{"id":203,"date":"2017-09-04T09:50:16","date_gmt":"2017-09-04T07:50:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/telegrammidalleretrovie\/?p=203"},"modified":"2017-09-04T09:50:16","modified_gmt":"2017-09-04T07:50:16","slug":"una-questione-di-soldi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/telegrammidalleretrovie\/una-questione-di-soldi\/","title":{"rendered":"Una questione di soldi"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_204\" aria-describedby=\"caption-attachment-204\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-204 size-medium\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/telegrammidalleretrovie\/wp-content\/uploads\/sites\/13\/2017\/09\/kirby-at-the-drawing-board-300x240.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"240\" srcset=\"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/telegrammidalleretrovie\/wp-content\/uploads\/sites\/13\/2017\/09\/kirby-at-the-drawing-board-300x240.jpg 300w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/telegrammidalleretrovie\/wp-content\/uploads\/sites\/13\/2017\/09\/kirby-at-the-drawing-board-768x615.jpg 768w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/telegrammidalleretrovie\/wp-content\/uploads\/sites\/13\/2017\/09\/kirby-at-the-drawing-board.jpg 1000w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-204\" class=\"wp-caption-text\">Un Jack Kirby a caso, tanto per scaldarci.<\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>Ogni tanto il mondo del fumetto \u00e8 percorso da un fremito di indignazione.<\/strong> Succede ogni volta in cui una casa editrice abbassa i compensi dei disegnatori e si scopre (<em>quelle surprise!<\/em>) che ci sono comunque dei professionisti disposti a lavorare a quel prezzo.<\/p>\n<p>Qua bisogna aprire una parentesi.<\/p>\n<p>Di solito i professionisti disposti a lavorare a quel prezzo si trovano, ma non disposti a lavorare <em>bene.<\/em> I professionisti sottopagati tirano via per far prima e la casa editrice scopre che ci sono comunque dei lettori disposti a comprare quella roba<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>.<\/p>\n<p>Fine della parentesi.<\/p>\n<p>Ogni qualvolta questo accade, quasi immediatamente si ergono <strong>due barricate contrapposte.<\/strong> Da un lato c\u2019\u00e8 chi, calcolatrice alla mano, spiega quante ore di lavoro servono a un disegnatore per completare una tavola (per i non addetti ai lavori: pagina disegnata) e fa dei paragoni con le tariffe orarie delle altre professioni.<\/p>\n<p>Dunque, facciamo anche noi quei due calcoli. Un disegnatore veloce disegna e inchiostra una tavola al giorno. Uno lento ne fa una ogni due o tre giorni. Ovviamente dipende anche dallo stile, dalla cura per i dettagli, dallo sfondo e dalla sceneggiatura, perch\u00e9 una cosa \u00e8 disegnare una scena nel deserto, un\u2019altra disegnare una scena in una via affollata. E altrettanto ovviamente ci sono delle eccezioni.<\/p>\n<p>Un disegnatore bravissimo di cui non far\u00f2 il nome, quando lavorava per una casa editrice \u201cmedia\u201d di cui non far\u00f2 il nome, pagato 50 euro a tavola, riusciva a farne due al giorno. Belle.<\/p>\n<p>Ma comunque, in media, se a un disegnatore serve un giorno per finire una tavola &#8211; diciamo otto ore, okay? \u2013 quella tavola non pu\u00f2 essere pagata meno di 100 Euro (netti). E gi\u00e0 cos\u00ec, forse gli conviene di pi\u00f9 andare a fare le pulizie in una ditta seria. Sui 150 inizia a essere una cosa decente.<\/p>\n<p>Intendiamoci, ci sono disegnatori che prendono quasi dieci volte tanto. Intendiamoci, sono pochissimi.<\/p>\n<figure style=\"width: 330px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/vignette2.wikia.nocookie.net\/marveldatabase\/images\/2\/28\/Steve_Ditko.jpg\/revision\/latest?cb=20090720023258\" alt=\"\" width=\"330\" height=\"287\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">E qua mettiamo uno Steve Ditko a caso, per tenere desta l&#8217;attenzione.