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Thunderbolts: colpo di fulmine tra giustizia e criminali?

Panini Comics ristampa in volume cartonato la prima parte del ciclo dei Thunderbolts firmato da Kurt Busiek e Mark Bagley.

Thunderbolts: colpo di fulmine tra giustizia e criminali?La giustizia, come il fulmine, dovrebbe essere per pochi una rovina, ma per tutti una paura“: è il dotto Citizen V, capo dei Thunderbolts, a citare il poeta Thomas Randolph, mentre presenta ai giornalisti di New York la squadra di eroi di cui è il capo.

Se vi sembra strano che a guidare Mach-1, Songbird, Meteorite, Atlas e Techno non sia Bucky Barnes non avete tutti i torti, perché è doveroso precisare che non stiamo parlando della recente serie scritta da Jim Zub per i disegni di Jon Malin, attualmente pubblicata nello spillato Gli Incredibili Avengers, bensì della ristampa, momentaneamente parziale, che ha dedicato al ciclo di storie firmate da e .

Correva l’anno 1997, i Vendicatori e i Fantastici Quattro erano scomparsi e ritenuti morti dopo il tremendo scontro con Onslaught, creatura nata dalla degenerazione mentale del Professor X, sotto la malevola influenza di Magneto. Gli eroi avevano ancora una volta salvato la Terra, lasciandola però priva di protettori, se si trascura la presenza dei discriminati X-Men e di vigilanti guardati con sospetto più che con ammirazione, come l’Uomo Ragno.

Per le strade imperversava il gruppo paramilitare dei Ratti, ladri e mercenari, finché non apparvero i Thunderbolts. Con una sicurezza che rasentava l’arroganza, parlando con sarcasmo piuttosto che con rassicurante ironia, i sei individui dotati di incredibili poteri non solo ebbero la meglio sui predatori vestiti di grigio, ma sconfissero anche la Squadra di demolizione. Da quel momento fu una scalata verso la gloria, fino allo scontro con l’Espansore.

Le tavole di Bagley, inchiostrate da Vince Russel e colorate da Joe Rosas, seguono un racconto prettamente supereroico, ma non si tratta semplicemente di supereroismo classico, perché Kurt Busiek ha sempre dimostrato, attraverso le sue opere, di saper guardare avanti e non solo indietro, soprattutto in un periodo come gli anni Novanta del secolo scorso, durante il quale, almeno nell’ambito dei comics, l’apparenza e la confezione spesso prevalevano sulla sostanza.

Forse se a un appassionato di fumetti Marvel si chiedesse di pensare ai Thunderbolts, la sua mente tornerebbe immediatamente a Norman Osborn, Bullseye, Venom e Karla Sofen, cioè i T-Bolts cinici, spietati e subdoli di Warren Ellis e Mike Deodato. Uomini e donne fortissimi, ma soprattutto cattivi, utilizzati come carne da cannone per risolvere le situazioni più difficili e politicamente scorrette. Lo sceneggiatore britannico merita tutti gli elogi del caso per il suo lavoro decostruzionista, ma non gli si può accreditare l’originalità assoluta.

Sempre restando in casa Marvel, fu proprio Busiek il primo a nascondere sotto la cappa di eroi patinati e acclamati alcuni personaggi con intenzioni tutt’altro che buone, approfittando dell’assenza dei supergruppi più celebri. Perseguendo un obiettivo losco, i “fulmini” di Citizen V salvano vite, ricostruiscono la città dopo avere involontariamente contribuito a danneggiarla, si innamorano, litigano e, talvolta, finiscono per sentirsi veramente brave persone. Su quest’ultimo elemento riflette il writer: in quale misura la maschera influenza l’individuo che la indossa?

Thunderbolts: colpo di fulmine tra giustizia e criminali?

Come ha fatto pochi mesi dopo, quando ha iniziato la sua lunga gestione dei Vendicatori applicando uno schema già parzialmente collaudato, l’autore ha scelto di scavare a fondo nell’animo delle sue creature, presentandole nella finzione del fumetto prima attraverso brevi interviste rilasciate ai media americani, poi dedicando a ciascuna di loro il giusto spazio nelle pagine dell’annual del ’97 (nel quale la vicenda di ogni character è disegnata da un artista diverso) e, infine, nel capitolo speciale riservato ai flashback, accompagnato dalle linee sottili ma espressive di Steve Epting.

Proprio come gli Avengers, i Thunderbolts hanno un passato variegato e spesso turbolento, fitto di drammi dei quali portano ancora le ferite, interagiscono tra loro senza peli sulla lingua, creano uno spirito cameratesco per cui, seppure con riluttanza ad ammetterlo, “fiducia” diventa una parola chiave.

Si è accennato ai media: oggi siamo abituati a leggere fumetti nei quali i social sono parte importante della storia (si pensi ai recentissimi Champions di Waid e Ramos), perché veicolo di informazioni e di autorappresentazione, ma già gli eroi di Busiek entravano continuamente nelle case dell’uomo comune, all’epoca grazie ai telegiornali. Le telecamere, infatti, seguivano ovunque i nuovi beniamini, abilissimi a sfruttare i microfoni per farsi conoscere e trasmettere una determinata immagine di loro stessi.
Propaganda, si potrebbe azzardare, e la propaganda è spesso strumento della politica. Ecco allora che il sindaco di New York cercava di legare alla municipalità la squadra in cui militava il gigantesco Atlas, idea che ci fa balzare in avanti, fino alla Nuovissima X-Factor di Peter David, che ha messo Gambit, Polaris e soci al servizio, ben retribuito, di un’azienda, l’apice della privatizzazione del supereroe. David stesso, affiancato da un Mike Deodato dal tratto ancora grezzo ma già robusto, è l’autore di un capitolo raccolto nel cartonato, nel quale i T-Bolts affrontano Hulk.

