Un audace direttore: Michele Masiero e la Bonelli di oggi

Torniamo a incontrare Michele Masiero, direttore editoriale della Sergio Bonelli Editore, per parlare della nuova etichetta Audace e del prossimo ritorno di Mister No, l’(anti)eroe creato da Guido Nolitta al quale Masiero ha legato diversi suoi anni bonelliani sia come curatore che come scrittore.

Un audace direttore: Michele Masiero e la Bonelli di oggi nasce a Castelmassa (RO), nel 1967. Muove i primi passi nel mondo del fumetto sulla rivista Fumo di China per poi approdare nella redazione della a inizio anni ’90.
Diventa il curatore della serie
Mister No e per il personaggio di Jerry Drake, creato da Guido Nolitta, scrive le storie Un giovane americano (Mister No Speciale #13), Una storia del West (Mister No Speciale #15) e L’ultima frontiera (Mister No #295).
Resta curatore della serie fino al 2009 quando, dopo la chiusura della testata mensile viene sospesa anche la pubblicazione degli speciali semestrali dedicati al personaggio. Proprio su questa collana, nel giugno 2008, compare l’ultima storia scritta da Masiero per Mister No,
Sangue sul Sertao.
Ha scritto anche una storia per Dylan Dog,
Istinto Omicida, apparsa sul numero 227 della serie regolare.
Nel 2017 è uscito
Cheyenne, romanzo a fumetti della SBE disegnato da Fabio Valdambrini.
Negli anni ha scritto anche per riviste quali
Starmagazine e Cyborg (Star Comics) e Glamour magazine (Glamour).
Ha ricoperto il ruolo di capo redattore in SBE fino a novembre 2015, quando è stato promosso a direttore editoriale della casa editrice.
A un paio d’anni di distanza, ospitiamo nuovamente Michele Masiero in concomitanza di due iniziative importanti per la casa editrice di via Buonarroti: il debutto dell’etichetta
Audace e il rilancio tra qualche mese del personaggio di Mister No.

Ciao Michele e ben ritrovato su Lo Spazio Bianco.
Mister No è un personaggio che conosci molto bene, da sceneggiatore e anche da curatore della testata originaria. È anche, ancor più di Zagor, l’alter ego a fumetti di Guido Nolitta e chiudere la serie nel 2006 non deve essere stata una decisione semplice per nessuno.  Da allora, le voci di un suo ritorno si sono fatte sempre più forti e concrete ogni anno che passava fino all’annuncio di inizio 2018: quali sono a tuo avviso il valore e il significato del ritorno del personaggio e che cosa può offrire e raccontare Jerry Drake ai lettori odierni? In che senso la serie Revolution sarà un esperimento sulla pelle di Mister No, come annunciato in fase di presentazione?
Inizio col confessarvi una cosa. Prima che da curatore e sceneggiatore, è una confessione da lettore: secondo me, Mister No è il personaggio più riuscito del fumetto italiano. Si tratta del lavoro della maturità di Sergio Bonelli (quello che meglio lo rappresentava, stando alle parole stesse del suo creatore). Ed è un personaggio così moderno che ha dimostrato di essere un personaggio in grado di poter essere raccontato in mille modi differenti. Mister No è stato a tutti gli effetti il primo antieroe della Bonelli. Uno spartiacque tra i classici e i moderni personaggi della Casa editrice. Riportarlo a nuova vita è la dimostrazione dell’affetto che ci lega a lui. Che, a dirla tutta, sembra non essere mai andato via.
Pensare a Mister No senza Sergio Bonelli, però, era dura. Quando è venuto a mancare, per un po’ non ci sentivamo pronti a far nulla. Ci sembrava indelicato. Abbiamo preferito che la serie si chiudesse così, con la lunga saga con cui Sergio aveva messo la parola fine a più di trent’anni di presenza ininterrotta in edicola. Però la voglia di tornare a esplorare il personaggio era tanta e abbiamo preso coraggio.

Mister No – La giovinezza ha ripresentato in volume una storia da te scritta per lo Speciale di Mister No del 1999. Come nacque quella storia, da che basi partisti? Ci fu al tempo dell’ideazione un confronto e uno scambio di idee con Sergio Bonelli?
Su tutte le storie del passato del personaggio c’è stato un confronto serrato con Sergio, sì. Che ci ha lasciato però molta libertà. E ci ha dato assoluta fiducia.