<\/figcaption><\/figure>\n<p>La vita dello sceneggiatore, in media, \u00e8 molto diversa. Se ha un buon carico di lavoro non ha bisogno della calcolatrice per sapere di essere a posto. Perch\u00e9? Presso molte case editrici lo sceneggiatore prende tra un terzo e un mezzo rispetto al disegnatore. Ma anche quando \u00e8 un quarto&#8230; uno sceneggiatore scrive 10, 20, a volte anche 30 pagine al giorno. Quelli pi\u00f9 lenti ne scrivono 5.<\/p>\n<p><strong>Quelli che stanno sulla barricata del \u201cpagare moneta, vedere cammello\u201d vi diranno che un fumettista mai e poi mai dovrebbe scendere sotto questi compensi minimi.<\/strong> Che farlo significa svendere il proprio lavoro e non avere rispetto per se stessi. Che facendolo si rovina il mercato per tutti gli altri. E che se un editore non pu\u00f2 pagare questo prezzo minimo pu\u00f2 anche chiudere.<\/p>\n<p><strong>Sulla barricata opposta ci stanno in primis i piccoli editori.<\/strong> Che ti diranno un\u2019altra sacrosanta verit\u00e0: alcuni bellissimi libri vendono troppo poco per ripagare tutte le spese.<\/p>\n<p>D\u2019altronde, allarghiamo un attimo il campo. Un qualsiasi romanzo, in Italia, se vende 5000 copie \u00e8 \u201candato bene\u201d. Se ne vende tremila \u00e8 andato decentemente.<\/p>\n<p>(Con questo, ingenui amici, si intende che ha superato il punto di pareggio di un tot, e quel tot \u00e8 quello che si \u00e8 messo in tasca l\u2019editore).<\/p>\n<p>Questa estate ho autoprodotto <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/notes\/susanna-raule\/perdere-i-sensi-e-stramazzare-a-terra-autoprodurre-un-libro-in-tiratura-limitata\/1374891662618194\/\">un libro di racconti in tiratura limitata (per questo sono scomparsa)<\/a>. Ho avuto spese vive per circa 1600 euro, ne ho ripresi circa 3500&#8230; per certi editori questo sarebbe considerato un pieno successo.<\/p>\n<p>Ma fermiamoci un attimo a considerare una cosa: ho scritto gratis, ho impaginato gratis, ho fatto gratis il lavoro di segreteria (e quel santo del mio compagno mi ha disegnato gratis la copertina). Se avessi dovuto auto-pagarmi un anticipo di, poniamo, 2000 euro (un anticipo <em>basso<\/em> per molti editori)? E 500 euro per l\u2019impaginazione? E altri 500 per la copertina? E almeno 200 euro per il lavoro di segreteria? Immaginate se avessi dovuto pagarmi l\u2019editor! E il correttore di bozze! E un magazzino per tenere i libri!<\/p>\n<p>Sarebbe stato un immane disastro.<\/p>\n<p>(E comunque devo ancora pagarci le tasse, LOL).<\/p>\n<p>Quindi&#8230; mi sono potuta permettere di fare la ganza e stampare la tiratura super-mega-limitata di sole 221 copie come-l\u2019indirizzo-di-Sherlock-Holmes solo&#8230; sottopagandomi in modo vergognoso!<\/p>\n<p>(E facendo una seconda tiratura, okay.)<\/p>\n<p>Ora, immaginate la vita di un editore che pubblica un graphic novel e sa, SA, che non superer\u00e0 le 1000 copie vendute. Forse si fermer\u00e0 a 500.<\/p>\n<p>Non voglio farvi perdere tempo con tutti i numeri. Ci sono un sacco di articoli che ne parlano, se siete interessati li troverete facilmente. Ci basti sapere che alcune opere hanno un pubblico troppo piccolo per poter essere prodotte pagando delle tariffe \u201cdecenti\u201d agli autori.<\/p>\n<p><strong>Non devono, quindi, vedere la luce?<\/strong><\/p>\n<p>Lascio questa domanda aperta, ma non diamo per scontato che <em>tutto<\/em> debba vedere la luce, per favore. Gli autori non hanno il diritto divino di essere pubblicati, i libri non devono per forza venire stampati, gli editori non sempre si meritano di sopravvivere.<\/p>\n<p>Bene&#8230; fermiamoci un attimo e guardiamo le due barricate. I professionisti prezzolati e i sognatori sottopagati.<\/p>\n<p><strong>Ora immaginate di essere un giovane autore. Un esordiente.