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“Tex? Meriterebbe lo Strega!” parola di Darwin Pastorin

“Tex? Meriterebbe lo Strega!” parola di Darwin Pastorin
Ha diretto giornali e canali tv, ha scritto tanti libri, ma qui su Lo Spazio Bianco Darwin Pastorin ci racconta soprattutto il suo sconfinato amore fumettistico per Tex Willer.

Darwin Pastorin (1955), è giornalista e scrittore. Nato a San Paolo in Brasile, dove ha trascorso l’infanzia, si è poi trasferito in Italia, a Torino, da oltre cinquant’anni la sua città. Ha dedicato la vita professionale a raccontare lo Sport, e in particolare il Calcio (entrambi con la maiuscola), con il rigore del cronista e, al tempo stesso, con la passione dell’innamorato. È stato vicedirettore e direttore del canale televisivo La7 Sport, dopo essere stato inviato speciale e vicedirettore del quotidiano sportivo Tuttosport, direttore responsabile di Tele+ e Stream, direttore ai nuovi programmi di Sky-Sport e direttore di Quartarete Torino. Ha all’attivo quattordici libri, tra saggi e romanzi. Collabora con numerosi quotidiani e riviste e ha vinto diversi premi per le sue attività giornalistiche e letterarie.

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Direttore, benvenuto su Lo Spazio Bianco.
Come iniziamo?
Mi chiamo Darwin Pastorin, sono nato in Brasile, a San Paolo, nel 1955. A sei anni, nel giugno 1961, con la famiglia ci siamo trasferiti in Italia, a Torino. Lì ho incontrato Willer la prima volta e non ci siamo più lasciati.

Una passione vera…
Beh, visto che sono qui per una confessione pubblica, la chiamerei dipendenza o “sana” malattia. Poco prima che iniziassimo questa conversazione, sono stato in edicola per acquistare l’ennesimo albo ristampa della collana 70 anni di un mito e soprattutto L’ultima vendetta, il numero 695 della serie regolare che celebra i fatidici settant’anni anni con l’album delle figurine allegato. Ma in casa ho già di tutto: dalla tazza per la colazione di Tex alla t-shirt d’ordinanza, i giochi, le carte… Sono un Tex-dipendente a tutti gli effetti e ho anche il mio “pusher” di riferimento qui in città – la fumetteria Figuriamoci – dove acquisto regolarmente tutto ciò che esce di inedito o riedito.

Anche le ristampe?
Sì: di certe storie possiedo anche più edizioni diverse. E sai qual è la cosa buffa, ma direi anche la bellezza del mio rapporto con Tex? Quando torno a rileggere una vecchia storia, provo la stessa emozione della prima volta, esattamente come chi riguardando la mitica partita di calcio Italia-Germania 4-3, prima inveisce, poi si deprime ed esulta infine al goal di Gianni Rivera, come se non conoscesse ancora il risultato.

Che cosa ricordi del primo incontro con Tex?
È il ricordo di una folgorazione per i fumetti e coincise, come dicevo, con l’arrivo in Italia. Prima, nel corso della mia infanzia in Brasile, grazie a mia mamma avevo amato gli eroi letterari di Emilio Salgari. Invece a Torino scoprì Topolino, le ristampe di Flash Gordon, riviste come Il Monello e L’intrepido e poi gli albetti a striscia – allora Tex era pubblicato ancora in quel formato – con Capitan Miki, Il Piccolo Ranger, il Grande Blek. Più avanti, conobbi anche il Corto Maltese di Hugo Pratt…

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Nei tuoi libri, ricordando quel periodo, le passioni fumettistiche s’intrecciano con quelle letterarie: Twain, Pavese, Kerouac e via dicendo.
Assolutamente, il buon fumetto vale la buona letteratura. Oggi possiamo dirlo di tante graphic novel che non hanno nulla da invidiare per maturità espressiva ai romanzi ma vale anche per Tex. Pensa alla resa del tempo nelle storie di Gianluigi Bonelli: gli spostamenti da un luogo all’altro sono scanditi con meticolosità, hanno il “respiro” di viaggi reali. Pensa anche alla capacità accresciuta nei decenni di documentare nel fumetto gli usi e la vita del West. Questa costante “maturazione”, a mio avviso, ha fatto la differenza tra Tex e altri personaggi più “ingenui” che citavo all’inizio.

