Irriverente, iconoclasta, violento, perverso, grottesco, blasfemo forse?

La storia è semplice e lineare: Zebedeo ha perso tutta la sua famiglia in seguito a quello che pare il Diluvio Universale e si ritrova solo su uno dei pochi scogli sopravvissuti all’invasione delle acque. Lì si nutre leccando licheni e rivolgendo preghiere e suppliche al Signore e, predicando la propria completa sottomissione al Suo volere. Ma un gruppo di fiere, diavoli e succubi giunge da lui per tre notti di seguito a bordo di una nave infernale per tentarlo e sfiancarlo.
La figura di Zebedeo è misera, debole per certi versi e forte per altri; si dimostra capace di cadere nelle sue stesse voglie terrene con pieno godimento, salvo poi scongiurare Dio di perdonarlo, per timore della morte e cercare quindi redimento infliggendosi atroci punizioni corporali.
In contrasto, le didascalie a piena vignetta che alternano i disegni, lo presentano, con l’uso di un linguaggio aulico ispirato a quello degli antichi testi religiosi, come un vero e proprio santo capace di resistere al richiamo del male e dei vizi terreni.
Ovviamente questo scarto tra ciò che vediamo come “storia vera” e quello che riportano questi testi a guisa di “versione ufficiale” genera un effetto comico, venato di grottesco per la sempre più greve discesa nel dolore del protagonista che si ferisce la lingua con l’ortica, si acceca, si spacca la testa contro la roccia e, infine, compie il gesto che dà il titolo al fumetto e consegna ai posteri una reliquia gelosamente custodita e venerata.
L’incedere del racconto è scorrevole, lineare; la struttura delle tavole sfrutta il formato quadrato del volumetto per alternare una divisione regolare di tre vignette per tre righe ad altre nelle quali cambiano di dimensioni, numero e disposizione generando un ritmo di lettura a volte frenetico, altre lento, specie per soffermarsi su dettagli più sanguinolenti e truci.
Da sottolineare, tra le altre, una tavola con il disegno di un unico baccanale di demoni, divisa però in sei vignette di uguale misura e la cui vignetta centrale è occupata da una didascalia: questa scelta comporta una lettura circolare della pagina capace di rendere l’idea di un senso di vertigine che ben si adatta a una festa tentatrice.

Il colore è una presenza continua ed evidente, con tonalità acide o malsane, colori sgargianti alternati ad altri smorti e spenti.
I demoni che appaiono in queste pagine sono un brulicare di creature assurde, di diavolesse lussuriose, di sgherri infidi, di esseri spaventosi o ridicoli che esibiscono sfacciatamente la loro sessualità e i loro corpi contorti e disumani, i loro membri orridi e le proprie cavità orribili eppure voluttuose.
Le tentazioni a cui il pover’uomo è sottoposto sono tentazioni di gola e di perdizione, da banchetti luculliani composti di cibi di provenienza scatologica o mestruale ad atti sessuali perversi e bagnati, rappresentati a viso aperto dall’autore eppure, grazie al suo stile così estremo, mai in fondo veramente disturbanti quanto sembrerebbe sulla carta.
Zebedeo stesso è rappresentato in tutta la sua mollezza fisica, le sue carni flaccide e deboli, il suo viso segnato da una vita che immaginiamo certo non appagante e, nonostante il timore per le conseguenze dei suoi atti, anche felice di lasciarsi andare ai desideri più inconfessabili e peccaminosi.
Probabilmente un fumetto non per tutti, ma pervaso di una bizzarra ironia e che denota una spiccata e originale personalità autoriale.
Abbiamo parlato di:
Lo fallo perduto
David Genchi
Hollow Press, 2018
64 pagine, brossurato, colori – 13,00 €
Stampato in 1000 copie, ordinabile su https://hollow-press.net/products/lo-fallo-perduto









