{"id":213,"date":"2017-12-05T12:14:51","date_gmt":"2017-12-05T11:14:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/telegrammidalleretrovie\/?p=213"},"modified":"2017-12-05T12:21:51","modified_gmt":"2017-12-05T11:21:51","slug":"sui-sequel-sui-prequel","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/telegrammidalleretrovie\/sui-sequel-sui-prequel\/","title":{"rendered":"Sui sequel, sui prequel e sugli adattamenti a serie TV di Qualsiasi Cazzo di Cosa"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-215 aligncenter\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/telegrammidalleretrovie\/wp-content\/uploads\/sites\/13\/2017\/12\/doomsday-clock-header-300x169.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/telegrammidalleretrovie\/wp-content\/uploads\/sites\/13\/2017\/12\/doomsday-clock-header-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/telegrammidalleretrovie\/wp-content\/uploads\/sites\/13\/2017\/12\/doomsday-clock-header.jpg 640w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p><strong>Tutto pu\u00f2 avere un sequel. Immagina di voler dare un seguito a <em>Madame Bovary. <\/em>Puoi farlo.<\/strong><\/p>\n<p>Sia Emma che Charles sono morti alla fine del primo libro, \u00e8 vero, ma nulla vieta di narrare le vicende della giovane Berthe, rimasta orfana. Oppure, perch\u00e9 no, potresti scrivere uno spin-off scollacciato sulle avventure piccanti di L\u00e9on Dupuis, o di Rodolphe Boulanger. O persino su tutti e tre.<\/p>\n<p>In fondo, <em>Pride, Prejudice and Zombies<\/em> \u00e8 stato un successo letterario internazionale, perch\u00e9 non scrivere un <em>Emma Bovary and the Guy in the Forest,<\/em> in cui, ovviamente, il tizio nei boschi \u00e8 un lupo mannaro?<\/p>\n<p><strong>O, ancora meglio, perch\u00e9 non trarre un film da tutto questo? O una serie TV?<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 di questi giorni l\u2019uscita <a href=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/first-issue-presenta-doomsday-clock-1-12\/\">del primo numero di <em>Doomsday Clock,<\/em> il sequel di Geoff Johns e Gary Frank<\/a> del <a href=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/alan-moore-problema-etico-watchmen\/\">celeberrimo <em>Watchmen<\/em> di Alan Moore e Dave Gibbons<\/a>. In questo seguito, \u00e8 stato annunciato, l\u2019universo narrativo di Watchmen si unir\u00e0 all\u2019universo narrativo DC, quindi con Superman, Batman e via discorrendo.<\/p>\n<p><strong>Da un punto di vista concettuale \u00e8 come dire che un autore X scriver\u00e0 un romanzo in cui l\u2019universo narrativo di <em>Dracula<\/em> si unir\u00e0 a quello di <em>Twilight.<\/em><\/strong><\/p>\n<p>In realt\u00e0 il paragone \u00e8 scorretto, perch\u00e9 l\u2019Universo DC nasce prima di <em>Watchmen<\/em> e <em>Twilight<\/em> non \u00e8 stato scritto per farsi beffe di <em>Dracula.<\/em><\/p>\n<p>Diciamo allora che, concettualmente, \u00e8 come se un autore medioevale avesse scritto un libro unendo gli universi narrativi dell\u2019<em>Odissea<\/em> e del <em>Satyricon.<\/em><\/p>\n<p>Il <em>Satyricon,<\/em> come sapete, \u00e8 molte cose. Un testo licenzioso e sarcastico, una parodia dei classici romanzi ellenistici, ma anche, specialmente, un <em>pastiche,<\/em> un amalgama di generi: la satira menippea, il <em>mimo <\/em>(genere teatrale realistico) e, in parte, anche la <em>fabula milesia.<\/em><\/p>\n<p>Mi perdonerete il paragone con <em>Watchmen,<\/em> ma dovete ammettere che anche <em>Watchmen<\/em> \u00e8 molte cose. La critica al modello supereroistico non \u00e8 che una piccola parte dell\u2019opera.<\/p>\n<p>In quanto all\u2019Universo DC, il suo racconto interminabile \u00e8 senza dubbio una saga eroica, con dei punti letterariamente molto alti e molti punti piuttosto bassi.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 unire una saga eroica a una satira sulle saghe eroiche? E una satira sulle saghe eroiche non \u00e8, inevitabilmente, a sua volta una saga eroica?<\/p>\n<p>Badate, sono domande su <em>Watchmen<\/em> vecchie come il mondo.