<\/strong><\/p>\n<p>Che cosa dovrebbe pensare un esordiente, magari appena uscito da una scuola di fumetto, magari dal tratto ancora un po\u2019 incerto e che non ha <em>mai<\/em> disegnato 40, 80, 150 tavole di fila? Uno, in pratica, che <em>non \u00e8<\/em> un professionista?<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium aligncenter\" src=\"http:\/\/www.drawinghowtodraw.com\/stepbystepdrawinglessons\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/balloons.png\" width=\"362\" height=\"223\" \/><\/p>\n<p>Alcuni di questi ammirevoli giovanotti vanno da un editore e gridano: \u201cpagare moneta, vedere cammello!\u201d<\/p>\n<p>L\u2019editore gli risponde con una pernacchia in faccia. Se \u00e8 un editore molto, <em>molto<\/em> distinto, gli risponde: torna quando avrai almeno una pubblicazione professionale all\u2019attivo.<\/p>\n<p>Perch\u00e9, insomma, non bastano quattro paginette di prova a dirmi che sarai in grado di mantenere una certa qualit\u00e0 per 90 pagine, di consegnare in tempo, o anche solo di <em>capire quel cavolo che c\u2019\u00e8 scritto in sceneggiatura.<\/em><\/p>\n<p>Io, grosso editore in grado di pagarti il giusto, non lo so e non lo posso sapere, finch\u00e9 tu, giovane esordiente, un esordiente non lo sarai pi\u00f9.<\/p>\n<p>Qua mi tocca fare un\u2019altra parentesi. Un altro paragone, per cercare di abbracciare pi\u00f9 punti di vista possibili.<\/p>\n<p>Quando mi \u00e8 stato pubblicato il primo romanzo, l\u2019editore l\u2019ha ricevuto <em>tutto,<\/em> \u00e8 ovvio, non le prime quattro pagine. Quando ho pubblicato il primo fumetto, all\u2019editore ho dato <em>tutta<\/em> la sceneggiatura. Con i disegni \u00e8 diverso. Del disegnatore devi fidarti per forza, almeno un po\u2019. E credetemi, alla maggior parte dei disegnatori non farei mai guidare la mia macchina, figuriamoci dargli dei soldi sulla fiducia, quindi mettetevi anche un secondo nei panni del grosso editore, okay?<\/p>\n<p>Fine di quest\u2019altra parentesi.<\/p>\n<p><strong>Facciamola breve. A un certo punto il disegnatore esordiente deve decidere se andare a lavorare per una ditta di pulizie un po\u2019 seria o per un editore che lo pagher\u00e0 una cifra in-decente.<\/strong><\/p>\n<p>Dovr\u00e0 per forza scendere da una delle barricate su cui siete saliti voi, cari professionisti del settore, e trovare una mediazione.<\/p>\n<p>Ma quale dovrebbe essere?<\/p>\n<p>Ecco, di una cosa sono piuttosto sicura: un editore che accetta qualsiasi porcheria perch\u00e9 tanto paga poco e i lettori comprano lo stesso, a un giovane disegnatore \u00e8 utile come a una giovane guida alpina servirebbe accompagnare una gita di ottuagenari sul K2. Se ne esce vivo, non avr\u00e0 comunque imparato un cazzo del normale lavoro di un disegnatore.<\/p>\n<p>Avr\u00e0 imparato solo a rifare i suoi soliti errori di prospettiva, di anatomia o di layout. Anzi, avr\u00e0 imparato che vanno bene, chi se ne frega? E avr\u00e0 imparato a lavorare tanto, lavorare male, se ha un dubbio attaccarsi al tram, a darsi una mossa e \u2013 se non gli sta bene \u2013 a scansarsi, ch\u00e9 dietro c\u2019\u00e8 la fila e gli altri giovani disegnatori spingono.<\/p>\n<p>Paradossalmente, per il giovane disegnatore \u00e8 meglio trovare un editore che lo paga poco o nulla e gli trita anche i maroni. Con un editor professionista che gli fa correggere tutti gli errori. Una, due, tre volte. Dove nessuno gli corre dietro, ma dove le deadline si rispettano. Dove pu\u00f2 lavorare su una sceneggiatura di qualit\u00e0 e non su una porcheria. Anche perch\u00e9 poi, di porcherie, gliene capiteranno tante.<\/p>\n<p>E se il giovane disegnatore \u00e8 un autore completo, o ha un amico giovane sceneggiatore, o se in qualche modo i due si incontrano e scoprono di essere fatti l\u2019uno per l\u2019altro&#8230; bene, possono andare da un editore piccolo, che li pagher\u00e0 in modo indecente e gli insegner\u00e0 un po\u2019 di cose. Se non gli insegna niente, se non d\u00e0 loro qualcosa che li faccia crescere come professionisti&#8230; non ne vale la pena, sul serio.