Wonder Woman: Bloodlines, l’Amazzone DC torna in azione

Wonder Woman: Bloodlines, l’Amazzone DC torna in azione
Worner Bros. Animation rilascia Wonder Woman: Bloodlines, nuovissima aggiunta al filone dei DC Universe Animated Original Movies che riesce a risollevare, seppur solo parzialmente, le sorti di una produzione di lungometraggi animati la cui qualità era da diversi anni in declino.

Wonder Woman: Bloodlines, l'Amazzone DC torna in azione_Recensioni Nel 2007, con l’uscita del film Superman: Doomsday, . e diedero inizio a una prolifica produzione di lungometraggi animati sui supereroi della casa editrice di Burbank, i così denominati DC Universe Animated Original Movies. Venendo rilasciati a pochi mesi di distanza l’uno dall’altro, essi rappresentano fin dagli esordi un appuntamento fisso e imprescindibile per tutti gli appassionati di Superman e compagni. Nel 2014, poi, con l’uscita di Justice League: War ha cominciato a svilupparsi, all’interno dei DCUAOM, il progetto di un universo condiviso, chiamato DC Animated Movie Universe. Film accomunati da una medesima continuity, ai quali si alternano altre produzioni del tutto a sé stanti.

A ogni modo, chi segue con costanza le avventure animate dei supereroi DC probabilmente condividerà il disappunto di chi scrive in merito alle brusche oscillazioni nella qualità a cui esse sono andate incontro negli ultimi anni, a partire proprio dal debutto del DCAMU con Justice League: War. Ogni tanto qualche prodotto degno di nota continua a venir fuori, certo, ma oramai sono mosche bianche all’interno di un proliferare di pellicole molto al di sotto delle aspettative e, in generale, si può dire che i DCUAOM, che un tempo si distinguevano per un livello qualitativo lodevole e pressoché costante, siano diventati uno sfocato riflesso di loro stessi.
Con : Bloodlines, trentaseiesimo film appartenente a questo filone e quattordicesimo della continuity inaugurata da Justice League: War, i registi Sam Liu e Justin Copeland assumono sulle proprie spalle il difficile compito di risollevare le sorti di un apparato produttivo da troppo tempo in declino. Da questo punto di vista, il risultato finale può dirsi riuscito, pur non essendo esente da alcune problematiche.

Il film si apre con un prologo che ripercorre in flashback le origini di Wonder Woman, inserendo anche qualche collegamento al sopracitato lungometraggio del 2014, giusto per ricordarci che condividono il medesimo universo narrativo. Tutti i plot point fondamentali che i fan dell’Amazzone ben conoscono vengono riproposti: Steve Trevor che precipita col suo aereo nelle prossimità di Themyscira, Diana che lo salva e poi lo segue nel mondo degli uomini, contravvenendo al volere della madre, la regina Ippolita, e poi il suo arrivo, spaesata ed esitante, negli Stati Uniti, dove viene ospitata a casa dell’archeologa Julia Kapatelis e della figlia Vanessa.

Questa prima parte assolve principalmente e con estrema competenza lo scopo di presentare e sviscerare il rapporto che viene a instaurarsi fra le tre donne, in special modo tra Diana e Vanessa, elemento che costituisce il cardine primario attorno a cui è costruito l’intero impianto narrativo e che rappresenta il maggior punto di forza del film. Ritrovatasi catapultata in un mondo che non conosce e tormentata dal rimpianto per aver deluso la propria madre, la principessa di Themyscira trova in Vanessa un’amica con la quale condivide il fardello di doversi confrontare con le aspettative di una figura materna particolarmente autoritaria. Col tempo, tuttavia, le due finiscono per allontanarsi sempre di più, sino ad arrivare, in corrispondenza del punto di svolta che segna la conclusione del primo atto, alla definitiva rottura del loro rapporto, che si tramuta in vera e propria ostilità della giovane nei confronti dell’Amazzone.

Wonder Woman: Bloodlines, l'Amazzone DC torna in azione_Recensioni

È questo avvenimento che innesca il conflitto che funge da principale motore dell’azione per il resto della pellicola e che costituisce la linea narrativa di maggior interesse. Bisogna però anche segnalare che la sceneggiatura (curata da Mairghread Scott), per quanto efficace nel delineare l’evoluzione psicologica e caratteriale dei personaggi, in generale si lascia andare a diverse ingenuità nello sviluppo dell’intreccio, vedasi la forzatura utilizzata per scatenante il conflitto fra le due donne.

Nell’arco della prima mezz’ora si ha anche l’introduzione di Dr. Poison e Dr. Cyber, che ricoprono il ruolo di antagoniste per la maggior parte del film. Purtroppo non riescono mai a lasciare il segno, apparendo troppo poco approfondite, finanche stereotipate come caratterizzazione e motivazioni, e alla fine vengono fatte uscire di scena in maniera fin troppo repentina, lasciando una sensazione di potenzialità sprecate. Più in generale, tutto l’apparato dei villain è abbastanza carente di figure davvero forti e accattivanti: fra queste solo Silver Swan, per motivi narrativi, viene approfondita in modo soddisfacente.

Altra piccola criticità: nella parte centrale Wonder Woman: Bloodlines inizia a perdere un po’ di slancio. Non che il ritmo cali di intensità; anzi, l’incedere si mantiene su buoni livelli di brio. Tuttavia la sceneggiatura, messo momentaneamente in pausa il conflitto tra Diana e Vanessa, assume i contorni di una lineare caccia al tesoro che si trascina pigramente da una location all’altra, da una scena d’azione alla successiva.