<\/p>\n<p>La risposta alla seconda \u00e8 \u201cdiciamo di s\u00ec\u201d. La risposta alla prima \u00e8 <em>Doomsday Clock.<\/em><\/p>\n<p><strong>L\u2019ulteriore domanda potrebbe essere, a questo punto: visto che saga eroica e sua satira possono essere unite&#8230; ha <em>senso<\/em> farlo?<\/strong><\/p>\n<p>(Tralascio la <em>querelle<\/em> legale-morale tra DC e Moore. Non \u00e8 questo il luogo, n\u00e9, specialmente, il tempo: sarebbe il remake di una vecchia <em>querelle<\/em>.)<\/p>\n<p>Con sommo scorno di Moore, peraltro, da <em>Watchmen<\/em> \u00e8 stato tratto anche un film. Un film visivamente molto bello, ben sceneggiato, ben interpretato e che rende, per quanto possibile, l\u2019atmosfera del fumetto. Un film <em>di supereroi.<\/em><\/p>\n<p>Ora, fate attenzione un attimo: quello che <em>Watchmen<\/em> dice, in pratica, \u00e8 che i supereroi non esistono, che i supereroi sono una confortante semplificazione dei concetti di bene e male e che le storie di supereroi sono puerili tentativi di ridimensionare l\u2019angoscia derivante dalla complessit\u00e0 umana. <strong>S\u00ec, esatto, il termine che Moore usa pi\u00f9 spesso per descrivere i supereroi \u00e8 \u201cpuerile\u201d.<\/strong><\/p>\n<p>Quello che il film <em>Watchmen<\/em> fa \u00e8 parlare delle avventure intricate e oscure di un gruppo di supereroi in lotta con loro stessi. <strong>Fagocita la critica di Moore e la rende funzionale al sistema.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Credo che questo sia il motivo per cui alcuni hanno odiato il film di <em>Watchmen,<\/em> mentre altri l\u2019hanno amato. \u00c8 questione di weltanschauung.<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium aligncenter\" src=\"https:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/en\/4\/4e\/Watchmen_cast.png\" width=\"489\" height=\"203\" \/><\/p>\n<p>Allarghiamo il discorso.<\/p>\n<p>Se avete un abbonamento a Netflix o se frequentate i multiplex, avrete notato che il numero di film\/telefilm tratto dai fumetti di supereroi cresce in modo sempre pi\u00f9 incontrollato. In realt\u00e0 \u00e8 il numero di film\/telefilm tratto da fumetti, tout court, a crescere in modo sempre pi\u00f9 incontrollato. <em>In realt\u00e0-realt\u00e0&#8230;<\/em> \u00e8 il numero di film\/telefilm tratto da <em>altre opere<\/em> a essere ormai inarrestabile.<\/p>\n<p>In una parola, le sceneggiature originali ormai non sono solo originali, sono proprio diventate specie protette.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un motivo pratico per questa tendenza (che \u00e8 iniziata anni fa): <strong>Hollywood \u00e8 un posto molto litigioso.<\/strong><\/p>\n<p>Negli Stati Uniti quasi tutte le grandi produzioni hanno problemi costanti di cause per appropriazione di propriet\u00e0 intellettuali. Non puoi scrivere una sceneggiatura originale senza che cinque o sei autori ti querelino per plagio.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8, signori, che \u00e8 gi\u00e0 stato scritto tutto. Era gi\u00e0 stato scritto tutto ai tempi di Omero, ma all\u2019epoca non avevano internet e i cantastorie non incassavano miliardi in merchandising.<\/p>\n<p>Inoltre, la crisi ha fatto contrarre tutti gli sfinteri artistici alle principali major del settore. Ben poche case di produzione vogliono investire su qualcosa di cui non conoscono gi\u00e0 le potenzialit\u00e0 di vendita.<\/p>\n<p><strong>Infine, la gente <em>vuole<\/em> sentire sempre la stessa storia, come il bambino che ogni sera vuole che gli venga raccontata la stessa favola.<\/strong><\/p>\n<p>Certo, non tutti sono felici cos\u00ec.<\/p>\n<p>Da piccola mio padre ogni sera mi raccontava una storia di <em>Ti con zero<\/em>. Forse \u00e8 per questo che sono venuta su cos\u00ec male. \u00c8 tutta colpa del maledetto Italo Calvino.<\/p>\n<p>Ascoltare sempre la stessa storia mi annoia a morte.