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Tintin: il passato torna nelle trame di Coke in stock

"Coke in stock" sta per "Schiavi a bordo": lo scoprono Tintin e il Capitano Haddock fra colpi di stato e traffico d'armi in medio oriente.

Qui comincia l’avventura

Tintin: il passato torna nelle trame di Coke in stockRicordate Abdullah, l’irrefrenabile peste figlio dell’emiro Aliq Ihr Ish incontrato in Tintin nel paese dell’oro nero? Ebbene, il piccolo teppista è stato mandato dal padre, con un cospicuo seguito, a Moulinsart per tenerlo lontano dalla guerra civile esplosa in seguito al tentativo di colpo di stato da parte dello sceicco Bab Beht Tahr (altra vecchia conoscenza).
Dietro l’insurrezione uno scenario di traffico internazionale di armi da guerra e di schiavi nel quale e il Capitano Haddock si imbattono per caso e che affrontano con coraggio e determinazione. Ma, a esser pignoli, la motivazione che li spinge a lasciare l’accogliente castello di campagna non è composta di sola curiosità, senso di avventura e amicizia ma anche dal desiderio di rispedire a casa il distruttivo Abdullah.

Coke in Stock inizia con una riflessione del Capitano Haddock sull’uso strumentale delle coincidenze negli intrecci narrativi, inserite a forza per far procedere la vicenda a scapito della verosimiglianza. Trucco di scarso mestiere perché, rivelando l’artificiosità del racconto diminuisce considerevolmente il coinvolgimento (e il divertimento) dello spettatore. Da lettori delle avventure di Tintin possiamo certo adottare le considerazioni del Capitano ed estenderle alle trame di e in particolare agli incipit.

Tintin: il passato torna nelle trame di Coke in stock
Il merchandising è parte cospicua della fortuna di Tintin! Ecco una action figure è ispirata a Coke in Stock.

Da quando Tintin non agisce più come reporter, infatti, l’innesco delle sue avventure è stato spesso casuale, legato a coincidenze che si fanno beffe di qualsiasi verosimiglianza. Con una leggera astrazione tuttavia possiamo considerare quelle coincidenze non tanto come l’irruzione dell’avventura nella quotidianità, quanto come un richiamo da parte del Destino alla vera natura di Tintin. Quella sorta di  stato di riposo nel quale troviamo i nostri eroi all’inizio delle loro imprese è poco più di un passaggio che consente di far sfumare le emozioni dell’avventura precedente, che dura il  minimo indispensabile (nella forma di serializzazione settimanale non più di tre uscite) per rimettere in moto la macchina.

Ebbene: di quella messa in moto, la scintilla è quasi sempre una coincidenza. Una delle conseguenze di questa meccanica è che entriamo poco nel castello di Moulinsart come raramente entravamo nell’appartamento di Tintin. Hergé non utilizza la vita privata dei suoi personaggi come soggetto o momento importante del racconto e anche I gioielli della Castafiore, vedremo, sono in questo senso un’eccezione parziale. Mentre sappiamo che il Professor Girasole è impegnato nelle sue ricerche e immaginiamo il Capitano Haddock concedersi ad ozii più o meno allietati da libagioni alcoliche, Tintin semplicemente sembra non avere vita privata ed esaurirsi nella dimensione avventurosa.
Totalmente votato all’azione, non stupisce quindi che di fronte alla lettera di affido del terribile Abdullah da parte dell’emiro la sua reazione sia di proporre, senza esitazione alcuna, al Capitano Haddock di andare a raddrizzare la situazione in Medio Oriente. O almeno di renderla abbastanza tranquilla da consentire il ritorno del piccolo teppista sotto le cure paterne.

A volte ritornano: (cattive) compagnie dal passato

Coke in Stock è un ritorno in luoghi già visti, che Hergé sfrutta per riportare in scena personaggi già incontrati. Molti di essi erano naturalmente apparsi ne Il paese dell’oro nero ma l’autore belga recupera addirittura il villain Rastapopulos, che debuttò nel lontano Tintin in America e gli affianca Dawson, l’ex ufficiale corrotto della legazione internazionale a Shanghai che dette filo da torcere a Tintin ne Il loto blu e il secondo di bordo Allan, al suo servizio fin dai tempi de Il granchio d’oro.

Tintin: il passato torna nelle trame di Coke in stock
In questa immagine, Tintin ha una inconsueta caratterizzazione plastica. Tintin: Coke in stock, p. 34.

Questi ritorni contribuiscono a due effetti, profondità e chiusura dello scenario generale, in tensione reciproca. Profondità indica in questo contesto il fatto che i personaggi hanno una propria storia al di fuori delle vicende che abbiamo letto. Detto altrimenti: mentre noi seguivamo Tintin viaggiare da un capo all’altro del mondo quelli vivevano le proprie vite, promuovevano imprese politiche o economiche, passavano di affare in affare fino a incrociare nuovamente (casualmente: ancora coincidenze!) la strada di Tintin e tornare quindi sotto i riflettori e nelle tavole del racconto, magari un po’ diversi da come li ricordavamo. Non troppo cambiati a dire il vero, a conferma del già notato atteggiamento conservativo di Hergé riguardo l’evoluzione dei suoi personaggi.

