Stitch scatenato nell’Era Sengoku

Stitch scatenato nell’Era Sengoku
Stitch e il Samurai realizzato per Disney Manga da Hiroto Wada è un vero e proprio “what if?” in chiave orientale, con poco mordente e a tratti sciocco.

1WDIPL033_0Dopo una serie di prodotti che hanno riproposto alcuni classici film d’animazione in una chiave fumettistica dalla grafica che strizzava l’occhio al mondo nipponico o realizzata direttamente da autori giapponesi, la linea Manga inizia ad arricchirsi di alcune produzioni originali. Di queste fa parte la miniserie Stitch e il Samurai, storia che mette in scena un vero e proprio what if? con una delle creazioni più originali dell’animazione disneyana anni 2000.

Nato nel 2002 nella pellicola Lilo & Stitch, creata dal duo formato da Chris Sanders e Dean DeBlois (che pochi anni dopo, usciti dalla scuderia daranno vita al franchise di successo di Dragon Trainer), il personaggio dell’esperimento 626, alieno geneticamente modificato per essere un’arma letale ma che scopre l’empatia e una famiglia sulla Terra, diventa subito un successo di pubblico, dando vita a diversi seguiti in varie forme: nascono altri tre film per il mercato home video e tre diverse serie animate, Lilo & Stitch di produzione americana, Stitch!, anime prodotto da Mad House, e Stitch e Ai di produzione cinese.
A fare la fortuna del personaggio un riuscitissimo design grafico (ad opera dello stesso Sanders) che crea una sorta di koala alieno blu, perfetto per il merchandise, e un’ottima caratterizzazione che ne fa un character sfaccettato e problematico lanciato nel mezzo di una famiglia disfunzionale, distante anni luce dai classici contesti perfetti ed edulcorati disneyani visti fino a quel momento.

L’idea di una reinterpretazione che prenda gli spunti di base della storia di Stitch per portarli in un contesto estremamente distante come quello del Giappone feudale è sicuramente qualcosa capace di far drizzare le antenne di un fan. Il primo volume di questa miniserie in tre parti, si presenta con caratteristiche canoniche di una produzione manga: una prima manciata di pagine a colori sono seguite da un bianco e nero dove esondano i retini e la gabbia è piuttosto libera, con frequenti pagine dove le vignette si fanno numerose, soprattutto a vantaggio di una narrazione molto dinamica.

Primo elemento di stonatura è la copertina, che si rivela presto essere una vignetta pescata dal fumetto, ingrandita e appositamente colorata, con un risultato ben poco accattivante. Per altro la scelta lascia perplessi anche nel contenuto: uno dei protagonisti è di schiena, l’altro, Stitch, appare distante e piuttosto piccolo, in una situazione statica, decisamente lontano dalle scelte che normalmente si compiono sull’immagine che dovrebbe stimolare l’acquisto di un volume.
A occuparsi della narrazione e dei disegni è Hiroto Wada, dallo stile molto classico e con qualche incertezza anatomica: si passa da corpi muscolosi e quasi ipertrofici, come quando il signore della guerra Yamato compie imprese di forza, ad arti e mani esili e a tratti ai limiti della sproporzione. L’autore compie poi una scelta di stile peculiare: mentre l’ambientazione e i personaggi umani rispettano appunto canoni stilistici nipponici, Stitch e tutti i personaggi che vengono dal suo universo narrativo sono disegnati cercando di emulare il più possibile lo stile originale di Sanders, con un effetto “cartoon” e forme molto più morbide e tondeggianti. La resa finale è quella di uno sgradevole scollamento, che in alcuni passaggi diventa molto forte.

61hXfyyoCSSSe le idee e i presupposti di base sono intriganti – l’astronave di Stitch che dopo la fuga precipita nel Giappone feudale anziché nelle moderne Hawaii o il fatto che venga scambiato per uno strano Tanuki, il procione giapponese -, gli sviluppi sono presto deludenti. In questo primo volume il personaggio di Stitch e quello di Yamato sono estremamente esili: l’alieno è poco più di un capriccioso animale kawaii, mentre il crudele guerriero nel giro di pochissime vignette cambia repentinamente personalità. Seppure ci possa essere la volontà da parte dell’autore di mettere in campo un certo tono surreale e il target del fumetto sia un pubblico di ragazzi, il cambiamento e il comportamento del personaggio da lì in poi suona forzoso e semplicistico, del tutto orientato al solo obiettivo di costruire una serie di gag, per altro non particolarmente efficaci.
La chiusura del volume apre all’arrivo di altri personaggi dal film originale – gli alieni Jumba e Pleakley, sulle tracce dell’esperimento 626 – suggerendo la possibilità di sviluppi più articolati, ma una volta finita la lettura, la curiosità per il resto della storia è drasticamente scemata.

A corollario, nell’angolo in basso a sinistra delle pagine appare un piccolo Stitch: fare scorrere velocemente gli angoli permette di dare vita a una piccola animazione con cui far muovere e ballare l’alieno.

Con questo primo numero, quello che sulla carta poteva essere un ottimo pretesto per una nuova storia che mescolasse stilemi da culture narrative diverse, rileggendo in una nuova chiave un ottimo personaggio – possibilità che già la stessa ha dimostrato di poter gestire egregiamente con prodotti come , Red o nel franchise videoludico di Kingdom Hearts – si rivela un’opera priva di mordente e di ambizione, che propone un gioco fine a se stesso e poco accattivante.

Abbiamo parlato di:
Stitch e il Samurai #1
Hiroto Wada
Traduzione di Vania Vitali
, 2022
168 pagine, brossurato, bianco e nero – 7,00 €
ISBN: 9772385114009

2 Commenti

2 Comments

  1. Domenica

    27 Ottobre 2022 a 14:16

    Io ho recuperato tutti i volumi di questo manga e devo dire che invece è un’ottima miniserie e che non scopiazza malamente il film da cui prende spunto. Avrei apprezzato di più una recensione dell’opera completa, a maggior ragione che la serie da noi in Italia è stata completata nel mese di settembre, quindi prima di questa recensione. Penso che quando si possa usufruire di un’opera completa, specialmente se composta da pochi volumi come quella oggetto del presente articolo, si possa di conseguenza fare una recensione più obiettiva e completa. Per quel che mi riguarda questa solo articolo non basta per dare un’idea di Stitch e il samurai.

    • la redazione

      2 Novembre 2022 a 11:10

      Purtroppo possiamo concordare sul ritardo nella pubblicazione. Purtroppo a volte, tra problemi nelle fasi di revisione e rallentamenti per accumulo di materiale, capita di pubblicare una recensione con un po’ di ritardo, e ci rendiamo contro sia un problema per serie e miniserie. Al netto di questo, il giudizio potrà essere parziale, ma è anche vero che proprio per questo viene lasciato in sospeso. Riteniamo comunque che abbia un senso anche la recensione del singolo volume, così come ogni lettore ha diritto a farsi bastare il primo albo per decidere se il fumetto gli piace o meno. Infine, risulta difficile pensare che nel proseguo della serie ci siano tanti e tali elementi per cambiare il parere del recensore, che resta un parere personale giustificato dai punti elencati nella recensione stessa. Il che non toglie certo niente al fatto che a te sia piaciuta l’opera e non rappresenta certo un giudizio nei confronti di chi come te l’ha apprezzata.

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