 In che senso?
Nel senso che Tex ha comunque saputo maturare insieme al suo pubblico, insieme a lettori come me che, crescendo, scoprivano altre passioni (nel mio caso la letteratura e il giornalismo), Noi cambiavano e Tex è cambiato con noi. Certo l’eroe è rimasto granitico nelle sue caratteristiche ma pensiamo a quanto sono cambiati i personaggi di Kit Carson, da adulto a “anziano” o Kit Willer da bambino a giovane adulto.

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Ti sembra un personaggio ancora adatto al pubblico di oggi?
Penso di sì. Eroi come Tex aiutano a riflettere su cosa voglia dire davvero stare dalla parte degli ultimi, dalla parte degli oppressi. Tex ce ne offre ogni mese un esempio, combattendo il male – che è veramente il Male –  e cercando di far trionfare il bene, che è veramente il Bene. Anche il suo uso della violenza è sempre “giusto”. È uno che spara, ma mai alle spalle. È uno che se può battere l’avversario con l’astuzia, senza spargimenti di sangue, lo fa. Salvo quando “s’incazza” … D’altronde, se gli uccidi Lilith, cosa puoi aspettarti che faccia Aquila della Notte?

Le storie di Tex sono tutte ambientate nel West ma assumono, di volta in volta, facce diverse. Da lettore che storie preferisci?
Ho una predilezione per i racconti ambientati nel “grande Nord”, quelli con la neve, trovo sia particolarmente suggestiva a livello grafico. Apprezzo molto anche le storie recenti che ci riportano alle origini del personaggio, all’adolescenza di Tex. È un modo intelligente per giocare con il tema della memoria. Se, però, devo pensare a una saga che caratterizza tutta la serie, non c’è dubbio sia quella di Mefisto/Yama. L’invenzione dello stregone è stato un autentico colpo di genio da parte di Gianluigi Bonelli! Tex impareggiabile con la pistola – a parte il mitico scontro con El Muerto – quando ha a che fare con i poteri occulti di Mefisto, deve affrontare una sfida di intelligenza, una corsa per prevedere l’imprevedibile.

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Tra gli autori che proseguono l’opera di Bonelli e chi prediligi?
Li trovo tutti davvero bravi. Devo riconoscere che Claudio Villa, come copertinista, ha saputo raccogliere l’eredità di Galep con un lavoro magistrale. Le sue copertine sono degli “acuti” a fumetti, come quelli che faceva il suo omonimo in musica! Mi colpisce anche l’abilità degli sceneggiatori attuali nel riuscire a non scadere mai nel “già letto”, nonostante la mole incredibile di albi che sfornano, tra serie regolare, speciali, MaxiTex, etc. Devono fare i conti con l’impronta fortissima data al personaggio da Gianluigi Bonelli, sforzandosi comunque di mantenere una propria autonomia. È come dover giocare a calcio nel Napoli, indossando la maglia numero 10 dopo Maradona!

Un fumetto quindi scritto e disegnato con estrema qualità.
Certo. Penso di Tex – e del buon fumetto più in generale – quello che penso e ho pensato quando ho appreso, con soddisfazione, dell’assegnazione del Nobel per la Letteratura a Bob Dylan. Le grandi canzoni sono anche grande letteratura. Se fosse per me candiderei al Nobel anche il nostro Francesco Guccini, tra l’altro “Texiano di ferro” pure lui. E, così come per i cantautori, perché in futuro non potremmo pensare di assegnare il Nobel anche a qualche grande autore di fumetti?

In piccolo, è un’evoluzione che in Italia stiamo registrando con cartoonist  come Gipi e Zerocalcare, candidati di recente al Premio Strega.
Ecco, so che susciterò qualche sorriso ironico, ma io il Premio Strega lo assegnerei anche a Tex  e ai suoi autori! Lo dico da appassionato di letteratura e poesia, ma che riconosce il valore assoluto anche delle storie a fumetti e, in particolare, di un grande personaggio che marca il nostro immaginario da settant’anni.

Ringraziamo Darwin Pastorin per la simpatia e la disponibilità.

Intervista realizzata telefonicamente il 13/09/2018 

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