Un audace direttore: Michele Masiero e la Bonelli di oggiQuesta storia si lega in qualche modo a quello che verrà raccontato in Revolution?
In qualche modo sì, perché tutte le storie del passato si legheranno, in qualche modo, a Revolution (non svelo come, per non rovinare la sorpresa). La giovinezza, insieme alla riproposta, che avverrà fra qualche mese, di altri fondamentali storie del passato (nel volume C’era una volta a New York) servono proprio a rinfrescare i ricordi sulla formazione del personaggio. Prima delle grandi novità dell’autunno, che ripercorreranno le vicende di Mister No sotto una luce nuova.

Le ultime storie di Mister No sono state, come hai ricordato, quelle scritte da Sergio Bonelli in persona. Cosa significa riprendere il personaggio in un certo qual modo “dalle sue mani”, pur raccontandone la giovinezza? Più in generale, che rapporto hai con il ricordo di Sergio mentre scrivi Mister No?
Dopo la chiusura della serie, ci sono stati alcuni Speciali scritti da Luigi Mignacco e da me. Però è vero che la lunga saga finale è opera di Bonelli. Doveva essere di tre albi ma si è allungata addirittura fino a sedici (e questo ben spiega la simbiosi di Bonelli/Nolitta con il suo personaggio: preso da nuovo entusiasmo, non riusciva più a smettere di scrivere). Riprendere in mano tutto non è stato facile, ma il personaggio chiamava.
Il ricordo di Sergio in me nasce come lettore di lunga data. Prima di conoscerlo personalmente (e prima ancora di sapere che dietro lo pseudonimo di Guido Nolitta si celava in verità lui) mi ero nutrito delle sue storie e conoscevo perfettamente il suo stile. Quindi è stato un grande onore quando Sergio mi ha chiesto di prendere in mano Mister No come curatore. Mi tremavano i polsi, come si dice. E i ricordi intimi e personali sono tantissimi.

Nell’immediato futuro, con Deadwood Dick e Mister No: Revolution avremo numerose occasioni di leggere storie da te sceneggiate, cosa che non succedeva da tempo. Come hai conciliato il ritorno alla scrittura col ruolo di direttore editoriale?
Nel mio caso, la scrittura si è sempre concentrata nel tempo libero.  Dal 1991, ho sempre lavorato in redazione, anche se in ruoli via via diversi e più impegnativi, e la scrittura avveniva “fuori orario”. Di fatto, non ho mai smesso di scrivere, ma negli ultimi anni ho lavorato su alcuni Romanzi a fumetti che hanno necessariamente tempi di realizzazione molto lunghi, visto che un solo disegnatore è impegnato su centinaia di pagine. Il primo di questi, Cheyenne, insieme a Fabio Valdambini, si è visto l’anno scorso. Prossimamente arriveranno le mie collaborazioni con Orestes Suarez, Roberto Baldazzini e Luigi Piccatto.
Quando, poi, abbiamo deciso di riportare in vita Mister No, e abbiamo messo in piedi con Luigi Mignacco e Maurizio Colombo una miniserie “classica”, mi è scattata prepotentemente in testa l’idea di Revolution: un azzardo per un personaggio bonelliano, ma se ce n’è uno che poteva permetterselo, questo era proprio Mister No. Da lì, quindi, ho lavorato in contemporanea a due “ritorni”. Insomma il personaggio ha preteso di essere seguito: aveva storie da raccontare e noi, come al solito, gli abbiamo solo fatto da tramite.

Un audace direttore: Michele Masiero e la Bonelli di oggi

Come è nata l’idea dell’etichetta Audace? Fin dove vi spingerete nel dare un taglio più adulto alle storie e quale pubblico vi siete prefissati di raggiungere?
Abbiamo aperto negli ultimi anni a diversi tipi di proposte, in primo luogo per l’esigenza di esplorare nuovi orizzonti. C’è un pubblico che vuole essere sempre più stimolato e, del resto, per il fumetto si stanno aprendo, oltre all’edicola, altri canali interessanti a livello distributivo, che vanno “nutriti” con proposte meno scontate. Proprio in quest’ottica, abbiamo esplorato nuovi personaggi e soluzioni, da un lato per un pubblico più giovane, dall’altro per uno più adulto. L’idea è quella di alzare l’asticella partendo comunque sempre dalla “bonellianità”, cioè dalle nostre caratteristiche di editore popolare. Non rinneghiamo certo chi siamo, al contrario: proponiamo un taglio narrativo e grafico differente, che si presenta però come una naturale evoluzione della nostra tradizione.