<\/p>\n<p>Dice <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Ausonia_(fumettista)\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Ausonia,<\/a> con la consueta acutezza: <strong>\u201cPerch\u00e9 tu la chiami noia. Invece \u00e8 un mantra che consola e protegge dal drammatico caos esistenziale\u201d.<\/strong><\/p>\n<p>Ha ragione. Oh, certo che ha ragione.<\/p>\n<p>Quando ho detto che intendevo scrivere un pezzo \u201csui sequel, sui prequel e sugli adattamenti a serie TV di Qualsiasi Cazzo di Cosa\u201d, ha risposto: <strong>\u201cPoi per\u00f2 ti tocca di parlare del grembo materno, del vuoto pneumatico, e del tepore rassicurante dell&#8217;adolescenza oramai svanita\u201d.<\/strong> \u201cPer non parlare della lunga parentesi che dovrai aprire sulla percezione nulla del futuro, del senso di vuoto, della droga (in chiave pasoliniana) che ogni individuo deve assumere per resistere al dolore\u201d.<\/p>\n<p>Pensateci quei dieci minuti-due giorni e ditemi se non ha ragione.<\/p>\n<p>Ora, io sono per l\u2019approccio tecnico, scrivo telegrammi, ho pudore di parlare della droga che ogni individuo deve assumere per resistere al dolore. Preferisco lasciarvi qua le sue parole e discutere di linguaggio.<\/p>\n<p>Linguaggio e traduzione. Ho gi\u00e0 detto un po\u2019 di cose sull\u2019argomento (<strong><a href=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/telegrammidalleretrovie\/lucifer-case-study\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">QUA<\/a>,<\/strong> in fondo), ma vorrei aggiungere un altro tassello.<\/p>\n<p>Ogni medium ha il suo linguaggio. Non sempre passare da un medium all\u2019altro \u00e8 facile. Anche le trasposizioni molto fedeli, fatte bene (penso a <em>American Gods<\/em> di Gaiman) soffrono nella traduzione. A volte quello che va perso \u00e8 troppo. A volte \u00e8 meglio riscrivere tutto.<\/p>\n<p><strong>Resta sempre, tuttavia, un senso di dej\u00e0 vu non particolarmente gradevole,<\/strong> almeno per me. La prima stagione di <em>The Man in the High Castle<\/em>, pur essendo molto distante dal libro di Dick (<em>La svastica sul sole<\/em> in italiano), era ancora troppo aderente all\u2019originale per non essere noiosa. Con la seconda stagione, quando la trama evolve in nuove direzioni, la serie inizia a essere interessante.<\/p>\n<p>Se vogliamo, <em>The Man in the High Castle<\/em> lasciava aperti cos\u00ec tanti scenari che un narratore intelligente poteva prendere alcune linee narrative e farle evolvere.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un\u2019altra cosa da dire, per\u00f2: <em>The Man in the High Castle,<\/em> nei piani di Philip K. Dick, doveva essere il primo di una serie di libri. Ha lasciato degli appunti sui possibili seguiti. <strong>In una parola, la storia non \u00e8 <em>finita<\/em> e la storia <em>lo sa.<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Altre storie, invece, sono finite. Sanno di non avere altro da dire. Sanno di dover continuare solo nei cervelli e nei cuori di chi le ha lette, che vivranno altre vite segrete, private. Prenderle e trascinarle di nuovo sulla ribalta ha qualcosa di violento che, immagino, non sono l\u2019unica a percepire.<\/p>\n<p>Ma ogni divertimento \u00e8 crudele, non \u00e8 vero?<\/p>\n<p>L\u2019anno scorso di questa stagione teneva banco <em>Westworld,<\/em> una serie TV che esaminava proprio l\u2019intrinseca crudelt\u00e0 cui tende ogni divertimento umano.<\/p>\n<p>Visto che stiamo parlando di prequel, sequel, remake e trasposizioni, \u00e8 interessante notare che neanche <em>Westworld<\/em> \u00e8 un progetto originale: \u00e8 tratto da un film del 1973 scritto e diretto da Michael Crichton, tradotto in italiano come <em>Il mondo dei robot.<\/em> Lo stesso film ebbe poi un seguito, nel \u201976, e ne venne tratta una miniserie in cinque puntate nel 1980 (<em>Alle soglie del futuro<\/em>).<\/p>\n<p>Quello che salva la serie dall\u2019essere una zuppa riscaldata troppe volte \u00e8 il completo rovesciamento di prospettiva rispetto al primo film. Ne <em>Il mondo dei robot,<\/em> inevitabilmente, i robot di Westworld, angariati dagli umani, finiscono per ribellarsi. <strong>La domanda centrale in quegli anni, d\u2019altronde, era: che cosa far\u00e0 la tecnologia alla nostra umanit\u00e0?