Un “filo invisibile” per inseguire l’arte dalle incisioni rupestri a Picasso

Un “filo invisibile” per inseguire l’arte dalle incisioni rupestri a Picasso
Gradimir Smudja e sua figlia Ivana ci portano in un viaggio esteticamente inebriante attraverso la storia dell’arte, tra gioco e ironia.

Gradimir Smudja è un fumettista e pittore di origini serbe che ha già riscosso un discreto successo nel mondo della bande dessinée francese. I suoi lavori hanno un impatto visivo dirompente e sono caratterizzati da un gioco di equilibrio tra ironia e arte, con tavole e vignette ricche di dettagli e colori. Una ricchezza che si spinge molto vicino al limite del sovraccarico e della saturazione, riuscendo però a non superarlo mai.

Il mondo dell’arte è da sempre il tema chiave dei suoi fumetti, come dimostrano Il bordello delle muse (pubblicato in Italia in due volumi dal Grifo Editore diversi anni fa), che vedeva tra i protagonisti Toulouse-Lautrec e la Parigi di Montmartre e del Moulin Rouge di inizi 900, o Vincent e Van Gogh (proposta in un unico volume completo da ), che potremmo definire una sorta di “distopia artistica” in cui scopriamo un Van Gogh incapace e ladro di opere altrui.

Ma la presenza di artisti e opere d’arte nei lavori di Smudja non si limita al solo piano narrativo: il tratto e i colori dell’autore infatti fanno propri stili, caratteri e peculiarità di artisti e opere, inglobandoli e rendendoli parte integrante del disegno stesso, con un effetto finale in cui la riconoscibilità della mano di Smudja e quella delle fonti di ispirazione restano in un equilibrio e una fluidità perfetti.

Sicuramente è quindi la componente visiva il punto di forza del lavoro di questo artista, che rende a sua volta piccole opere d’arte i suoi volumi a fumetti, vera e propria gioia da sfogliare.

È quindi particolarmente allettante il presupposto de Il filo invisibile, nuova opera proposta da Kleiner Flug in due volumi, che insegue appunto un filo rosso che congiunge le opere dei primi artisti umani, ovvero i dipinti rupestri delle grotte di Lascaux, ai suoi più grandi rappresentanti in un viaggio che arriva fino al moderno Picasso. Ai testi Ivana Smudja, figlia dell’artista, che imbastisce una sorta di viaggio alla Alice nel Paese delle Meraviglie in chiave d’arte. Luna e il suo gatto parlante e antropomorfo Vincent (che ha qualche somiglianza con Van Gogh) inciampano in un filo rosso, cadendo in alcune grotte. Sono proprio le grotte di Lascaux, dove fanno la conoscenza proprio con l’uomo primitivo che ne ha decorato le pareti. Nel tentativo di tornare a casa, la ragazzina e il suo animale inseguiranno il filo rosso, trovandosi ad attraversare la storia, incontrando e conoscendo alcuni dei più importanti e significativi artisti del mondo.

La narrazione è pretesto e gioco: ogni incontro mette in scena in chiave ironica, a tratti dissacrante, l’artista e una (a volte più) delle sue opere più importanti, offrendone versioni alternative o interpretazioni al limite del surreale, con la coppia formata da Luna e Vincent che quasi sempre assume un ruolo importante nella loro realizzazione. A corollario, ogni salto temporale o di artista è introdotto da un’illustrazione in seppia dello stesso, che rappresenta una via di mezzo tra la copertina e la locandina, corredata da una breve ma efficace biografia. Le opere, la personalità o passaggi salienti della storia dell’artista e un tocco di caricatura si combinano in queste rappresentazioni che offrono un piacere aggiuntivo alla fruizione dell’opera.

Fin da subito è chiaro che il pretesto, labile, e lo sviluppo narrativo sono assolutamente accessori a Il filo invisibile. Non a caso, e non è certo un grande spoiler, il tutto si risolve con lo scioglimento più classico e banale possibile: un sogno al museo da parte della protagonista. Non che sia necessario un pretesto originale a tutti i costi, certo. È però un vero peccato che la componente della narrazione non sia stata sfruttata e, anzi, spesso sacrificata anche nei suoi minimi meccanismi. Dimostrazione lampante la sgradevole necessità in cui l’artista incappa piuttosto spesso, ovvero quella di dover inserire alcune frecce (per altro di non immediata visibilità) per indicare la corretta direzione di lettura delle stesse: evidente come in questi passaggi le scelte estetiche nella composizione considerano la leggibilità, che stravolgono, un valore non così fondamentale. I due volumi finiscono così per essere nient’altro che una collezione di artisti e un pretesto mai approfondito. L’idea che un “filo rosso” unisca l’arte umana a partire dalle prime pitture rupestri fino alla sua interpretazione più astratta con Pablo Picasso finisce per essere, senza alcuno spunto ulteriore, un po’ come una “scoperta dell’acqua calda”.

Perché per il viaggio di Luna siano stati scelti certi specifici artisti e non altri, resta un grande incognita, senza alcuna forma di indizio per il lettore. Anche se l’intenzione del fumetto fosse quella di lasciare ai suoi fruitori la formulazione di ipotesi su ragioni, ruoli e pesi specifici degli eventi, magari spingendoli ad approfondire le informazioni sugli artisti coinvolti, il risultato lascia comunque perplessi.
Il fumetto infatti non propone nessuna chiave di lettura, nessun tipo di strumento o spunto per elaborare o per dare un valore a questo famoso filo invisibile che non sia semplicemente quello di passare da una figura all’altra. Gli stessi personaggi poi, Luna e Vincent, appaiono senza alcuno spessore né minimo background, suscitando e alimentando nel lettore per tutta la durata della storia la sensazione di essere entrato in un film già iniziato.

Considerando anche l’età della protagonista e la presenza di un animale parlante come compagno di viaggi, si potrebbe allora pensare che le intenzioni degli autori potrebbero essere quelle di realizzare un’opera destinata ai bambini. In questo senso però più che orientato all’infanzia, il risultato suona semmai infantile. L’ipotesi inoltre non sembra reggere dati anche i temi adulti contenuti (oltre al sesso c’è il suicidio nel capitolo su Van Gogh).

Il fascino delle tavole e dei disegni de Il filo invisibile è sicuramente inebriante. Il gusto di scoprire artisti, opere e gli scherzi con cui i due autori si sono divertiti ad interpretarle però non funziona del tutto, con passaggi meglio riusciti (la maggior parte) e altri più deboli. E infine la lettura lascia insoddisfatti, soprattutto per le potenzialità che un simile lavoro prometteva. I due volumi hanno il gusto di un lavoro monco, che non decolla, soprattutto nel momento in cui ha preso la decisione di utilizzare appena il 50% delle possibilità del media utilizzato, il fumetto, che non è semplice collezione di immagini e qualche gag.

Abbiamo parlato di:
Il filo Invisibile
Ivana Smudja, Gradimir Smudja
Traduzione Marco Cei
Kleiner Flug, 2019
104 pagine, colore, brossura – 19,00 € caduno
ISBN: 978894950359 / 978894950366

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