Un nuovo eroe: involuzione di PK

Un nuovo eroe: involuzione di PK
“Un nuovo eroe” è la prima storia del PK della nuova era a uscire direttamente su un albo dedicato, ma il risultato appare deludente e con diversi difetti.

Ipotizzata con mezze parole prima dalla ex-direttrice di Topolino Valentina De Poli in alcune delle conferenze tenute negli ultimi mesi del suo mandato e poi, più concretamente, dal suo successore Alex Bertani in quel di Cartoomics 2019 pochi mesi dopo il suo insediamento, a novembre dell’anno scorso ha esordito nelle edicole e nelle fumetterie una nuova serie dedicata a , la versione più supereroistica di Paperinik che a partire dal 1996 diede nuova linfa vitale all’identità segreta di Paperino e al fumetto in senso generale.

Non è l’unico progetto a uscire dalle pagine del settimanale disneyano: nella neonata testata Topolino Fuoriserie viene ospitata anche Blackout, la nuova storia del ciclo fantasy Wizards of Mickey, che conferma la volontà della nuova direzione di concentrarsi su serie e personaggi classici anche nell’ambito di questi nuovi formati editoriali.
Prima, però, di addentrarci nei contenuti di Un nuovo eroe, titolo di questo nuovo restarting point per il personaggio, curato da e , facciamo un breve riepilogo della storia di PK.

Ritratto dell’eroe da giovane

Arrivata in edicola nel 1996 con l’albo Evroniani, PKNA – Paperinik New Adventures proseguì fino al numero 49 (numerato 49/50) per un totale di 52 albi nel formato spillato supereroistico (qui il nostro approfondimento). Subito dopo venne varata una seconda “stagione”, PK2, dall’esito più sfortunato visto che concluse la sua corsa dopo soli 18 numeri. A queste prime due serie, in continuity tra loro e con la storia del personaggio, ne seguì una terza, PK – Pikappa, che fungeva da reboot completo e che, nonostante una qualità altalenante, riuscì a proseguire fino al trentaduesimo numero.

Anche a causa dello scarso appeal di quest’ultima incarnazione presso i fan, per anni si ritenne il progetto definitivamente chiuso e archiviato, fino a quando nel 2014 non uscì Potere e potenza (qui la nostra recensione): grazie all’intuizione e alla spinta di Lorenzo Pastrovicchio e Francesco Artibani, che proposero accoratamente questo progetto di rilancio, la storia riportava brillantamente in gioco le atmosfere e i personaggi di PK dando vita negli anni successivi a una sequenza di nuove storie, tutte classificate più o meno ufficialmente come PKNE – Paperinik New Era.
Ognuna di queste avventure veniva pubblicata sulle pagine di Topolino, suddividendo la vicenda in più puntate secondo la cadenza settimanale della rivista. Successivamente ciascun arco narrativo veniva ristampato in un unico, elegante cartonato da collezione ricco di contenuti aggiuntivi: schizzi dei disegnatori, articoli di approfondimento degli sceneggiatori e quant’altro potesse arricchire la lettura della storia rispetto alla sua prima pubblicazione.

Le motivazioni di tale scelta erano essenzialmente tre: innanzitutto la consapevolezza che il mercato fumettistico non era in grado di sostenere una nuova rivista di inediti, complessa per cura editoriale, redazionale e delle storie come era PKNA; inoltre la necessità da parte della redazione disneyana di riaffermare la centralità della testata ammiraglia sulle altre pubblicazioni; infine la scelta di avvicinarsi al pubblico più maturo, genericamente identificato come quello dei “collezionisti”, che usualmente frequenta il mondo delle fumetterie e a cui si sarebbe potuto attingere con le riedizioni di lusso a pochi mesi di distanza dalla prima pubblicazione di ciascuna avventura.

Ora la direzione Bertani decide di rompere quel tabù e questo schema, pubblicando direttamente la storia in un albo completamente dedicato e separandola così dal resto della produzione inedita disneyana, accettando i rischi che un’operazione editoriale del genere comporta.

Montaggi e rimontaggi

Con una scelta abbastanza intelligente, relativamente all’uniformità narrativa, le storie di PKNE vennero gestite esclusivamente da Francesco Artibani – ai cui soggetti collaborava sempre attivamente anche Lorenzo Pastrovicchio – e Alessandro Sisti (in team con Claudio Sciarrone), autori che conoscevano bene il personaggio, le ambientazioni e le atmosfere pikappiche avendo lavorato a molte delle storie pubblicate sulle prime due serie.
Le rispettive saghe finali chiusero i conti con quanto impostato dal 2014 (più per quanto riguarda l’arco narrativo di Artibani-Pastrovicchio, dato che diversi elementi rimangono in sospeso rispetto a quanto impostato da Sisti-Sciarrone), ma riportando anche in gioco situazioni che erano state concluse a loro tempo (gli alieni Evroniani, la tematica dei viaggi nel tempo, i personaggi di Xadhoom e dell’intelligenza artificiale Uno) in una sorta di restaurazione che lascia vive molte delle caratteristiche del primo Pikappa, in modo da permettere a nuovi autori di prendere in mano la serie e portarla in una direzione differente, potendo partire da elementi “forti”.

