Teresa Radice e Stefano Turconi sulle tracce di Rigoni Stern

Teresa Radice e Stefano Turconi sulle tracce di Rigoni Stern
Ne "La terra, il cielo, i corvi", Turconi e Radice raccontano la campagna di Russia attraverso gli occhi di tre soldati, un italiano, un tedesco e un russo.

corvi - 4La terra, il cielo, i corvi, nuovo libro di e , nato nella loro Casa senza Nord, definizione romantica della loro dimora-laboratorio, dopo una gestazione di oltre tre anni, trasporta il lettore alla campagna di Russia dell’inverno a cavallo tra il 1942 e il ’43; si tratta di una pagina tragica per il nostro paese e che ha nella testimonianza scritta da Giulio Bedeschi in Centomila gavette di ghiaccio e nel lavoro di Mario Rigoni Stern i riferimenti che Teresa Radice, da poco insignita del Gran Guinigi d’oro per la sceneggiatura de Le ragazze del Pillar, ha fatto propri.

I protagonisti, come nelle barzellette, sono un soldato tedesco, un russo e l’italiano Attilio Limonta, voce narrante.
Il fumetto, raccontato in prima persona, assume così il valore di un diario di viaggio, uno sguardo parziale che amplifica la partecipazione del lettore, che inevitabilmente è costretto a fare proprie le impressioni, i pensieri e le scelte così come i patimenti di Attilio.
Tutto nasce dalla fuga di Fuchs, il soldato tedesco dai capelli rossi come il pelo di una volpe, da un campo di prigionia russo.
Bastano poche strisce per conoscere il soldato del Reich e osservare come faccia il male che deve. È un soldato, non un assassino e per questo motivo, seppure a malincuore, è costretto a subire l’alleanza con l’italiano e successivamente con Vanja, il soldato russo che fa prigioniero durante la fuga.

La situazione in cui Teresa Radice mette i tre è il Mexican standoff, lo stallo alla messicana, l’equilibrio mantenuto dalla reciproca minaccia delle armi, ma spogliato dell’epica western fatta di primi piani e sparatorie.
I tre non sono commilitoni, Attilio e Fuchs sebbene alleati sul campo si sopportano a malapena perché profondamente diversi; tanto il primo è rispettoso del suo ruolo e delle gerarchie, quanto il soldato italiano è invece refrattario all’autorità. Per Vanja il discorso è diverso: lui smette di essere carceriere per ritrovarsi prigioniero nel suo stesso paese e sopravvive solo perché trova nell’italiano una sponda inattesa.

Il viaggio attraverso la Russia dei tre si sovrappone ai ricordi di Attilio e alla serie di eventi e scelte che lo hanno strappato dal suo paese tra le Alpi per portarlo sul fronte orientale.
Il soldato italiano è un montanaro, un uomo cresciuto sul confine e sulle rive di un lago, smarrito di fronte alla vastità innevate della steppa russa: «Voi non sapete – racconta lui stesso – che cosa significhi per un Laghée, non vedere l’altra sponda».
Personaggio rude che non esita a definirsi “uno stronzo di montagna: schivo, rapace, scaleno come i triangoli sui quaderni a quadretti”. Attilio è un’anima inquieta che a differenza di Fuchs non vede nella fuga l’inizio del viaggio di ritorno verso casa, ma la ricerca di un destino nel quale finalmente il suo animo inquieto possa sentirsi in equilibrio.

Se il viaggio per i due rappresentanti dell’Asse è una scelta, Vanja è invece il solo che il destino del fuggitivo lo ha subito. Questa consapevolezza, assieme al senso di colpa nel sentirsi un traditore della patria, è l’elemento che lo caratterizza per tutto il cammino, passo dopo passo, una scelta dopo l’altra fino alla fine del suo viaggio.

Il racconto si snoda con un ritmo cadenzato dall’asprezza dell’ambiente e da immagini così eloquenti da consentire una scelta linguistica temeraria e che al primo approccio disorienta.

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I tre personaggi imparano a conoscersi nonostante le distanze linguistiche, distanza che Teresa Radice non dissimula ai lettori; tutti i personaggi incontrati parlano nella loro lingua madre senza che venga offerta al lettore la scappatoia di una didascalia.
Le difficoltà dei tre soldati sono le stesse che affronta il lettore, che esattamente come i tre improbabili fratelli in arme, deve fare affidamento a quello che intuisce più che su quello che comprende. E affidarsi al tratto morbido con cui Stefano Turconi realizza gli sguardi, specchio di paure, speranze e smarrimento, immersi in paesaggi tangibili così curati che il lettore ci si trova immerso come se ne facesse parte.