<\/p>\n<p>E ora torniamo su quelle due barricate.<\/p>\n<p><strong>Amici autori&#8230; guardiamoci un attimo in faccia. Che cosa facciamo, noi, gli intermediatori finanziari?<\/strong> Molti di noi hanno le rate del mutuo da pagare, le bollette, l\u2019assicurazione della macchina e un sacco di tasse, ma comunque non siamo intermediatori finanziari.<\/p>\n<p>(Sai come sarebbe contenta ora la nostra mamma, se lo fossimo?)<\/p>\n<p>Quello che facciamo lo facciamo perch\u00e9 ci serve, perch\u00e9 abbiamo bisogno di esprimere certe cose, di raccontare, di incantare, di filare una tela in cui qualcun altro rester\u00e0 intrappolato. Abbiamo i nostri gusti, ognuno di noi. Ognuno di noi sa, nel profondo sa, che ci sono delle cose che farebbe anche gratis. Per esplorare strade nuove, per il gusto di farlo, per l\u2019avventura!<\/p>\n<p><strong>Per alcuni autori lavorare con piccole case editrici che pagano in modo indecente \u00e8 il prezzo della libert\u00e0.<\/strong><\/p>\n<p>Per sviluppare e vedere pubblicati libri di nicchia, che &#8211; per la tematica trattata o per il tipo di disegni &#8211; si configurano come alternativi, indipendenti, poco commerciali. E qua vorrei fare un appunto agli oltranzisti del &#8220;pagare moneta&#8221;: non-commerciale non significa\u00a0<em>brutto.<\/em> Che qualcosa non sia fatto per il grande pubblico non equivale automaticamente a un prodotto di scarsa qualit\u00e0 (ma neppure automaticamente il contrario, diciamolo).<\/p>\n<p>Io sono ligure, e comunque ho la fama di essere un po\u2019 attaccata ai soldi. Amici anche cari, nel corso degli anni, non hanno osato chiedermi di lavorare per poche palanche o di lavorare gratis a un progetto, perch\u00e9 avevano paura di venire insolentiti. Cosa che, in alcuni momenti, sarebbe potuta succedere, non dico di no.<\/p>\n<p>Di norma non lavoro gratis. Non potrei permettermelo e, cosa pi\u00f9 importante, non ne avrei il tempo.<\/p>\n<p>Ma altri miei amici pi\u00f9 avventurosi sanno che se mi chiedono qualche pagina <em>per s\u00e9<\/em> o se mi chiedono di lavorare gratis a un progetto di dimensioni umane (piccolo, quindi), e se il progetto mi piace, lo far\u00f2 con vero piacere. E mettendoci tutta la professionalit\u00e0 di cui sono capace.<\/p>\n<p>Ho scritto racconti gratis per delle buone cause, ho sceneggiato storie gratis per dei progetti interessanti&#8230; far\u00f2 ancora entrambe le cose.<\/p>\n<p>Come me, se ci fate caso, anche molti professionisti immensi, al cui confronto impallidiamo tutti. Credo che sia umano. Non siamo intermediatori finanziari. La calcolatrice a volte la posiamo.<\/p>\n<p>E i piccoli editori che pagano cifre indecenti&#8230; non tutti meritano di sopravvivere, questo \u00e8 vero. Ma molti svolgono un lavoro inestimabile \u2013 un lavoro che le grandi case editrici non fanno. Sviluppano professionalit\u00e0. Creano nuovi autori. E, specialmente, pubblicano piccole storie bellissime che forse interessano solo a mille o persino a cinquecento persone, ma senza le quali il mondo sarebbe un po\u2019 pi\u00f9 povero.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" aligncenter\" src=\"https:\/\/alexbuchet.files.wordpress.com\/2013\/12\/goscinny-uderzo.jpg\" width=\"360\" height=\"340\" \/><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Questi editori, per quanto mi riguarda, potrebbero anche riconvertirsi in ditte di pulizie. Imparerebbero che non tutti i clienti sono disposti a pagare per trovarsi le scale sporche.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ogni tanto il mondo del fumetto \u00e8 percorso da un fremito di indignazione. 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