<\/strong> In cui si avvertiva il timore che la tecnologia, \u201ci robot\u201d, finissero per prendere il nostro posto.<\/p>\n<p>Esattamente quarant\u2019anni dopo, i creatori della serie HBO <em>Westworld<\/em> ribaltano la questione: <strong>che cosa faranno gli umani ai robot?<\/strong><\/p>\n<p><strong>Abbiamo superato la paura che i robot prendano il nostro posto e ha iniziato a venirci il dubbio che la tecnologia possa togliere ogni freno inibitore alla nostra natura crudele.<\/strong><\/p>\n<p>La frase che riecheggia, episodio dopo episodio, come una cupa profezia, \u00e8 <strong>\u201cThese violent delights have violent ends\u201d<\/strong>, in cui tutti abbiamo riconosciuto <em>Romeo e Giulietta <\/em>di Shakespeare.<\/p>\n<p>Frate Lorenzo ammonisce Romeo: \u00a0\u201cLe passioni violente hanno violenta fine, e si dissolvono nel loro trionfo, come fuoco e polvere che si annientano al primo bacio\u201d.<\/p>\n<p><em>Westworld<\/em> \u00e8 forse uno dei pochi esempi virtuosi di una storia che riesce a sfruttare in modo non banale i lasciti della sua versione precedente per dire qualcosa di diverso.<\/p>\n<p>Negli USA la prima stagione (l\u2019unica uscita finora) ha avuto una media di 2 milioni di telespettatori a puntata. Per darvi un\u2019idea, una serie come <em>Stranger Things<\/em> ne ha avuti in media 14. Le due serie sono andate in onda in due modalit\u00e0 diverse e con due emittenti diverse (HBO la prima, Netflix la seconda), quindi i dati non sono cos\u00ec semplici da paragonare.<\/p>\n<p>Mi resta l\u2019impressione che una mega-produzione con un cast stellare sia stata surclassata da una produzione molto pi\u00f9 piccola, con un cast meno prestigioso (l\u2019unica attrice davvero famosa di <em>Stranger Things<\/em> \u00e8 Winona Rider) e che si basa su&#8230;<\/p>\n<p>Ecco, questa cosa fa un po\u2019 ridere.<\/p>\n<p><em>Westworld<\/em> \u00e8 il remake, di un remake, di un remake. <em>Stranger Things<\/em> si basa su un\u2019idea originale dei fratelli Duffer.<\/p>\n<p><strong>Se non avessi un minimo di onest\u00e0 intellettuale potrei sostenere: \u201cUh, visto? La roba nuova alla fine vince sempre\u201d.<\/strong><\/p>\n<p>Ma dovrei essere davvero in cattiva fede per definire <em>Stranger Things<\/em> una \u201ccosa nuova\u201d. Si avvicina invece molto al \u201cgrembo materno\u201d di cui parlava Ausonia. Un \u201ctepore rassicurante dell&#8217;adolescenza oramai svanita\u201d. <em>Stranger Things<\/em> \u00e8 un mix di temi anni \u201980, un prodotto concepito appositamente per i nostalgici di <em>quello<\/em> Stephen King, di <em>quello<\/em> Steven Spielberg e, in misura minore, di <em>quel<\/em> John Carpenter. Cio\u00e8 di quello che King, Spielberg e Carpenter facevano negli anni \u201980.<\/p>\n<p>Non oserei mai dire che una serie sia migliore dell\u2019altra. Sono entrambi prodotti ben fatti e non privi di malizia.<\/p>\n<p><strong>Ancora una volta, non \u00e8 tanto questione di gusti; \u00e8 questione di weltanschauung.<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-216 aligncenter\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/telegrammidalleretrovie\/wp-content\/uploads\/sites\/13\/2017\/12\/dark-humour-comics-unexpected-endings-war-and-peas-22-5a2057ffc7dab__700-269x300.jpg\" alt=\"\" width=\"269\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/telegrammidalleretrovie\/wp-content\/uploads\/sites\/13\/2017\/12\/dark-humour-comics-unexpected-endings-war-and-peas-22-5a2057ffc7dab__700-269x300.jpg 269w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/telegrammidalleretrovie\/wp-content\/uploads\/sites\/13\/2017\/12\/dark-humour-comics-unexpected-endings-war-and-peas-22-5a2057ffc7dab__700.jpg 700w\" sizes=\"auto, (max-width: 269px) 100vw, 269px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tutto pu\u00f2 avere un sequel. 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