L’inizio di Un nuovo eroe, le cui prime sei pagine sono state anticipate su Topolino #3335 a mò di lancio, sembrava essere nel segno dell’ultima saga di Artibani-Pastrovicchio, L’orizzonte degli eventi (qui la nostra recensione), per l’ambientazione cosmica che trapelava, ma come ci si rende conto abbastanza velocemente leggendo le pagine successive, la storia propone una tematica molto differente, abbandonando completamente qualunque riferimento a essa.

Da buon amante del cinema, Roberto Gagnor imposta una vicenda che per atmosfere ammicca un po’ alla saga di Star Wars sia nell’idea-base sia nella visualizzazione di alieni di tante fogge diverse: Paperino si ritrova teletrasportato all’improvviso su una sorta di pianeta-prigione dove i “carcerati” sono costretti a estrarre il karium, un misterioso materiale considerato il più prezioso dell’universo.
Lo sviluppo successivo, però, risulta piuttosto deludente: una trama esile e fin troppo lineare, scarna e generica che si potrebbe riassumere con “Paperinik finisce nello spazio e incontra strani extraterrestri”.
L’ambientazione, pur interessante, non viene sufficientemente sviluppata, così come i vari comprimari incontrati, che si fanno dimenticare presto senza incidere nella narrazione.

L’andamento del racconto è fin troppo sostenuto, viziato evidentemente anche dall’esiguo numero di tavole a disposizione, 44. Un peccato, perché in realtà le prime 19-20 pagine riescono a guidare agevolmente il lettore all’interno del nuovo universo narrativo con cui Pikappa ha a che fare, con una sceneggiatura che si prende i giusti tempi nello sviluppo delle singole scene.

Il cambio di ritmo, però, è dietro l’angolo: si inizia a pagina 18, con la spiegazione tecnica della versione aliena della cavigliera elettronica per detenuti, passando poi al battibecco con Hellenoire, forse l’unico dei nuovi personaggi che riesce in qualche modo a emergere all’interno dell’anonimato generale.
Il vero punto di non ritorno è pagina 21, quando si riassume la realizzazione del nuovo costume del Paperinik cosmico. Da lì in poi la narrazione si fa troppo concentrata, mentre i vari momenti si susseguono uno sull’altro quasi fossero dei microracconti messi insieme un po’ a forza: il protagonista finisce invischiato negli eventi in maniera repentina, quasi pretestuosa, e da lì in poi la storia è tutta una corsa.
Emblematica, in tal senso, la scena del combattimento con il grosso alieno nell’arena, probabile riferimento al combattimento tra Thor e Hulk nel film Ragnarok del Marvel Cinematic Universe, che occupa la parte centrale della storia e che si risolve “a tarallucci e vino”, in una sequenza quasi imbarazzante e che non centra l’obiettivo che si era evidentemente prefisso lo sceneggiatore: mostrare che con l’intelligenza si riesce a sconfiggere qualsiasi avversario.
Il risultato è una sceneggiatura troppo compressa, con conseguenze deleterie sulla qualità complessiva della storia.

L’epicità di alcune scene, poco coese con l’insieme narrativo, cozza peraltro con il tipo di umorismo che Gagnor utilizza nel resto dello svolgimento, lontano da quello di stampo sarcastico/demenziale e autoconsapevole che ha sempre caratterizzato PK e più fine a sé stesso, rendendo l’approccio alla storia poco equilibrato.

Tavole cubiste

Se lo sceneggiatore è una new entry nel mondo di PK, lo stesso non si può dire per il disegnatore.
Alberto Lavoradori realizzò infatti le tavole del primissimo numero della serie, nel 1996, e fu responsabile dell’impostazione grafica di buona parte della serie e dei personaggi: suo il character design degli Evroniani, del loro pianeta, delle loro astronavi e delle loro armi, ma anche di molti comprimari importanti nell’economia del progetto.
Successivamente tornò solo per illustrare una storia breve per uno speciale della prima serie, per collaborare a un albo della terza e per la miniserie PK-Tube, pubblicata su Topolino in occasione del ventennale del progetto, ma è innegabile che il suo ruolo all’interno della crew pikappica sia tutt’altro che secondario.

La scelta dell’artista per un volume come questo appare dunque sicuramente simbolica, per quanto potenzialmente rischiosa: lo stile di Lavoradori è sempre stato fortemente divisivo tra i lettori, per il suo approccio estremo e lontano dalle rotondità tipiche del fumetto Disney, che si ritrova ovviamente anche in questa storia e che forse non risulta essere la mossa migliore per il primo numero di una testata.