Dopo Tex, Zagor, l’epopea de La Storia del West, Ken Parker, Magico Vento e anche Saguaro, con Deadwood Dick arriva una nuova declinazione del western per la SBE. Gli autori coinvolti sono tra le migliori penne e pennini della casa editrice: come vi siete divisi il lavoro per i sette albi previsti e che genere di West racconterete? Sarà un’operazione di adattamento simile a quella in corso per il Commissario Ricciardi?
Deadwood Dick nasce dall’avvicinamento a Lansdale (Joe R. Lansdale n.d.r.), un autore parecchio apprezzato da diversi sceneggiatori bonelliani, e che ci ha sorpreso dimostrandosi interessato a realizzare qualcosa insieme a noi. Tra i suoi numerosissimi, abbiamo scelto un personaggio meno noto, protagonista di tre racconti (su cui ci siamo basati, e di un romanzo che sostanzialmente li rielabora). Si tratta di un western con un protagonista di colore e uno stile sopra le righe, come una storia di Lansdale giustamente pretende. Per quanto mi riguarda, forse è stata la cosa più divertente che abbia mai sceneggiato (scrivere “alla Lansdale” è un divertimento in sé), ma lo stesso potranno dirti gli altri autori coinvolti, Maurizio Colombo e Mauro Boselli ai testi, Corrado Mastantuono, Pasquale Frisenda e Stefano Andreucci ai disegni.

Lo sviluppo crossmediale de Il confine di Mauro Uzzeo e Giovanni Masi testimonia le potenzialità anche extrafumettistiche delle nuove serie in cantiere. È una caratteristica alla quale avete lavorato nello specifico per l’intera linea o potrebbe essere un caso isolato?
Per l’intera linea e per tutti i nuovi progetti Bonelli. Da quando abbiamo aperto la nostra divisione multimediale, oltre a lavorare per portare gli eroi della casa editrice in nuovi linguaggi (cinema e tv in primis), tutti i nuovi progetti vengono pensati per avere questa declinazione. L’intenzione è quella di essere co-produttori di ogni iniziativa per poter venire coinvolti in ogni fase, sia creativa che produttiva, e difendere così le caratteristiche dei nostri personaggi e il lavoro dei nostri autori.

Oltre alle miniserie annunciate, state progettando anche delle serie senza scadenza predefinita?
Dipende dalle varie reazioni dei lettori. Sinceramente, ormai non ha più molto senso stabilire a priori l’orizzonte temporale delle nostre serie: le proponiamo di volta in volta e capiamo il responso del pubblico. Il fumetto in edicola non sta avendo vita facile, ma a noi, si sa, piacciono le sfide e continueremo a impegnarci perché il fumetto abbia la visibilità che merita.

Un audace direttore: Michele Masiero e la Bonelli di oggi

Negli ultimi mesi si sono moltiplicati i casi di volumi da libreria ripresentati solo in seguito come albi da edicola (tra i vari esempi, il Commissario Ricciardi, ma anche Senzanima e Cani sciolti, previsto per maggio), di fatto invertendo il processo classico che vedeva le edicole come perno della produzione bonelliana e le librerie come approdo per le ristampe. È un trend che continuerà in maniera esponenziale?
Anche in questo caso, dipende dalle proposte. Alcune iniziative avevano un senso strutturate in un modo, altre in un altro. Non stiamo certamente lavorando “a caso”, ma ogni “prodotto” (bruttissima parola) merita un trattamento a sé, per poter ottenere il miglior riscontro possibile.
Quando è nata la nostra etichetta libraria, ormai quasi tre anni fa, inizialmente abbiamo riproposto storie già edite in versione “di pregio”. Ora vogliamo anche presentare storie inedite, che possano poi venire riproposte in edicola qualche tempo dopo in edizione economica. Generalmente, comunque, è mantenuto per tutte il passaggio nelle due distribuzioni. La tempistica invece varia da progetto a progetto.

