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The Fiction: non è tutto oro quello che luccica

La storia fantastica di Curt Pires e David Rubín, edita in Italia da Tunué, non riesce a sfruttare appieno il potenziale della sua trama.
Articolo aggiornato il 23/09/2017

The Fiction: non è tutto oro quello che luccicaKassie, Max, Tyler e Tsang sono amici inseparabili. Un giorno, in un baule dentro una soffitta, trovano alcuni misteriosi libri che, se letti ad alta voce, trasportano il lettore nei luoghi fantastici in essi descritti. I ragazzini cominciano a passare intere giornate nel mondo della narrazione, vivendo eccitanti avventure, fino a quando uno di loro scompare improvvisamente nell’universo dei libri senza lasciare traccia, e gli altri concordano di non rivelare nulla agli adulti.
Molti anni dopo un altro dei protagonisti viene risucchiato a sua volta all’interno di un libro, così i due superstiti decidono di andare alla sua ricerca.

Leggendo The Fiction di è impossibile non pensare a La storia infinita, il grande classico della letteratura fantastica di Michael Ende, che ha recentemente compiuto 37 anni dalla sua prima pubblicazione.

Il fumetto, oltre a celebrare il potere della narrazione e della lettura, riprende temi come l’evasione dalla realtà tramite l’immaginazione, il passaggio dall’infanzia all’adolescenza – e, in seguito, all’età adulta – e la possibile esistenza di dimensioni parallele alla nostra. Anche l’essere dorato, la misteriosa entità che risiede all’interno della narrazione, per certi aspetti ricorda il Nulla che nel romanzo di Ende minaccia l’esistenza di Fantàsia.

The Fiction: non è tutto oro quello che luccica

Tuttavia, nonostante l’incipit sempre affascinante benché già sfruttato, la storia si rivela non essere all’altezza delle aspettative: la narrazione procede troppo frettolosamente, conducendo a un finale che lascia una sensazione d’incompiutezza. I dialoghi non brillano di originalità, così come l’antagonista della vicenda; la trama si mantiene su binari già collaudati, risultando nel complesso abbastanza prevedibile.

 

Il vero pregio dell’opera è costituito dai disegni di David Rubín.

The Fiction: non è tutto oro quello che luccicaL’artista spagnolo mette il suo caratteristico tratto spigoloso al servizio della sceneggiatura di Pires, creando un efficace contrasto tra il mondo reale e quello della narrazione: mentre il primo trasmette una sensazione di ordine, con vignette racchiuse in una gabbia abbastanza regolare, nel secondo domina il dinamismo americano, con tavole prive di un’impostazione fissa.

Quest’ultimo è sicuramente lo stile che più si addice a Rubín, avvezzo all’utilizzo di spettacolari splash page e pagine composte da vignette di dimensioni diverse fra loro, costellate da minuscoli riquadri che si focalizzano su piccoli dettagli. Il suo tratto, oltre a dare fascino al fumetto, infonde personalità e dà spessore a dei personaggi altrimenti piatti, con cui il lettore fatica a creare un legame. Ottimo anche l’uso dei colori da parte di Michael Garland, il quale opta per tonalità vivide che si sposano bene con i disegni.

In conclusione, The Fiction dissipa il grande potenziale racchiuso nella sua premessa, non riuscendo a stare al passo con altre opere dello stesso genere. D’altro canto, la lettura risulta scorrevole e le illustrazioni compensano in parte i suoi difetti, facendola risultare almeno una gioia per gli occhi.

Abbiamo parlato di:
The Fiction
Curt Pires, David Rubín, Michael Garland
Traduzione di Omar Martini
, ottobre 2016
96 pagine, cartonato, colori – 14,90 €
ISBN: 9788867901890

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