La prudenza non impedisce tuttavia l’arricchimento delle personalità e in Coke in Stock è particolarmente interessante la pennellata con la quale l’autore marca nettamente l’etica dell’emiro Aliq Ihr Ish, mettendo il piccolo lettore a disagio. Nel gioco di ruoli iniziale, infatti, Aliq Ihr Ish appartiene, per così dire, ai “buoni”: non per niente Tintin si schiera dalla sua e si muove per salvarlo. In seguito (pagg. 29-30) scopriamo però che il buon emiro è perfettamente a conoscenza del traffico di schiavi scoperto dai nostri eroi e gestito dalla compagnia Arabair ma non lo ritiene certo una questione che meriti un rimedio. Anzi lo accetta come un elemento da poter giocare nelle trattative con l’Arabair stessa, nell’ambito delle forniture di armi.

Da notare che la scena in cui abbiamo questa rivelazione è intercalata con una gag di Haddock e che la spiegazione stessa dell’emiro nasce da un contesto comico – la richiesta del figlio di poter assistere a una serie di acrobazie degli aerei forniti dall’Arabair. Il massimo del realismo (il cinismo dell’emiro) è quindi trasmesso con una modulazione comica e genera così una sequenza dal tono grottesco che con tutta probabilità lascia il piccolo lettore con la domanda fondamentale: “ma l’emiro è un buono  un cattivo?“. Come già in altre occasioni (si pensi a Obiettivo Luna), il racconto allude alla complessità del reale e non dà risposte ma spunti di riflessione.

Il secondo effetto del ritorno di caratteri già incontrati è quella che abbiamo indicato come chiusura narrativa, vale a dire la sensazione che quanto già presente nella narrazione sia sufficiente per conseguire gli obiettivi del racconto. Non serve cioè “aprire” i confini del racconto per far entrare ulteriori elementi perché quanto abbiamo a disposizione ci consente di esprimere quanto desiderato/pianificato. Il termine “chiusura” suggerisce anche che questo è lo stato tipico in cui inizia lo scioglimento dei nodi del racconto o comunque l’esaurimento delle motivazioni primarie del racconto. Nel caso di Tintin è ragionevole indicare che rientriamo nel caso di universo narrativo ormai definito.

Haddock e il suo lato oscuro

Tintin: il passato torna nelle trame di Coke in stock
L’intento di Allan è umiliare il Capitano Haddock, che sarà salvato più dal caso che dalla propria forza di volontà. Tintin: Coke in stock, pag. 42.

Coke in Stoke è cadenzato di azione: inseguimenti, naufragi, mitragliamenti aerei e via leggendo; ma contiene anche una sequenza il cui impatto è tutto giocato su una tensione psicologica che per il piccolo lettore di Tintin forse non è immediatamente leggibile e che vede in gioco Haddock e il proprio legame con l’alcol.
È una breve storia di tentazione, divisa in due parti (pagg. 41-42): siamo sullo yacht di Rastapopulos e Allan, il secondo che ai Tempi de Il granchio d’oro teneva Haddock in costante stordimento etilico, lascia al capitano una bottiglia di whiskey prima di chiuderlo con Tintin prigioniero della sua cabina. È una provocazione che, rafforzata da parole e sguardi, mira a umiliare Haddock.
E nel capitano inizia una lotta sul cedere o no al desiderio di bere.

Dato il ruolo di Allan cedere alla tentazione significherebbe anche tornare a quello stato da alcolista nel quale lo incontrò Tintin. Hergé offre anche un momento comico, mostrando un diavolo e un angelo che si contendono Haddock, ma questo resta poco più di un aggancio per il piccolo lettore, un elemento per lui leggibile, che lo tenga ancorato alla lettura. Se questo siparietto ha un aspetto didascalico il punto è che si trova all’interno di un passaggio colmo di pena, che parla assai più ai genitori che ai bambini, a conferma di un approccio da parte di Hergé che cerca comunque un equilibrio fra leggibilità e sfida al lettore.

La prefazione a cura di Jean-Marie Embs, Philippe Mellot e Philippe Goddin, dedica molto spazio ai lavori preparatori di Hergé, documentazine e schizzi e una scheda molto interessante sulla lingua che Hergé fa parlare ai poveri schiavi salvati da Tintin, a suo tempo fonte di polemica.

Abbiamo parlato di:
Coke in stock
Hergé
Traduzione di Giovanni Zucca
In allegato a La Gazzetta dello Sport, Corriere della Sera, Maggio 2017
30+62 pagine, cartonato, colori – 7,99 €
ISBN: 977203975726270019

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