Potevano essere semplici “stanze”, ma sono invece Camerette quelle da cui parte e in cui si sviluppa l’opera prima di Frita – che sta per Francesco Rita, talento romano che aggiunge ora il fumetto alle sue esperienze di grafico, musicista e pittore. Perché l’idea di fondo è quella di partire da ambienti chiusi (un’abitazione, una casa di riposo, un’aula scolastica) per raggiungere una certa intimità con i protagonisti, non a caso a volte ripresi anche nudi, “spogliati” dei loro ruoli di madre, padre, figlia, musicista, regista o centralinista per lasciarne affiorare i pensieri e le verità nascoste. Proprio come se entrassimo nelle loro camerette, appunto.

In questo modo Frita gioca secondo uno stile basato sugli opposti: la naturalezza della quotidianità rispecchia una problematicità del vivere molto forte. Lo stile, dal canto suo, è accattivante, cartoonesco e essenziale, con figure piene e restituite attraverso tratti spessi e colori accesi. “Infantile” verrebbe da definirlo con una certa tendenza alla esemplificazione, sebbene poi la narrazione sia decisamente adulta nei toni e nelle situazioni descritte. Quasi un teatro di marionette da cui emerga invece un ritratto di forte umanità (e non stupisce apprendere che fra le opere prese a modello ci sia Casa di bambola di Henrik Ibsen). La differenza la fanno quindi i dettagli: come quelle ombreggiature quasi sempre presenti sulle figure che ne minano la bidimensionalità grafica, per restituire un’idea di tridimensionalità che vada di pari passo con il “casino” (come molti lo definiscono) delle loro vite.
Le foto di famiglia che aprono i primi capitoli descrivono così momenti lieti e socialmente rilevanti (il matrimonio, i primi amori, la nascita dei figli) con una frontalità decisamente netta su sfondi indefiniti. All’opposto, le inquadrature della “vita” hanno un taglio più ricercato, in cui si insiste sul dettaglio e sull’interazione con lo spazio che diventa elemento importante della resa espressiva dell’azione. Non stupisce quindi che gli album fotografici siano progressivamente abbandonati fino alla soluzione radicale di un settimo capitolo senza dialoghi e formato solo da disegni unici per ogni tavola, accompagnati dal testo di Blue Spotted Tail dei Fleeet Foxes (parte dell’ideale playlist che l’autore inserisce alla fine del volume).

Un fumetto insomma complesso nella sua apparente semplicità e che rivela una forte personalità nello sguardo con cui affronta e raffigura la vita. Un biglietto da visita che è una vera dichiarazione d’intenti anche per Ottocervo, il nuovo marchio tarantino che da qui inizia la sua avventura editoriale con lo scopo dichiarato di non giocare sul sicuro, puntando invece su esordi in grado di esprimere una visione del mondo peculiare. Obiettivo centrato con questo “romanzo (rosa) a fumetti”.
Abbiamo parlato di:
Camerette
Frita
Ottocervo, 2021
144 pagine, brossurato con alette, colore – 15,00 €
ISBN: 9791280741011







