
Vecchio e nuovo Textamento
Chiaramente l’omogeneità di cui si parlava riguardo agli albi di Tex è relativa e non assoluta. In quelle 72.000 tavole usate come riferimento, occorre considerare come l’alternarsi di decine e decine di sceneggiatori e disegnatori abbia permesso al personaggio di evolversi; ma il ferreo controllo editoriale della serie ha creato uno stile comune della serie che è diventato primario rispetto a quello degli autori che vi hanno messo mano. Ed esiste, infatti, una vera e propria ortodossia del personaggio e delle sue avventure, con tanto di studi ed un canone di pubblicazioni che ne hanno consolidato i precetti, le caratteristiche principali nonché la frequenza statistica con la quale si ripetono avvenimenti similari all’interno delle storie.

L’eroe, novello Donald Duck o Mickey Mouse (nella speranza che il paragone con un papero e un topo non lo offenda e ci venga a cercare per farcelo rimangiare a suon di sganassoni), attraversa vicende che per molti anni possono essere lette non necessariamente in ordine di uscita. È come se, a ogni inizio di storia, Tex si risvegliasse in quel famoso giorno in cui compie i suoi X anni, sempre uguali.
Scurdammoce ‘o passato

In passato altro espediente narrativo – utilizzato per spezzare la monotonia dell’effetto Paperino – era stato il racconto di storie del passato di uno qualsiasi dei personaggi principali della serie, cosa che aveva creato anche un background umano notevole, considerando che molto spesso le vicende narrate avevano una tragica fine (la morte delle compagne di Tiger Jack e di Tex nonché del padre e del fratello di quest‘ultimo).
Puro Vangelo, fratello!

Si tratta del punto debole e allo stesso tempo del punto di forza della serie. La sicurezza che tutto andrà bene, che Tex sarà solo sfiorato dalla pallottola, che la trappola ai suoi danni non funzionerà per colpa di un riflesso su un fucile, così come la ripetitività di alcune cifre stilistiche di narrazione o di sceneggiatura (battibecchi fra personaggi, espressioni colorite ricorrenti, occhi al cielo in previsione di una scazzottata inevitabile) sono contemporaneamente un aspetto positivo e negativo. Positivo perché contribuiscono a rasserenare il lettore ed ad incanalarlo in una storia che non lo deluderà mai perché si ripete nella sostanza sempre uguale a se stessa; negativo perché non permette agli autori di distanziarsi appunto da questi parametri, precetti, cifre stilistiche. “Il formato dell’albo da 100 pagine mensili” possiamo chiosare con le parole di Sergio Brancato 3 “stabilizza il consumo intorno a una routine che organizza il tempo di accesso del lettore all’immaginario della Casa editrice”.

Divertente sottolineare come questa avventura, nata in Italia, sia legata al Western (partito all’inizio del secolo scorso come genere di enorme successo per cinema, tv, romanzi…), genere sostanzialmente sparito dal mondo della fiction: in pratica Tex resta l’unico personaggio/serie/prodotto di grande successo ambientato nel Vecchio West, e può risultare paradossale che questo accada in Italia piuttosto che negli States.
Vista la longevità degli italiani potrebbe, pur strappando un sorriso, essere ritenuta valida la motivazione che un tale successo nel fatto sia decretato dall’aver semplicemente conservato i lettori che nel secondo dopoguerra erano ragazzini (sempre per l’imprinting), ma il successo del Tex chiaramente ha molti altri motivi…
Corpo docenTex

Parliamo, in Tex, di una grammatica abbastanza lineare, con esempi anche abbastanza famosi fra i quali la vexata quaestio delle didascalie sovente inutili (quali “poco dopo“), ma necessarie come fossero uno scampanellio durante la Messa nella celebrazione del rito texiano. Altro esempio è quello sottolineato da Daniele Barbieri 4 quando indica come in Tex usualmente “le azioni dei vari personaggi contrapposti vengono rese ugualmente note al lettore”, ovvero chi legge ha la piena conoscenza di cosa fa Tex e cosa fanno i suoi “avversari” di turno, semplificando ovviamente la lettura, che prosegue quindi con assoluta facilità.
Il tutto a creare una voluta leggerezza nella narrazione e spesso una altrettanto voluta prolissità con relativo allungamento dei tempi; frutto, sicuramente, dell’imprinting dato dal narratore, inventore di storie ed affabulatore Giovanni Luigi Bonelli 5, conscio di usare e privilegiare “un modulo narrativo adatto a episodi lunghi e ricchi di dialoghi” 6.
Come ci dice, stimolato sull‘argomento, Michele Ginevra 7: “Questo personaggio, rappresentato da segni all’epoca moderni e realistici, ha stregato milioni di lettori di ogni età, insegnandoci innanzitutto a leggere e ad apprezzare testi scritti in italiano. Una via alternativa al romanzo per ragazzi interpretata in modo geniale”.