Dialoghi talvolta eccessivamente esplicativi ma mai noiosi, interviste, roboanti affermazioni da film d’azione e didascalie: le vignette dell’intero volume sono costellate di parole, senza risultarne intasate. Alle voci dei personaggi si aggiunge quella del narratore, invisibile compagno di viaggio ammutolito solo in due occasioni, quando a raccontare sono la manipolatrice Meteorite e l’indomito Citizen V.
Al primo impatto, si potrebbe avere l’impressione di tenere tra le mani un’opera verbosa ma, complice il ritmo frenetico con cui si susseguono le battaglie dalle coreografie spettacolari, la lettura si rivela presto gradevole e scorrevole.

Thunderbolts: colpo di fulmine tra giustizia e criminali?

I rari momenti di quiete sono utilizzati con sapienza dallo sceneggiatore proprio per oliare i meccanismi della squadra, riuscendo perfino a inserire due intermezzi romantici, richiamando la scrittura di Stan Lee che amava anche indugiare in sequenze da soap-opera.

Lo scarto con quanto appena affermato si avverte solamente in una quarantina di pagine, ossia in occasione dei già citati annual e capitolo speciale, entrambi dedicati al passato dei Thunderbolts. Al piacere della scoperta non si associa una narrazione fluente, dal momento che il rallentamento, oltre che dispersivo rispetto alla vicenda ambientata nel presente, risulta pesante, perché troppo didascalico.

Thunderbolts: colpo di fulmine tra giustizia e criminali?Tra gli altri episodi non appartenenti alla serie principale, ma a essa strettamente legati, si distingue Una nuova era. Nelle poche pagine a disposizione, Busiek riprende un tema trattato tra il 1993 e il 1995 nei suoi Marvels e Astro City – Vita nella grande città, ossia la modalità con la quale un essere umano senza poteri e identità segreta vive quotidianamente l’esistenza di supereroi e supercattivi.

In Marvels, il fotografo Phil Sheldon restava a bocca aperta di fronte alle “meraviglie” che sfrecciavano sopra la sua testa, mentre tra queste pagine troviamo un tassista emotivamente orfano dei Vendicatori e dei Fantastici Quattro. Lui, che aveva portato a destinazione nientemeno che la Donna Invisibile, fatica ad accettare i paladini della giustizia da poco apparsi, ma deve presto ricredersi. Solo inizialmente possibile personificazione del lettore, Mike rimane all’oscuro di ciò che si cela sotto le nobili intenzioni dei T-Bolts, mentre noi apprendiamo, con l’avanzare della trama, che non è tutto oro quel che luccica.

A luccicare, piuttosto, è l’arte di un Mark Bagley in gran forma. Il disegnatore gioca con il numero di vignette che inserisce nelle tavole, passando dalle splash-page ipercinetiche alle sequenze di tanti fotogrammi più piccoli, senza sacrificare l’ambiente metropolitano, parte integrante delle storie. Sebbene la sintesi grafica degli anni Duemila, quella dei ben 111 albi consecutivi di Ultimate Spider-Man sia ancora lontana, alle bocche e agli occhi espressivi si accompagnano pose plastiche e movimenti concitati che non sfociano nell’esasperazione testosteronica. Se parlare di raffinatezza può essere un azzardo, è meglio notare che il segno di Bagley è più arrotondato di quello di molti suoi colleghi contemporanei, come Sal Buscema, penciler del team-up tra i “fulmini” e l’Uomo Ragno.

Nelle ultime pagine del volume, oltre a due testi autografati da Busiek, Panini ha raccolto anche gli studi del disegnatore principale, utili per scoprire come personaggi già esistenti siano stati, almeno visivamente, reinventati e resi subito riconoscibili grazie a gadget tecnologici d’avanguardia e originali uniformi da battaglia. Per distinguere i nuovi eroi in azione ci si può affidare anche ai colori accesi di Joe Rosas, capace di rendere ariosa qualsiasi tavola, anche quando il rischio di saturazione è alto a causa di scintille, raggi di luce, effetti del volo, uomini dalle dimensioni incredibili e onomatopee inevitabilmente sgargianti.

Per concludere, un auspicio: trovare presto in libreria le storie successive a quelle stampate nel volume La giustizia, come il fulmine, non solo perché la vicenda si interrompe prima di uno scontro che si preannuncia scoppiettante, ma anche, e soprattutto, perché la qualità del racconto e dei disegni e la quantità dei temi affrontati meritano di essere (ri)scoperte.

Abbiamo parlato di:
Thunderbolts – La giustizia, come un fulmine…
Kurt Busiek, Mark Bagley
Traduzione di Pier Paolo Ronchetti
Panini Comics, luglio 2017
296 pagine, cartonato, colori – 26,00 €
ISBN: 9788891226877

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