In effetti le vignette di Un nuovo eroe appaiono perlopiù confuse, rendendo in più punti complicato seguire lo svolgimento della storia e riconoscere quanto sta avvenendo in scena.
Al di là del tratto squadrato, caratterizzato da linee molto nette e spezzate che rendono quasi “abbozzati” – pur in una ricerca stilistica evidentemente voluta – i personaggi e gli ambienti, è la rappresentazione dell’azione che risulta penalizzante per la resa complessiva del volume, offrendo tavole spesso difficoltose da decifrare.
Tali conclusioni valgono non solo per i detrattori dello stile di Lavoradori: anche apprezzando l’estro del disegnatore non si può fare a meno di notare soluzioni poco convincenti e accozzaglie di elementi che affollano le vignette, che in alcuni passaggi pesano particolarmente.

Anche la colorazione contribuisce a questo esito infelice: piatta e senza particolare cura, realizzata a livello “industriale” come accade per le normali storie di Topolino, affossa ulteriormente il tratto di Lavoradori, che verrebbe invece esaltato da una tavolozza meno basica e più ricercata, come quella garantita da Max Monteduro per le precedenti storie di PK (eccezion fatta per Droidi, per la quale c’è però stata perlomeno la supervisione del disegnatore Claudio Sciarrone – vedi la nostra recensione).
La quadricromia pura e semplice mal si adatta, invece, all’approccio “cubista” di Lavoradori, che perlomeno gode di tavole più grandi e di una gabbia libera dove potersi meglio giostrare, permettendo così qua e là alcuni exploit abbastanza interessanti, soprattutto nelle splash page.

Né carne né pesce

Anche il formato in cui viene pubblicato Un nuovo eroe, infine, presta il fianco a diverse critiche.
La scelta del cartonato appare infatti pretestuosa, per l’esiguo numero di pagine di cui la storia è composta. Sarebbe bastato agilmente uno spillato, come fu per le prime serie, o al limite un brossurato, entrambe soluzioni che si prestavano tranquillamente anche alla presenza del prodotto sugli scaffali delle fumetterie, canale di elezione per la testata (distribuita comunque, almeno per il primo numero, anche nelle edicole più fornite).
Se la volontà fosse stata quella di uniformare la nuova storia a quelle immediatamente precedenti nella loro ristampa di pregio, allora anche l’altezza del volume avrebbe dovuto essere la medesima, ma così non è.

Inoltre, il volumetto appare scarno per quanto concerne i contenuti al suo interno: al prestigio che suggerirebbe la scelta della cartonatura per la copertina non corrisponde una cura corrispettiva nei contenuti. Sono del tutto assenti articoli, approfondimenti, bozzetti del disegnatore, tutti contenuti che arricchivano i Deluxe delle ultime avventure. Mancano perfino le pagine bianche che separano di norma la seconda e la terza di copertina dalla storia: si apre l’albo e ci si trova direttamente con la prima tavola di fumetto.

Piccole cose che trasmettono però una sensazione di trascuratezza verso il prodotto, dimostrando di voler andare al risparmio in ogni modo possibile a fronte però di un prezzo che il lettore percepisce come importante, nonostante sia giustificato dai costi di stampa, dalla copertina rigida e soprattutto dal compenso che è spettato a sceneggiatore, disegnatore, colorista e letterista per una storia realizzata apposta per questa edizione e non semplicemente ristampata, come accaduto negli scorsi anni (probabile motivo per la brevità della storia).

Considerazioni finali

A fronte di tutto ciò, è difficile immaginare cosa riserverà il futuro per PK. Per ora si sa solo che Roberto Gagnor rimane in sella come main author e che il secondo volume è previsto per la primavera di quest’anno, con i disegni di un altro artista che subentrerà al posto di Lavoradori.

L’approccio che Gagnor ha avuto nei confronti della materia è senz’altro molto personale, il che è un buon modo di affrontare un compito del genere senza vivere nella soggezione di quanto realizzato in precedenza. Il problema nasce quando le caratteristiche di scrittura di uno sceneggiatore non si limitano a rielaborare le atmosfere di una serie secondo il proprio sentire, ma si impongono sulla “voce” del prodotto stesso, lavorando con eccessiva leggerezza sulla trama e sulla caratterizzazione dei personaggi secondari.
Questo ha portato a una storia dove il protagonista è sostanzialmente il “semplice” Paperinik delle storie topolinesche, solo leggermente più fantascientifico.

Abbiamo parlato di:
PK – Un nuovo eroe
Roberto Gagnor, Alberto Lavoradori
Disney-Panini, novembre 2019
44 pagine, cartonato, colori – 9,90 €
ISSN: 977228434000490001

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