LiberTex…
Sono decine i volumi monografici dedicati a Tex e centinaia gli articoli su quotidiani e riviste sia di settore che generaliste susseguitisi negli ultimi decenni. Il tutto nonostante da più parti, non senza corretti appigli, gli si imputi da molto tempo una bidimensionalità causa e limite del suo successo. Nella sostanza il personaggio di Tex può essere declinato da molti punti di vista, alcuni dei quali, magari anche un po’ singolari, si potranno intravedere nelle risposte degli autori nelle interviste che compongono e comporranno questo speciale, che sono stati al gioco considerandolo una persona reale, non mancando di commentare alcuni dei punti più contestati del suo modo di essere.

Il personaggio Tex da sempre ha mostrato una sicurezza fuori dalla norma. Sembra essere portatore sano di una giustizia giusta; capisce cosa sta succedendo, sa cosa si deve fare e, essenzialmente e senza molti giri di parole, la fa. Talvolta senza neanche spiegare al fido Carson cosa ha architettato. Nel suo agire è indipendente: il suo senso innato della giustizia gli suggerisce di ributtare a mare i pesci piccoli purché pentiti, poiché il vero fine è quello di far abboccare i grandi malfattori, quelli che reggono le fila. Pur fallace come tutti, negli ultimi anni molto più che in principio, incarna spesso, come già detto, più gradi della catena della giustizia umana: indagine-imputazione-giudizio-sentenza, magari con un semplice e ben assestato “BANG!”.
Anche perchè il West, oltre ad essere “Far” (lontano dall’Est e dalle prime città statunitensi moderne) ed “Old” (vecchio, come si usa chiamarlo ora) sicuramente era soprattutto “Wild” (selvaggio), non solo perché la totalità delle terre non aveva quasi del tutto insediamenti umani, ma anche perché era terra nella quale si riversavano furfanti della peggiore specie a caccia di facili bottini. E difficilmente questi signori dell’epoca accostavano a destra per far controllare i documenti 9 al malcapitato sceriffo di turno.
FraterniTex, EgaliTex…

Se da un lato rispetta la legge, dall’altro si scaglia violentemente contro i governi e i generali che decidono le guerre che devono poi essere combattute dai soldati, poveri cristi destinati al massacro senza motivo; insomma, diremmo oggi, un uomo di sinistra. Ovviamente, si sarà capito, Tex non è né fascista né comunista, visto che queste categorie non trovano applicazione nel Wild West. È un tollerante duro che non si fa specie di farsi strada a suon di pugni o copli di colt pur di difendere i deboli o raddrizzare qualche torto: come si vede, appunto, di impossibile catalogazione.

Lo spendersi quotidianamente per difendere popoli interi (gli indiani d’America) o poveri indifesi coloni alla mercé dei peggiori lestofanti fanno trasparire una umanità e una positività eccezionali. Le stesse che gli fanno prendere le distanze da tutto ciò che avviene nelle stanze del potere, a Washington, dove spesso, in qualità di Agente per il popolo Navajo con il Governo statunitense, è costretto a partecipare ad incontri ufficiali. Trasporto e passione per la difesa dei più deboli e allergia verso i politicanti, che ai suoi comunque semplici occhi paiono persone poco serie che decidono sulle teste della gente quanto più favorevole a loro stessi e non certo al popolo. Sarà banale, sarà populista, ma come fa un uomo così, anche se visto con i nostri occhi al giorno d’oggi, a non piacere…
Riferimenti:
Sergio Bonelli Editore: www.sergiobonellieditore.it
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Una buona definizione da Wikipedia: Continuity è un termine inglese con cui si definisce nelle opere di finzione, la coerenza e la non contraddittorietà nello svolgimento e sviluppo di eventi, situazioni e vite dei personaggi. Il termine si rifà al concetto matematico di continuità, che si applica ad una funzione intuitivamente “liscia”, senza salti o sbalzi, ed è utilizzato per tutti i media, in particolare fumetti e telefilm ↩
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critico e collaboratore de LoSpazioBianco.it: il suo blog Sono Storie ↩
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studioso, critico, saggista, insegnante. Da “L’Audace Bonelli. L’avventura del fumetto italiano”, Napoli, Comicon, 2010 ↩
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critico, docente, saggista, nel libro Il pensiero disegnato ↩
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Intervista riportata sul sito della Sergio Bonelli Editore ↩
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Coordinatore del CFAP e notoriamente appassionato lettore di Tex; qui il suo blog ↩
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un piccolo estratto dalla definizione dal sito Wikipedia: Comic book universes such as Marvel Comics and DC Comics typically feature set groups of prominent characters who do not age visibly and also become embroiled in many epic adventures over the course of their perpetual careers. Conversely, comic book characters usually return to their status quo upon the conclusion of each story arc. ↩
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dal film “Appaloosa”, lo Sceriffo prova ad arrestare due persone e riceve una immediate risposta da Jeremy Irons al min. 0:44 del trailer ↩

