energetiche (elettricità e gas), rischi di spopolare la città a causa dell’aumento delle tasse dovuto alla richiesta di rimborso fiscale, Paperone si ritrova in una situazione di stallo, dalla quale svicola bruciando “per sbaglio” il documento che sancisce l’istituzione di Paperonia, mantenendo così la sua immagine di burbero, avaro finanziere.

prima pagina dell’Imperatore domestico

Qualcosa del genere avviene anche in Zio Paperone imperatore domestico di Pudu per i disegni di Francesco Guerrini. In questo caso l’evento scatenante è una nuova tassa, scritta ad personam su Paperone, emendata per portare in pareggio il bilancio comunale. Il nostro, allora, spulciando tra le vecchie leggi mai abrogate, trova un vecchio e secolare cavillo che gli consente di dichiarare la Paperonia, ovvero il territorio della Collina Ammazzamotori, indipendente. Da questa idea ne verranno solo due vantaggi: il mancato pagamento delle tasse al comune (come già in Sua Maestà De’ Paperoni), e un pattugliamento costante dei confini, con conseguente blocco preventivo dei Bassotti da parte della sceriffo della contea. Per il resto, grazie alle tasse di attraversamento di confine poste da Paperopoli, chiunque voglia andare a trovare Paperone deve pagare una cifra che varia in base al motivo della visita (turismo, affari, …) e che causa un crollo degli affari, mentre le forniture diventano difficili da ottenere.
A questo punto Paperone fa un ultimo tentativo, che vale la pena di approfondire: chiama i parenti e gli amici più stretti per diventare sudditi della Paperonia e poter sostenere il suo regno:

Sarete creati nobili e baronetti e nominati fornitori di servigi vari all’imperial casa regnante!

Di fatto equivale all’introduzione delle tasse all’interno della Paperonia, l’esatto opposto di quanto fatto da Paperone nella classica La valanga dei BOP di Giorgio Pezzin e Guido Scala. In quell’occasione, infatti, de Paperoni consiglia a un sindaco in difficoltà a causa dei BOP (l’equivalente dei BOT italiani), di cedere ai cittadini l’uso e la manutenzione di cassonetti, marciapiedi, strade in cambio dei soldi che il comune doveva ai cittadini. E il risultato è una visione di una Paperopoli più vivibile e pulita, con i cittadini che diventano finalmente responsabili della cosa pubblica.
Torniamo al Paperone di Pudu e Guerrini: a differenza della soluzione adottata da Don Rosa, in questo caso Paperone, per tornare alla situazione precedente senza perderci la faccia, suggerisce a Battista di progettare una rivoluzione insieme al parentado: ed è proprio quello che avviene.
Così, in entrambi i casi, abbiamo una storia divertente, ricca di gag, che porta alle estreme conseguenze l’ipotesi di un ricco miliardario come Paperone che decide, invece di usare un conto nascosto all’estero, di dichiarare un nuovo stato per sottrarsi al pagamento delle tasse.
Si potrebbe, in effetti, affermare che Paperone viene utilizzato dagli autori disneyani in modo sottile per proporre i principi anarco-libertari. L’idea potrebbe essere corretta, soprattutto se applicata alla storia di Pezzin e Scala (e più in generale al Paperone di Pezzin e, in parte, a quello di Barks), ma porta fuori strada se la si applica a Don Rosa e alla coppia Pudu-Guerrini. Nelle loro storie, infatti, Paperone più che un paladino della libertà, è alla semplice ricerca di un modo facile e veloce per sottrarsi allo stato e utilizzarlo, in modi più o meno indiretti, per mantenere al tempo stesso i propri privilegi.


Note:
  1. Peraltro George Lucas si è ispirato proprio a un’avventura barksiana, Le sette città di Cibola, per le atmosfere della fortunata saga cinematografica

This post was last modified on December 20, 2017, 10:55 pm

Gianluigi Filippelli

Gianluigi Filippelli (Cosenza, 1977) ha conseguito laurea e dottorato in fisica presso l'Università della Calabria. Attualmente lavora presso l'Osservatorio Astronomico di Brera (Milano) dove si occupa di Edu INAF, il sito di didattica e divulgazione dell'Istituto Nazionale di Astrofisica. Tra i suoi interessi, le applicazioni della teoria dei gruppi alla fisica e la divulgazione della scienza (fisica e matematica), attraverso i due blog DropSea (in italiano) e Doc Madhattan (in inglese). Collabora da diversi anni al portale di critica fumettistica Lo Spazio Bianco, dove si occupa, tra gli altri argomenti, di fumetto disneyano, supereroistico e ovviamente scientifico. Last but not least, è wikipediano.

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