“Umani” di Baudoin e Troub’s: un fumetto politico senza confini

“Umani” di Baudoin e Troub’s: un fumetto politico senza confini
Il viaggio alla ricerca di umanità fatto da Baudoin e Troub's, nell'incontro tra migranti e chi si occupa di accoglienza sui monti della Valle Roja. Un fiume di volti, parole e storie che attraversa impetuoso i fatti dell'estate 2017.

Immagini di un’estate recente.
Una gita a Mentone, passando obbligatoriamente, e come sempre, dalla Valle Roja. Una giornata calda, pazzescamente calda, con un umido e un’afa che ammazzano i colori del mare e del cielo.
Una giornata afosa oltre ogni immaginazione e aspettativa; un’aria così appiccicosa da dare fastidio persino a chi ama il mare e non può farne a meno nemmeno quando si trova nel buen retiro in una frazione montana della Val Vermenagna e, appunto, sente il bisogno di fare una gitarella.
Allora il passaggio è obbligato: Col di Tenda, Tenda, Briga, Saorge, in un susseguirsi di tornanti, gallerie e curve che attraversano la montagna, scavalcano costantemente l’Italia e la Francia per poi sbucare in Italia, a Ventimiglia, nel ligure mare di confine; il tutto attraverso la profonda, scoscesa, imponente Valle Roja, confine e spartiacque tra nazioni e culture.

Ma la Valle non è solo zona di passaggio per gite di piacere…
La Valle e l’omonimo fiume che la attraversa sono sfondo e scenografia del viaggio che Baudoin e  Troub’s raccontano in Umani. Il Roja è un fiume – volume edito da Comicout a novembre 2019 con il patrocinio di Amnesty International –  e che fanno nell’estate 2017 nella famosa  “direzione ostinata e contraria”, dal mare alla montagna, sulle orme dei migranti, dei volontari e dei cooperanti che si incontrano, si conoscono e ri-conoscono tra i monti e i paesi della Valle Roja alla ricerca  di umanità.
Nella loro risalita lungo questa terra di confine gli autori incontrano Cèdric, Enzo, Claudine, Catherine e moltissime altre persone tutte motivate ad accogliere le persone e a cancellare le linee divisorie che invece la politica costantemente impone per costruirsi un’immagine pubblica pulita, forzando però, nemmeno troppo velatamente, leggi internazionali e il diritto umanitario; il racconto si svolge infatti nel luglio del 2017 in parallelo ai fatti realmente avvenuti al confine italo-francese di Ventimiglia e non si fa problemi a denunciare le violenze, i respingimenti illegali e le storture agite dal mondo politico.

Quello dei due autori francesi, già noti per altri lavori  simili  del cosiddetto graphic journalism, diventa così un libro tutto politico, nel senso etimologico originale della parola pόlis da cui deriva poi il sostantivo polī́tēs, termini che rimandano alla partecipazione alla vita sociale e civile da parte del singolo. E allora dobbiamo dire che la posizione dei due è chiara e decisa, per loro non ci sono confini, il “sociale” è il mondo intero e il mondo è delle persone che lo abitano e che ci si muovono attraverso. I due stanno dalla parte dei diritti degli “Umani” (appunto), di chi si muove di chi accoglie, in un ballo di incontri che crea nuovi spazi di relazione, di conoscenza e, nuovamente, di umanità. Non siamo di fronte a una inchiesta giornalistica come comunemente la si dovrebbe intendere, dove si mettono a confronto fatti e informazioni in maniera che il lettore possa farsi la propria opinione; Baudoin e Troub’s si schierano apertamente, lo ribadiscono più volte nelle pagine del loro racconto e accolgono e fanno proprie le idee e le posizioni di tutte le persone che incontrano nel loro viaggio.

Il loro libro diventa così un fiume in piena di volti, ritratti e primi piani che raccontano o accennano le proprie storie. Baudoin sforna ritratti dei migranti che diventano un primo terreno di incontro per guardarsi in faccia (“Da quanto tempo qualcuno non li ha guardati negli occhi?” si chiedono gli autori a un certo punto), per scambiare poi i disegni con accenni di racconti delle loro storie di vita, spezzate, rotte ma spesso cariche di speranza e futuro. La stessa cosa avviene per i volontari, cooperanti o attivisti, anche loro ritratti in primo piano o mentre sono impegnati nelle loro attività di accoglienza, e anche per loro a ogni volto corrisponde un “perché” di questa volontà di accogliere e aprire i confini.

E se non esistono confini politici allora dimentichiamo anche i confini nelle pagine del libro: i disegni si muovono liberi, non ci sono rigide impostazioni di costruzione delle tavole, le vignette squadrate e classiche sono poche, utilizzate in modo cinematografico, come fotografie pinzate su un album di pensieri per bloccare un’immagine catturata al volo. Le didascalie si muovono anch’esse libere, portando in giro per le pagine del libro i pensieri, le riflessioni, le impressioni dei vari protagonisti del racconto; le parole entrano ed escono dai disegni, incorniciano volti, corpi, mani, quasi a dire che l’essere umano è esso stesso un racconto in costante fluire, dove corpi, pensieri, paesaggi e terre sono un unicum indivisibile e dove eventuali divisioni sono solo costruzioni soggettive e arbitrarie create da occhi e menti umane.
Le matite sono pesanti, con neri calcati e linee spesse che sembrano rimandare ed esaltare la pesantezza e la tragicità delle storie che questi “Umani” si portano dietro; i volti sono sporcati da ombre che evidenziano tutta la fatica delle persone impegnate in questo viaggio.

Di sottofondo però c’è anche una grande speranza, una spinta all’incontro con l’altro che diventa atto liberatorio, quasi creativo di spazi di cultura e conoscenza che rimandano a possibili futuri tutti da scrivere. Ci sono feste, concerti improvvisati, lezioni di italiano, pranzi di gruppo che sono espressione genuina e spontanea di questa condivisione che nasce tra le persone, Umani oltre ogni confine reale o immaginario.

Rimane aperta, per gli autori e per i lettori, l’incertezza della vita di tutte queste persone coinvolte dai fatti dell’estate del 2017 sul confine italo-francese. Aver raccontato però queste vicende è già un atto di partecipazione che interroga apertamente chi legge sulla propria posizione in merito.
Lettura probabilmente indigesta per gli amanti di sovranismi, nazionalismi e simili ma su di loro il rettangolino giallo in quarta di copertina di Amnesty International dovrebbe fare lo stesso effetto dell’aglio sui vampiri. Il tutto introdotto dalle parole, anche esse chiare e prive di retorica di Nando Sigona, professore di Sociologia delle Migrazioni all’Università di Birmingham.

Abbiamo parlato di:
Umani. Il Roja è un fiume
, Troub’s
Comicout, novembre 2019
112 pagine, brossurato, bianco e nero – 14,90 €
ISBN: 9788897926672

 

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