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The Wicked + The Divine: gli dei non sono quel che sembrano

Il secondo volume di "The Wicked + The Divine" di Kieron Gillen e Jamie McKelvie è un fumetto ricco di suggestioni ermetiche nascoste.

The Wicked + The Divine: gli dei non sono quel che sembrano

è un interessante fumetto per i testi di e i disegni di , che assomma e intreccia riflessioni sul supereroismo, sul divismo e sul concetto di divinità in senso proprio. In una terra lievemente alternativa alla nostra, ogni novant’anni, da tempo immemore, alcuni ragazzi sono scelti dagli dei per incarnarli per due anni, e poi morire. Il fatto è ormai accettato pacificamente e fa parte della cultura.

Simone Rastelli ha approndito la serie in generale, soffermandosi sul primo arco narrativo di quattro volumi, di cui questo numero è il secondo capitolo.  Anche qui gli autori declinano il tema dell’adolescenza in rapporto a quello del divismo, tramite il punto di vista di Laura, ragazza intelligente e confusa che anela alla pericolosa celebrità dei giovani dei. Superficiali ed effimeri, gli dei-popstar sono in effetti solo marionette nelle mani di manovratori più grandi di loro, a partire da Ananke, la dea greca della fatalità, che anche nel mito classico sta su un livello superiore agli dei olimpici.

L’abilità di Gillen nel gestire l’intreccio evita di disperdersi eccessivamente nell’alternarsi delle storie dei dodici Dei e dei loro comprimari; mentre i disegni di McKelvie e i colori di Matthew Wilson, con la loro algida bellezza combinata, evocano bene l’idea di un mondo seducente ma freddo e svuotato di senso. Anche il lettering di Clayton Cowles – giustamente citato in copertina – è importante nel caratterizzare le voci sovraumane degli dei con soluzioni grafiche efficaci ed equilibrate.

The Wicked + The Divine: gli dei non sono quel che sembranoUn particolare pezzo di bravura appare, in questo secondo episodio,  il continuo rave lisergico di Dioniso, una delle varie tappe del viaggio della protagonista: un ambiente molto ben reso dalla colorazione fluorescente e dal montaggio volutamente sconnesso della sequenzialità delle vignette.

A un primo livello, il fumetto può essere letto come una metafora del rapporto tra gli adolescenti di oggi e il loro star system. Laura, che si era avvicinata a questo mondo nel primo capitolo, qui è ormai una delle figure di contorno di questo divino fandom, e soffre per l’impossibilità di divenire una dea essa stessa, come aveva in un primo tempo sperato. Tuttavia, frequentando gli dei, la ragazza si rende conto di come tale divinizzazione comporti un prezzo molto alto: non solo una vita breve ed effimera, ma un vuoto esistenziale che i poteri non servono a colmare.

Se quindi l’allegoria è abbastanza evidente – la vuotezza del mondo degli dei come la vuotezza del sistema delle popstar – a un secondo livello possiamo anche leggere in controluce qualche riflessione più complessa sulla delicata materia mitologica, senza mai cadere comunque in un puro esercizio di erudizione.

Se il primo volume era servito a introdurre gli dei fino al colpo di scena finale, questo secondo volume riparte da questo evento che ha sconvolto il nutrito fandom degli dei (e da qui, il “fandemomium” del titolo). Laura, alla ricerca della verità,  inizia una simbolica “discesa agli Inferi” nel mondo sotterraneo del culto dei giovani dei: non tanto degli Inferi cristiani, su un modello dantesco, ma un Ade pagano,  un sottosuolo di divinità ctonie, pericolose ma affascinanti e dionisiache.

The Wicked + The Divine: gli dei non sono quel che sembrano

La maggioranza di esse proviene dal mito classico, egizio e greco-romano, ma un consistente innesto viene dal mito germanico e nordico, mentre un caso spurio è quello di Baphomet – divinità esoterica e minore – e, sicuramente, quello di Lucifer, non a caso la più instabile giovane divinità protagonista del capitolo precedente, che rimanda al culto cristiano dove sarebbe, ovviamente, in realtà un demone e non un dio.

Dodici dei, come dodici sono quelli del Pantheon olimpico: un elemento ribadito dal frontespizio di ogni capitolo, dove ritornano i dodici simboli degli dei e il ritratto frontale di uno di essi. Il tutto evoca una certa formularità tipica del mito, che ritorna anche, ad esempio, nell’identica ritualità della trasformazione dei giovani in dei.

Non mancano rimandi piuttosto colti, disseminati nel testo: all’interno di questo numero si cita esplicitamente La Dea Bianca, un saggio di Robert Graves del 1948 che riprende le teorie di James Frazer ne Il ramo d’oro (1922). Appare interessante che tale saggio presenti il tema del “re sacro”, trasversale ai miti antichi: per compiacere gli dei, si deve offrire loro il massimo sacrificio, il sovrano stesso, a volte divinizzato; tuttavia, per evitare di essere ucciso, il re-dio si fa sostituire temporaneamente (in una parentesi “carnevalesca”) da un “re per un giorno” che viene poi ucciso dopo un breve, simbolico regno. Appare evidente l’analogia con quel che succede ai giovani prescelti come dei, destinati a morire dopo soli due anni di splendore divino.

Un altro tema, che per ora rimane sullo sfondo, ma che appare avere una sua importanza simbolica, è il rapporto col monoteismo cristiano. Non si è ancora vista la posizione dei vari monoteismi su questa apparizione degli Dei, ma in prevalenza la cultura “adulta” sembra liquidarli come una stranezza passeggera.
Tuttavia, all’inizio dell’albo Lucifer sembra oggetto di un un paradossale culto come salvatore cristologico, e la storia si chiude con una drammatica scena finale che coinvolge un crocifisso e uno dei “nuovi dei” che vi viene affisso durante uno scontro con un’altra divinità. Un tema promettente, anche se molto delicato, che potrebbe costituire il nucleo più forte della parte più “metafisica” di questo fumetto.

Abbiamo parlato di:
The Wicked + The Divine vol.2
Kieron Gillen, Jamie McKelvie
Traduzione di Michele Foschini
BAO Publishing, 2017
200 pagine, cartonato, colori – 19,00€
ISBN: 9788865439096

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