Una combattente nell’Inferno della guerra: Oriana Fallaci e il Vietnam

Una combattente nell’Inferno della guerra: Oriana Fallaci e il Vietnam
Eva Giovannini e Michela Di Cecio pubblicano per Round Robin un’opera a fumetti dedicata a Oriana Fallaci e alla sua esperienza giornalistica in Vietnam.

Oriana FallaciLe immagini arrivate negli schermi di televisioni, computer, smartphone e tablet lo scorso agosto 2021 da Kabul, in Afghanistan, all’indomani della presa della capitale da parte dei Talebani, sono state da molti accostate a quelle che arrivarono nell’aprile del 1975 da Saigon – Vietnam del Sud – quando, all’avvicinarsi dell’esercito nord vietnamita e dei vietcong alla città, l’ambasciata statunitense venne evacuata con una operazione lampo.
La , durata quasi 20 anni, è stata, tra le tante cose che quel conflitto è stato, il primo conflitto seguito da vicino dal giornalismo moderno, con decine di giornalisti di tutto il mondo – americani ed europei in primis – inviati sul campo a seguire le vicende belliche in presa diretta.

Per l’Italia quella guerra “lontana” ma importante fu seguita da una delle più grandi figure che il giornalismo del nostro Paese abbia prodotto nell’ultimo secolo: Oriana Fallaci. Proprio alla grande giornalista toscana è dedicata l’opera – a metà tra e graphic journalism – della giornalista RAI e dell’artista Michela Di Cecio, edita da Round Robin.
Oriana Fallaci – Il Vietnam, l’America e l’anno che cambiò il mondo si concentra sui tre viaggi che la reporter fece in Vietnam tra il 1967 e il 1968, anno fondamentale per la storia degli USA (e del mondo) con la missione Apollo 11 sulla Luna, l’uccisione di Martin Luther King e le proteste che scatenò e la nascita dei movimenti pacifisti proprio contro la guerra nel sud est asiatico.

Lo sguardo della giornalista fiorentina sul mondo è sempre stato non allineato, originale e critico, e tutto questo si rifletteva nei suoi articoli, nei suoi reportage e nei suoi libri. Lei viveva il suo lavoro con tutta sé stessa, con spirito coraggioso e non lesinando nessuna energia, interrogandosi in continuazione sia sul significato delle vicende a cui stava assistendo, sia sul significato e il ruolo che il giornalismo doveva avere rispetto a quanto stava raccontando e alla sua utilità.
Partendo da questi elementi essenziali della figura di Fallaci, Giovannini imbastisce una narrazione che si muove in equilibrio tra la chiarezza del reportage giornalistico a fumetti e l’intimità del diario, mettendo in risalto i molteplici aspetti della figura della giornalista, da quelli professionali a quelli più personali, in un fluire continuo degli uni negli altri senza soluzione di continuità.

600x857 px Oriana Fallaci1Punti di riferimento della trama sono le interviste, attività giornalistica che Oriana Fallaci praticava con maestria e scaltrezza insuperabili. La sceneggiatrice sceglie di inserirne quattro nel flusso del racconto: due con il generale Loan, capo della Polizia Nazionale del Vietnam del Sud, una con il generale Cao Ky – primo ministro della Repubblica del Vietnam – e, a chiudere il libro, quella con Henry Kissinger, consigliere per la sicurezza nazionale del presidente americano Richard Nixon. Da tutte queste conversazioni viene fuori il rigore deontologico con cui la reporter toscana si approcciava agli intervistati, ma anche la sua incessante voglia di capire, se non comprendere, le ragioni politiche e umane che muovevano personaggi tanto importanti.

Il Vietnam, così come gli USA, rappresentati nelle pagine della da Michele Di Cecio sono luoghi dell’animo più che luoghi reali. La fumettista, qui alla sua prima esperienza in un lavoro lungo e strutturato, decide di concentrarsi sui personaggi, sui loro volti e i loro sentimenti e di limitare al massimo i dettagli e il rumore di fondo di ambienti e paesaggi, evitando la ricerca ossessiva del particolare nelle vignette, senza per questo renderle meno ricche visivamente.
Il colore diventa mezzo di rappresentazione tanto quanto il segno del pennino. Colori acidi, non realistici ma emozionali, con una predominanza dei verdi, degli ocra, dei grigi e dei marroni e con il rosso presente quasi in ogni pagina, a marcare esplosioni, sangue e stati d’animo estremi.
Lo stile di Di Cecio, che impressiona per omogeneità e tenuta per tutta la durata del fumetto – visto che a tutti gli effetti si tratta di un esordio -, rifugge il realismo e il naturalismo d’insieme ma al contempo lo ricerca nei volti che rimandano a quelli dei personaggi reali, rendendoli riconoscibili.

Oriana Fallaci è un’opera che, da un lato, ci restituisce un ampio ritratto di una delle più grandi giornaliste italiane, negli ultimi anni troppo spesso limitato all’ultimo periodo della sua esistenza, quello della malattia e di certe prese di posizione politica impensabili per il suo vissuto. Dall’altro è una riflessione sulla capacità del giornalismo di saper raccontare fatti estremi come le guerre, ieri come oggi, provando ad andare oltre il punto di vista occidentale chiaramente intrinseco nella nostra cultura, per cercare di scavare nell’animo di coloro che nei conflitti sono coinvolti in prima persona, a tutti i livelli, da chi dà ordini, a chi li esegue, a chi li subisce, fino a chi, impotente, ne paga le conseguenze.

II volume Round Robin è arricchito, oltre che da una piccola galleria grafica, da un apparato saggistico che ne aumenta il valore, composto da due interviste della stessa Giovannini, quasi un altro omaggio al genere giornalistico amato da Oriani Fallaci. La prima a Kim Phùc, immagine simbolo della guerra in Vietnam, dato che il suo corpo bambino, nudo e ricoperto di napalm, fu immortalato dal fotografo Nick Ùt in una delle foto iconiche del XX secolo.
La seconda invece ha per protagonista Furio Colombo, altro storico giornalista italiano, grande amico di Fallaci che, con lei, condivise l’esperienza (e gli orrori) del Vietnam.

Abbiamo parlato di:
Oriana Fallaci – Il Vietnam, l’America e l’anno che cambiò la storia
, Michela Di Cecio
, 2021
108 pagine, cartonato, colori – 15,00 €
ISBN: 9788894953817

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