Il trasporto del prigioniero meta-umano conosciuto come E.M.P. dal manicomio criminale Arkham Asylum al carcere di Blackgate, gestito dalle forze dell’ordine di Gotham City, incontra subito delle complicazioni: il soggetto, dotato di poteri elettrici, fa gola alle diverse gang della metropoli, ma ci sono anche altri interessi in gioco che vogliono compromettere il piano e la sicurezza di E.M.P.
Deve intervenire Batman per salvare la situazione.

L’intero impianto narrativo si regge sullo spunto iniziale, così essenziale da essere più una suggestione che un soggetto, sostanzialmente trascinato nel corso della storia e sviluppato in modalità crescente nelle difficoltà che Batman deve sostenere per portare a termine il suo compito.
Così, a una prima parte prettamente introduttiva, che detta l’atmosfera rarefatta del racconto, e a una seconda piuttosto interlocutoria, segue quella conclusiva nella quale le istanze disseminate nei due numeri precedenti vengono portate a conseguenze sempre più cariche, emotivamente e fisicamente; rientra in quest’ottica lo scontro, cruento e molto fisico, che Jock visualizza tra il protagonista e un Killer Croc particolarmente mostruoso e ipertrofico, così come la folla inferocita dei vari criminali gothamiti che si unisce contro il vigilante accanendosi come un sol uomo contro di lui.
Parallelamente il fumettista scozzese svela pian piano il passato di Rita Vasquez, capo dell’ufficio carcerario della città, chiave di volta di cosa si nasconde dietro il trasferimento di E.M.P., ma l’impressione costante è che la trama sia un orpello secondario nella visione di Jock, un pretesto al servizio della possibilità di scatenarsi con tavole e disegni quanto più immaginifici possibile, conclusione corroborata dalla semplicità dell’intreccio che in fondo ruota attorno a un singolo plot twist peraltro piuttosto prevedibile per come costruito.

La fisicità del Cavaliere Oscuro è molto importante nelle illustrazioni di Jock: nel terzo atto viene infatti visualizzato con diverse cicatrici, numerosi squarci nel costume, tracce di sangue ovunque e il mantello ridotto a brandelli. Il tratto netto e nervoso evidenzia costantemente la fisicità dell’eroe sotto la tuta, con segni precisi che individuano bicipiti e pettorali a riprova della prestanza fisica messa sotto sforzo.
I tagli sul viso risultano infine quasi accentuati dal ghigno malefico che affiora sulle sue labbra, trasfigurando l’immagine di Batman in qualcosa di primordiale, o in ogni caso nell’esemplificazione di un uomo spinto al limite di sé stesso.
Oltre all’attento lavoro sul protagonista, altro punto fondamentale della componente visiva dell’opera risiede nella colorazione e negli effetti digitali che abbondano nelle tavole e che caratterizzano in maniera determinante le ambientazioni urbane e del sottosuolo nelle quali si muovono i personaggi.
Per restituire l’effetto di una notte senza luci Jock concentra buona parte della sua palette su toni scuri e in particolare su variazioni di blu in diverse gradazioni, che connotano l’atmosfera della storia.
Per suggerire le ombre l’artista crea inoltre un effetto puntinato decisamente evocativo che dà una patina leggermente vintage all’estetica generale, senza comunque smorzare la visionarietà e la modernità portate dagli interventi grafici inseriti quanto piuttosto coniugandola secondo l’approccio usato nel film d’animazione Spider-Man – Un nuovo universo e restituendo influssi soft-grunge.
A fare da contrasto al buio troviamo poi improvvise accensioni di luce giallo-arancio che puntellano alcuni momenti narrativi, in concomitanza con le esplosioni provocate dallo stesso E.M.P sotto talune sollecitazioni o dalle gang tramite armi e blitz: in questi casi le vignette interessate si illuminano al punto da diventare addirittura bianche nell’epicentro della detonazione.
Un lavoro graficamente e cromaticamente significativo, che pecca però sotto altri aspetti: in particolare risulta trascurato il character design del meta-umano al centro dell’intrigo, che appare nel migliore dei casi anonimo e nel peggiore confuso e poco a fuoco, con un volto privo di particolari elementi utili a caratterizzarlo esteticamente.
Inoltre, nella foga di rappresentare situazioni movimentate e ricche di azione, volendo anche suggestive, Jock mette su carta scene un po’ caotiche, troppo cariche per risultare comprensibili e che diventano così difficilmente leggibili nella grammatica stessa del fumetto, compromettendo di fatto la corretta interpretazione visiva di quanto raffigurato in almeno un paio di passaggi narrativi.
La notte del Cavaliere Oscuro si pone quindi come un lavoro artisticamente ricercato, nel quale una sceneggiatura forse fin troppo lineare viene utilizzata dall’autore come campo da gioco nel quale scatenare la propria perizia artistica e le proprie sperimentazioni visive, con risultati appaganti e notevoli ma non sempre riusciti a causa di alcune pagine eccessivamente manieristiche e quindi poco al servizio del medium.
Abbiamo parlato di:
La notte del Cavaliere Oscuro
Jock
Traduzione di Silvia Bertini
Panini Comics, 2023
168 pagine, cartonato, colori – 27,00 €
ISBN: 9788828728238