L’apice, comunque, lo si raggiunge nel terzo atto. Qui si assiste all’elettrizzante climax del film, lo scontro finale che ha luogo a Themyscira. Tale momento risulta esaltante non solo per la messa in scena del conflitto esterno, laddove la battaglia è adrenalinica e caratterizzata da un crescendo costante di brutalità, ma anche per come viene gestita la risoluzione dei conflitti interiori. I character arc di Diana e di Vanessa giungono a pieno compimento: la prima si dimostra disposta a sacrificare tutto, anche la propria vita, pur di proteggere le persone amate, provando dunque a se stessa, prima che a sua madre, di meritare il rispetto tanto delle sue sorelle quanto degli abitanti del mondo esterno; la seconda, grazie al supporto della stessa Diana, riesce a superare il dolore e la rabbia che si porta dentro.

Wonder Woman: Bloodlines, l'Amazzone DC torna in azione_Recensioni

L’unico elemento che avrebbe potuto essere migliorato è proprio l’avversario che Wonder Woman deve affrontare in quest’ultima parte, il “boss finale” (per attingere dalla terminologia videoludica) attorno a cui è incentrata l’intera sequenza d’azione, la cui introduzione avviene in maniera un po’ troppo estemporanea, senza una preparazione che ne valorizzi il ruolo. Certo, sono presenti degli accenni nel corso del film ma manca un reale build up che stabilisca una connessione tra la protagonista e la villain in questione. Ciò avrebbe conferito allo scontro tra le due un carattere più personale e una maggior carica drammatica, incrementando di conseguenza le aspettative degli spettatori e il loro coinvolgimento, che invece ne risultano un po’ indeboliti.

A livello estetico Bloodlines si uniforma allo standard stabilito da WB Animation per tutti i lungometraggi che fanno parte parte del DC Animated Movie Universe. Utilizza quindi uno stile di disegno sobrio, pragmatico e che fa della verosimiglianza delle proporzioni anatomiche il suo cardine. Un approccio come sempre pienamente funzionale alla rappresentazione visiva di storie di supereroi e scene d’azione adrenaliniche ma che, a lungo andare, comincia ad apparire sempre più blando. Specialmente in un ambito, quello dell’animazione, che più di altri si presta alla sperimentazione di stili e tecniche (basti pensare a cosa è stata in grado di realizzare Sony con Spider-Man: Un Nuovo Universo), la continua reiterazione di un modello sempre uguale a se stesso si porta inevitabilmente appresso una certa sensazione di ripetitività.

Le animazioni, dal canto loro, vantano un’apprezzabile fluidità e risultano ulteriormente valorizzate da una regia consapevole, particolarmente efficace, come già accennato, nel rappresentare su schermo la dinamicità delle scene d’azione e nel renderle perfettamente intelligibili. Qui si scorge preminente la mano di Sam Liu – vero e proprio veterano dell’animazione supereroistica, che ha diretto una cospicua parte dei lungometraggi DC, oltre che qualche pellicola per la Marvel ed è stato coinvolto in diversi progetti televisivi (a differenza di Justin Copeland, il quale si trova solo alla sua seconda esperienza come regista, dopo il lavoro in solitaria svolto su Batman: Hush, uscito a luglio 2019). Una piccola nota di biasimo è da rivolgere alla realizzazione degli sfondi, dove si registra l’impiego di qualche occasionale sotterfugio grafico. Un esempio è la folla delle amazzoni sulle gradinate dell’anfiteatro nell’ultima scena, ricavata mediante un maldestro e visivamente poco gradevole processo di duplicazione, senza che nemmeno si sia cercato di mascherarlo (ad esempio specchiando alcune delle copie).

Di buon livello il comparto audio. Il doppiaggio (solo in inglese) è più che discreto e spiccano le interpretazioni di Rosario Dawson e Adrienne C. Moore, rispettivamente nel ruolo di Diana e di Etta Candy, alle quali se ne affiancano altre meno incisive, come quella di Jeffrey Donovan per Steve Trevor. Le musiche appaiono efficaci nell’accompagnare l’azione e nel darle il giusto ritmo, nonostante nessuna di esse riesca a rimanere impressa.

Wonder Woman: Bloodlines, l'Amazzone DC torna in azione_Recensioni

In definitiva, Wonder Woman: Bloodlines è un film piacevole, che riesce a intrattenere e al quale vale la pena dedicare un’ora e venti del proprio tempo. Le problematiche che lo affliggono gli impediscono di innalzarsi al livello delle produzioni che WB Animation era solita confezionare un tempo (e di certo non regge il paragone con il precedente lungometraggio animato dedicato all’Amazzone, risalente al 2009) ma, se non può essere definito una completa ripresa dei DC Universe Animated Original Movies, rappresenta quanto meno una modesta ma incoraggiante inversione di tendenza.

Abbiamo parlato di:
Wonder Woman: Bloodlines
Warner Bros. Animation
Regia: Sam Liu e Justine Copeland
Storia e sceneggiatura: Mairghread Scott
Animazione, 2019, 82 minuti

1 Commento

1 Commento

  1. Pingback: [LSB] [FILM] Wonder Woman: Bloodlines – Il favoloso blog di Marco

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna su