Vertigine – un Nuovo Mondo, una gabbia e una trama

In Nuovo Mondo #3 la serie di Recchioni e Mammuccari continua la sua ricerca “oltre” la gabbia Bonelliana. E la trama si adatta alla struttura delle tavole.

Se la regia definisce la trama

Vertigine - un Nuovo Mondo, una gabbia e una tramaUn titolo come Vertigine, alla luce del contenuto dell’albo, fa pensare a una precisa dichiarazione di intenti. Inserendosi in pieno nel percorso di rottura della gabbia bonelliana, il terzo volume di Nuovo Mondo non si limita a proporre le ormai consuete splash page, singole o doppie che siano.

Il punto di rottura lo troviamo immediatamente, a pagina 6, nella forma di una tavola che si estende su due fogli e si legge in verticale, costringendo il lettore a ruotare l’albo che tiene fra le mani. È un passaggio talmente deflagrante, per la casa editrice di Tex, che e sentono il bisogno di prepararlo con le didascalie: “Lascia che ti dica una cosa sul mondo, sgorbietto… è un posto incasinato. E per quanto tu ti possa sforzare di dargli un senso ci saranno volte in cui tutto finirà SOTTOSOPRA!”.

È un interessante caso, insomma, di narrazione al servizio del comparto artistico, piuttosto che il contrario, dato che il contenuto comunicazionale di questa frase di esordio appare piuttosto risibile.

Vertigine - un Nuovo Mondo, una gabbia e una trama
L’intero Vertigine si connota per una regia che cerca di scardinare la normale scansione della pagina, per arrivare a sovvertirla. Se la griglia canonica tripartita resiste nei momenti di calma, al movimentarsi della scena le vignette si moltiplicano, si spezzano e arrivano, nelle pagine 88 e 89, a costringere a un’inversione del verso di lettura, che avviene dal basso verso l’alto, per arrivare a una pagina 90 in cui la rotazione in senso orario delle vignette ristabilisce la consueta scansione, segnalata dal piede di Rosa che tocca il terreno dopo una fuga rocambolesca.

La sensazione, non spiacevole, è che la trama sia stata guidata dalla volontà di stupire sul versante grafico: se le scelte visive appaiono infatti pienamente integrate con le caratteristiche della sfida presentata nella storia, rimane il sospetto che il processo di integrazione sia stato invertito, partendo dall’obiettivo di raccontare “in modo diverso” e adattando la situazione di conseguenza, invece del contrario. Si può dire, insomma, che la “rottura della griglia” sia il motore degli eventi.

Se una madre racconta una storia

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Se la costruzione delle vignette compie, numero dopo numero, un percorso sempre più marcato di allontanamento dal canone, in generale le tavole di questa terza stagione di Orfani si dimostrano invece saldamente ancorate a un modello uniforme.

In Ringo c’era la sperimentazione nel tratto, l’accostamento fra stili molto diversi, l’introduzione di caratterizzazioni autoriali e in qualche modo adulterine (Paolo Bacilieri e Carlo Ambrosini) rispetto alla grammatica scelta in precedenza, l’utilizzo di dominanti di colore differenti per ogni tappa del viaggio degli eroi.

Qui invece la peregrinazione dei protagonisti è più coesa, non ci sono stacchi fra i numeri, lo scenario è lo stesso. Ne deriva l’adozione di una cifra stilistica univoca, che prende la sua ragion d’essere dalle didascalie (un racconto fatto da una madre a suo figlio) e si veste come un cartone animato, popolandosi di colori brillanti che in alcune pagine (si veda la splash page all’interno della grotta) esplodono e prendono il sopravvento sulle linee, assumendo l’onere dei chiaroscuri per personaggi e oggetti, e limitando quindi il ruolo del tratteggio volumetrico, ancor più che nelle prime due stagioni.

Ottimo il lavoro, in questo numero, di un minuzioso , con il suo tratto liquido e dinamico dal sapore manga, coadiuvato da uno psichedelico Luca Saponti per la colorazione delle tavole.

Se la parte narrativa viene per ultima

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Se visivamente c’è molto da dire, il comparto narrativo mostra una mescolanza di elementi positivi e negativi.

Anzitutto un buon ritmo, mediamente alto, con una alternanza efficace di momenti dinamici e di pause che consentono un accenno di esplorazione dei personaggi. Dopo le considerazioni a margine del poeta Ringo nella prima stagione e gli scollati proclami ossimorici della Juric nella seconda, Nuovo Mondo spinge sulle didascalie, che sono più presenti e più centrate delle precedenti, motivate anche quando appaiono un po’ ridondanti, perché sottolineano bene tutte le paure della madre profuga per suo figlio non ancora nato.

Se i dialoghi mantengono quello schema un po’ troppo ripulito, volutamente brillante e artefatto, marchio di fabbrica della serie, la presenza di più personaggi, e l’aggiunta su queste pagine di due nuovi comprimari (Vincenzo e Lora), distribuisce le parti e rende gli scambi meno forzati e più godibili. I monologhi interiori fra Rosa e i componenti morti della sua famiglia (questa volta è il turno di Seba) rimangono fra i momenti più interessanti, ma convince anche il personaggio di Cesar, con il suo perenne conflitto fra l’accettazione dei legami e l’istinto egoistico di sopravvivenza, che lo pongono costantemente nel gruppo e, in contemporanea, ai suoi margini.

C’è un buono spazio anche per Armin e Paul, che continuano ad apparire come “ingredienti necessari”, più funzionali che organici, ma sanno ritagliarsi una propria parte ben definita.
Host, in una dinamica da cartone animato, esercita il ruolo – di cui si sarebbe fatto volentieri a meno – di stucchevole spalla comica, con il classico tormentone “a la Sheldon Cooper” sulla differenza fra un’intelligenza e un’intelligenza artificiale.

Vertigine - un Nuovo Mondo, una gabbia e una trama

Venendo alla dinamica della storia, colpisce un parallelo davvero forte con un numero della scorsa stagione, Come pioggia: in entrambi i casi c’è una marcia sotto un temporale, raccontata allo stesso modo, e cioè per immagini e onomatopee, e una grotta che parte col sembrare un rifugio, ma si rivela qualcosa di completamente diverso.

Vero, ci sono differenze, e di sicuro Vertigine si inserisce bene nel gioco al rialzo sulle minacce dell’esplorazione del pianeta, riuscendo a superare il grado di difficoltà incontrato nel numero precedente.
Lascia però insoddisfatti la dinamica di risoluzione del problema, che appare troppo sbrigativa e, dettaglio strano per una serie d’azione, carente proprio nella costruzione delle scene più movimentate, liquidate in poche acrobazie e qualche improbabile fendente sempre a segno da parte dei protagonisti, come se il pericolo che affrontano sia tutto sommato più nominale che effettivo.

Rimane, a questo proposito, un forte dubbio sulla abnorme crescita di Rosa come guerriera: quella che sulla Terra appariva una ragazza indurita dalla vita, ma tutto sommato umana, qui si comporta, come dichiara lo stesso Cesar, sempre più come una supereroina che risolve tutto, dando per assodato il suo legame genetico con Ringo, che invece a fine seconda stagione appariva (giustamente) non sicuro.

Vertigine - un Nuovo Mondo, una gabbia e una trama
Se la costruzione action risente di eccessive semplificazioni, appare interessante la nuova tappa della meditazione sulla famiglia: la prima stagione vedeva la distruzione di un gruppo e la creazione di un orfano, nella seconda stagione quell’orfano sentiva crescere dentro di sé, fuori tempo massimo, un legame affettivo.

In questo terzo capitolo le tragedie passate e la vita che cresce dentro di sé spingono sia la protagonista sia l’antagonista a porsi come obiettivo una famiglia: la Juric e Rosa sono due madri a confronto, e dalle proprie maternità derivano una mescolanza di forza e fragilità che fanno molto bene alla storia.
Se per Rosa assistiamo già a una crescita del personaggio, accennata nelle pause dell’azione, ma comunque ben presente, per la Juric, per ora relegata ai margini degli episodi, c’è la speranza che sia invertita, finalmente, una caratterizzazione finora troppo monolitica, anche solo alla luce del rapporto torbido che la lega alla Sam robotica, unico altro “superstite” degli Orfani che furono.

Insomma: Nuovo Mondo non è perfetto, e Vertigine, in particolare, vede una curiosa inversione fra elemento grafico ed elemento narrativo. Ci si augura che l’esplorazione del pianeta nei prossimi numeri porti a una quadratura del cerchio, e le suggestioni visiva e narrativa convergano verso quello che cerchiamo tutti: una bella storia.

Abbiamo parlato di:
Orfani Nuovo Mondo #3 – Vertigine
Roberto Recchioni, Giovanni Masi, Luca Genovese, Luca Saponti
, dicembre 2015
96 pagine, brossurato, colori – € 4,50

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