La soluzione di Radice oltre a rispettare il realismo del piano visivo, consente una maggiore empatia nei confronti degli attori in scena.
I personaggi, privati dal terreno comune offerto dalla lingua. devono trovare altre strade per comprendersi e affidarsi l’uno agli altri. In questo modo, a mano a mano che il racconto si sviluppa, lo stallo iniziale diventa una condizione presente eppure lontana come la guerra che li circonda e che tutti e tre affrontano da apolidi, in un contesto in cui l’umanità emerge prepotente nelle differenze e nonostante esse.

Il volume diventa così una nuova occasione, come in Non stancarti di andare, per raccontare come nella sintesi tra le diversità si possa arrivare ad un equilibrio.
I tre sono prima costretti a farsi carico uno dell’altro per poi instaurare un legame che non è amicizia, ma che allo stesso viene difficile chiamare in altro modo.
Tre solitari che scoprono di non essere soli.
Lungo il cammino incontrano persone che senza alcun timore si mettono a loro disposizione, perché non guardano alle divise ma agli uomini che le portano.

corvi - 5Solidarietà, condivisione e pure fuochi accesi, piatti caldi e risate fragorose e persino il calore di un cuore e un letto che Attilio si trova a condividere con una bellissima ragazza con occhi del colore del cielo, nei quali Attilio si perde per ritrovarsi, muore per rinascere. L’incontro inatteso e romantico è una pagina di vita e umanità talmente bella da far fatica ad andare avanti; scrittura e disegno si incontrano regalando tavole di cui innamorarsi.

Se il racconto resta un bellissimo affresco sull’incontro di anime, alcuni passaggi confermano il talento dei due autori nell’abbandonarsi alla poesia come scelta inevitabile, una necessità.
Stefano Turconi regala una regia sapiente e una cura per la recitazione di personaggi che sente vicini, ma anche con paesaggi capaci di riempire occhi e anime: l’illustratore privilegia l’acquerello, imponendo una veste cromatica che si sposa alla perfezione con la necessità di dare forma e colore ai paesaggi dell’inverno russo.
Da parte sua Teresa Radice mostra una scrittura che raggiunge il culmine in due momenti antitetici come amore e morte, eros e violenza, e che arrivano al cuore dei lettori investendoli senza alcun filtro.
Da una parte abbiamo il letto accogliente, caldo d’amore, che accoglie Attilio, dall’altra l’ultima volta che è costretto a impugnare il fucile e sparare, una scena che riporta alla scelta di Piero, il soldato cantato da Fabrizio De André. Attilio, dopo una vita inquieta e vissuta fuggendo dalle decisioni prima ancora che dagli eserciti nemici, proprio di fronte alla morte trova infine quell’equilibrio che permette alle tessere che compongono la sua esistenza di andare a posto.

Sotto molti aspetti questo volume conferma la sempre maggiore capacita che i due artisti, compagni nella vita, hanno nel raccontare brandelli di umanità.
Per attenzione del contesto e onestà nei confronti del racconto, anche a costo di raccontare le miserie assieme alla nobiltà, è probabilmente il loro lavoro più maturo. Nessuno dei personaggi è idealizzato, tutt’altro. La loro tridimensionalità racconta una ricerca minuziosa di ogni aspetto, dalla postura ai dialoghi. La perizia di Stefano nel cercare il massimo realismo nelle armi, negli abiti, ma anche nella luce che filtra nel bosco o che viene filtrata dalla neve, assieme alla delicatezza con cui Teresa canta i gesti, ne fanno un volume che ritorna ai classici dai quali è stato ispirato.
Non solo lo spirito di Stern e Bedeschi rimane vivo, ma resta immutato il valore storico della testimonianza di una pagina cupa della nostra storia.

L’appendice che chiude il volume conferma questa ricerca e passione, ma anche la volontà di chi scrive storie di guardare oltre e rendere giustizia a personaggi straordinari che la storia la hanno fatta davvero, come Enrico, il partigiano al quale il libro è dedicato.

Abbiamo parlato di:
La terra, il cielo, i corvi
Teresa Radice, Stefano Turconi
BAO Publishing, 2020
208 pagine, cartonato, colori – 20,00 €
ISBN: 9788832734874

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