I tempi tra l’ideazione delle nuove serie e il loro approdo in edicola si sono ridotti drasticamente, a partire da miniserie come quella dedicata a Cico lo scorso anno. Queste nuove tempistiche di produzione stanno dando i loro frutti?
Ora abbiamo bisogno di capire i gusti del pubblico più velocemente, quindi dobbiamo testare rapidamente il riscontro di chi ci segue. I fumetti, in primis per i disegni, hanno bisogno di tempo. Foliazioni ridotte e uscite più limitate sono la chiave per testare nuovi progetti e capire se rispondono alle esigenze dei lettori. E anche in futuro la tenenza è di lavorare in questo modo, sì.

È prevista nel breve periodo l’apertura di altri Bonelli Point? Si tratterà sempre di spazi riservati all’interno delle librerie di varia, oppure potrebbero diventare delle vere e proprie alternative alle edicole?
È troppo presto per dirlo, perché abbiamo aperto da poco il Bonelli Point di Milano Marghera. Certamente il primo esperimento sta andando molto bene e ne siamo decisamente soddisfatti.

Un audace direttore: Michele Masiero e la Bonelli di oggi

La SBE è cambiata moltissimo negli ultimi 4-5 anni, ampliandosi e ampliando la sua offerta commerciale non solo a nuovi territori mai battuti del fumetto, ma anche a libri, giochi di ruolo, animazione, produzioni televisive e cinematografiche. Soffermandosi però un momento al fumetto: come e quanto è cambiata la redazione e il lavoro svolto al suo interno in questo periodo? Quali sono a tuo modo di vedere le positività emerse e quali invece i fattori negativi, endemici quando un’azienda si espande, a cui siete andati incontro?
I tempi cambiano rapidamente. Per l’editoria il generale e quindi anche per il fumetto, la sua distribuzione, la sua fruizione. Noi abbiamo la fortuna di essere presentissimi nelle edicole, un mercato che sta soffrendo, ma per noi ancora di fondamentale importanza.
Certamente dobbiamo far fronte alle novità, ma la redazione funziona allo stesso modo, anche se sono state ovviamente inserite nuove figure professionali che viaggiano in parallelo a quelle storiche. Essendo ancora il fumetto il centro del tutto nella nostra Casa editrice, la redazione resta comunque il fondamento stesso della struttura, il nostro cuore pulsante.
Nel nostro mondo è fondamentale avere un occhio attento a quel che accade fuori. E come sempre questo è possibile grazie alle professionalità cresciute in tanti anni di questo meraviglioso e strano mestiere: grazie un ottimo team, che fonde quello storico e le nuove figure “bonelliane”.

Applichiamo la sospensione dell’incredulità che tutti ben conosciamo a questa domanda. Se oggi Sergio Bonelli arrivasse in via Buonarroti, di che cosa sarebbe soddisfatto e in che cosa invece vi “bacchetterebbe” spronandovi a migliorare?
Davvero difficile ipotizzarlo, perché probabilmente gli abbiamo fatto parecchi “dispetti”! Scherzi a parte, su diverse cose, avrebbe mugugnato, ma, conoscendolo, avrebbe lasciato fare e anzi assecondato. Di lui si dice fosse un tradizionalista, ma se ci si pensa bene, invece – dagli anni ‘50 a prima di lasciarci – ha trasformato continuamente la sua Casa editrice, dato fiducia al nuovo e a idee spesso distanti dalle sue. Non dimentichiamoci che Bonelli è stato l’editore di Tex, del Piccolo Ranger e del Comandante Mark, ma anche di Storia del West, di Ken Parker, di Un uomo un’avventura, di Dylan Dog, di Gea (e sto facendo solo qualche esempio a caso), che ha sperimentato con le riviste d’autore e dato spazio a sceneggiatori e disegnatori di ogni sensibilità narrativa e grafica. E poi il creatore di Zagor e Mister No, dove il protagonista non è più l’eroe tutto d’un pezzo, ma un personaggio moderno attraversato da dubbi e anche perdente. Se Sergio Bonelli è stato tradizionalista, di certo possiamo definirlo il più avanzato di tutti. Tanto da vedere più avanti di ognuno di noi.
Non so cosa direbbe dell’oggi, ma credo che avrebbe fiducia in coloro ai quali lui stesso aveva affidato ruoli direzionali, io fra questi, e chi è stato aggiunto nel frattempo dalla lungimiranza del figlio Davide, e si tratta di persone  e professionalità che Sergio aveva avuto modo di frequentare e di stimare molto.

Grazie infinite, Michele, per la tua disponibilità.

Intervista realizzata via mail nel mese di aprile 2018

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