Vincent e Van Gogh

Gradimir Smudja Grifo/Edizioni Di, 2003 - 80pp. C. col. - 16.50euro
Articolo aggiornato il 15/10/2015

Vincent e Van GoghSe pittura e fumetto vantano una parentela stretta, spesso dimenticata per la natura merceologica di gran parte del fumetto prodotto, Gradimir Smudja sembra volercene ricordare attraverso quest’opera che omaggia continuamente l’arte dei principali maestri impressionisti. A questo aggiunge il gusto personale per la citazione, sia fumettistica, come ad esempio di Little Nemo, nel sogno-delirio del finale, sia della cultura popolare, letteraria e cinematografica: O il mio orologio non funziona, oppure il poverino è morto., sono le parole che attestano la fine di Van Gogh. Theodore Van Gogh, per la precisione.

Pittorucolo senza talento e senza futuro, per Theodore l’incontro con il rosso gatto Vincent sarà l’inizio della sua avventura, e l’inizio di una amicizia tormentata e violenta, fatta di passeggiate tra i campi sotto i cipressi, di vita di miseria, di litigi fortissimi e riappacificazioni.

Protagonista assoluto del fumetto, il felino rossopelo parla, beve, ruba, ed è un inguaribile rubacuori con animali e donne in egual misura. Ma soprattutto, la bestiola è un pittore fenomenale, e sarà lui a dipingere i quadri che passeranno alla storia come quelli di Vincent Van Gogh.
Gatto o genio, o ancora figlio del diavolo e di una strega, ultimo di una stirpe di mici-artisti (a suo non troppo affidabile dire), a cui si devono tra le altre le opere di Rembrandt e Delcroix, Vincent si rivela lunatico e menefreghista come ogni gatto che si rispetti; ma con in più la malizia, l’ingordigia ed a volte la cattiveria che più che gli animali caratterizza gli uomini. Una “simpatica canaglia” che colleziona stravizi e guai, portafogli altrui e sopraffazioni sul povero Theodore, il quale subisce il giogo per cercare di carpirgli almeno una infinitesima parte del talento da pittore.

Ho nove vite, io!…
… E anche sette peccati capitali!

In un mondo fantastico, dove esempi di varia umanità si muovono con sguardo allucinato e movenze oltre le possibilitù fisiche, dove gli eventi storici appaiono congelati negli sfondi, dove le vignette si piegano come tende e gli animali si mescolano tranquillamente tra gli uomini (come la bellissima e felina Brigitte Bardot), Smudja muove i suoi personaggi con uno sguardo ironico ed a tratti quasi grottesco. I molti pittori famosi ritratti nelle pagine del racconto vengono tratteggiati in maniera assurda e bizarra, e dipinti con uno stile pennellato e coloratissimo perfettamente adatto al tema. Gli esempi non mancano, dal mimetico Monet, nascosto tra le sue ninfee e tra le sue gole, a Gauguin che nasconde gelosamente il segreto dei suoi quadri, il cui vero artefice è il fedele pappagallo al pari di Vincent per Theodore.

Un racconto divertente, godibilissimo che conosciate o meno la storia dell’arte impressionistica, pieno di sagace ironia e gusto per il non-sense, accompagnato da disegni di grande bellezza che sanno dare a tutto il racconto il sapore di un quadro in movimento (quando non sono rappresentati con perizia i dipinti stessi dei tanti autori citati).
Da leggere, ma anche da regalare agli amici meno “fumettari”.

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