Steve Orlando e la passione per il supereroico

Steve Orlando e la passione per il supereroico
Abbiamo intervistato lo sceneggiatore statunitense Steve Orlando che ha appena lanciato in USA una nuova serie supereroica che parla anche italiano: “Commanders in Crisis”.

Steve Orlando è uno degli autori sulla breccia dell’onda del fumetto statunitense. Dopo un contratto in esclusiva per la durato cinque anni, durante i quali ha scritto storie per i principali eroi della casa editrice ottenendo anche vari riconoscimenti, lo sceneggiatore ha deciso di concentrarsi su progetti creator owned. Uno dei primi è una nuova maxi serie targata che Orlando ha creato insieme al team italiano di Arancia Studio e che ha debuttato in USA a ottobre, Commanders in Crisis.
Abbiamo parlato con Steve della sua carriera fino a oggi, dei suoi più recenti progetti e della sua passione per il supereroico.

UndertowCiao Steve e benvenuto su Lo Spazio Bianco.
Racconti ai nostri lettori come hai trasformato la tua passione per i fumetti in una professione? Come sei diventato uno sceneggiatore?
Beh, sono entrato nel mondo dei fumetti dopo decenni di “allenamento”. Ho iniziato ad andare alle convention di fumetti per cercare di fare rete, trovare lavoro e allacciare contatti da quando avevo dodici anni. Per vent’anni, ho scritto sceneggiature, le ho disegnate e ho ricevuto critiche da addetti del settore di cui potevo fidarmi. Poi ho preso quelle osservazioni e le ho usate per creare un fumetto nuovo e migliore l’anno successivo. Alla fine, dopo due decenni, avevo un prodotto abbastanza buono da essere pubblicato. Si tratta di Undertow, edito da Image Comics nel 2014, che ho poi inviato a vari editori, prima alla DC e poi ad altre case editrici negli anni successivi.

Nel 2020 hai terminato il tuo contratto in esclusiva con DC Comics, sei tornato freelance e sembra che tu voglia dedicarti anima e corpo a progetti creator-owned. In termini di esperienza e di crescita, gli anni in DC che cosa hanno significato per te e che cosa ti lasciano in eredità, come sceneggiatore e come uomo?
Gli anni alla DC sono stati incredibilmente preziosi. E non ho ancora finito di lavorare lì o alla Marvel! Ma quello che sto facendo in questo momento è provare a concentrarmi maggiormente su idee originali e sulla libertà che offrono. Lavorare alla DC mi ha insegnato il potere iconico dei supereroi, mi ha mostrato quanto siano importanti per le persone. Mi ha anche insegnato a come trovare il “centro” di un personaggio, che cosa lo rende unico, e a come mostrarlo sulla pagina per mezzo di una storia. Rispetto al ventennale lavoro di studio del fumetto fatto precedentemente, quello che ho imparato alla DC in cinque anni è probabilmente ancora maggiore e più utile. Ora sono più capace di raccontare una storia, non importa quale sia, grazie a quanto appreso in anni di lavoro con alcuni dei personaggi più famosi dei fumetti.

In Gotham City Monsters, uno dei tuoi ultimi lavori in DC, la squadra protagonista è formata da freak ed emarginati. Pensi che i comics possano parlare e aiutare i ragazzi che oggi vivono difficoltà di inclusione, raggiungendoli in profondità? Possono donare fiducia e speranza?
Assolutamente sì. Le storie a fumetti, con le loro possibilità illimitate, sono una grande opportunità per far sentire le persone valorizzate, rispettate e importanti, dal momento che il primo “nerd” si è sentito legittimato da Peter Parker. E anche precedentemente, i fumetti hanno sempre dimostrato agli esclusi che anche loro meritano una vita di meraviglia, felicità e avventura. Oggi che queste idee incontrano il mondo contemporaneo, dobbiamo lavorare più duramente che mai per ampliare i gruppi di personaggi che possono diventare gli eroi di queste storie, così come i tipi di persone che possono scriverle. In questo modo si ottengono storie migliori e più stimolanti che allargano i confini del racconto, come la storica eredità del fumetto richiede.

Nella stessa miniserie è rilevante anche il ruolo di Batwoman, supereroina che appartiene alla comunità LGBTQ+, che nella prima stagione della serie tv è stata interpretata da Ruby Rose, attrice che presentava molte con affinità con il personaggio. Un casting di questo tipo, come anche scegliere registe donne per girare film con protagoniste donne, può dare qualcosa in più? Può migliorare la sinergia tra le componenti di un’opera?
Penso che migliori indiscutibilmente l’autenticità di un’opera. La sinergia è più un capriccio dell’intero processo decisionale aziendale che dei soli creatori. Vorremmo tutti un maggiore contatto tra media diversi, ma non è sempre consentito. Detto questo, è una risorsa per una produzione quando le persone dietro le quinte condividono un’esperienza autentica e vissuta con le storie e i personaggi che stanno raccontando. L’autenticità è un obiettivo che tutti dovremmo ricercare intensamente, attraverso le nostre esperienze o condividendo il nostro potere di creatori l’uno con l’altro.

MidnighterMidnighter è un altro degli eroi che hai scritto per la DC ed è un personaggio che sta sempre un passo avanti a tutti, per quanto riguarda il combattimento, grazie alle sue abilità. Quali sono state le difficoltà di scriverlo, tenendo conto di questo aspetto?
La più grande difficoltà con Midnighter è trovare sempre un modo per metterlo alla prova senza barare, e mi piace pensare che l’abbiamo fatto. Personaggi come Prometheus e After Thought avevano caratteristiche che avrebbero permesso loro di contrastare, o almeno fronteggiare, Midnighter. Lui potrebbe essere in grado di colpire qualcuno prima che questi se ne renda conto, ma la questione è sempre stata: quel personaggio può essere battuto quando viene picchiato?

Hai ricevuto premi e nomination tanto per Midnighter che per Midnighter & Apollo, Wonder Woman #51 è stato considerato da alcuni critici una delle migliori storie autoconclusive dell’Amazzone, il primo numero della maxi serie dedicata a Martian Manhunter è stato considerato da Tor Books uno dei migliori albi d’esordio del 2018. Un sottile filo rosso lega tutte queste serie e storie e quindi ti chiedo: che cosa significano tutti questi premi e riconoscimenti per te?
Ottenere riconoscimenti per il lavoro svolto non è mai un obiettivo, perché il tuo primo obbligo è dire sempre qualcosa di vero e significativo. Se parti con i premi in mente, tutto può essere superficiale e scontato, come lo è quando i film sono chiaramente realizzati con l’obiettivo di vincere un Oscar. Detto questo, è chiaro che quando uno scrive lo fa anche con in mente di creare una connessione tra la propria creazione e il pubblico. Sono pochi davvero quelli a cui non importa se qualcuno apprezza il proprio lavoro. Quindi, quando personalmente scrivo qualcosa che è reale e vero per me, e questo entra in connessione con i lettori o viene notato in modo quasi naturale, organico, quel momento è sempre magico per me.

La nuova serie Image Commanders in Crisis racconta il tuo personale universo supereroico. Leggendo il primo numero l’idea che mi sono fatto è che tu abbia pianificato molto dettagliatamente il mondo (o i mondi) sul quale la storia si svolge. Da quanto avevi in mente questa storia e come si è sviluppata nel tempo?
Da tanto tempo! Mentre la rivelazione che avviene in Commanders in Crisis # 1 risale a qualche anno fa, i personaggi che abitano questo nuovo mondo supereroistico esistono nella mia testa da molto più tempo. Durante i cinque anni passati alla DC ci sono state idee che erano troppo folli, idee che non erano consentite, idee che non si adattavano alla pianificazione editoriale. Io però non le ho mai dimenticate, le ho annotate e ho permesso a questi personaggi di crescere in un universo tutto loro. E quell’universo inizia con Commanders in Crisis.

CiC#1Commanders in Crisis parla anche italiano, a cominciare dal disegnatore, dalla colorista fino ad arrivare all’editing del progetto gestito dai ragazzi di Arancia Studio: come è nata questa collaborazione?
Il fumetto è nato dalla mia collaborazione di lunga data con l’Arancia Studio di Davide Caci e Mirka Andolfo, che in passato avevo aiutati in vari modi, lavorando su fumetti in lingua inglese. Dopo alcuni anni abbiamo deciso che sarebbe stato divertente costruire insieme una serie di fumetti da zero. E così è nato Commanders in Crisis, con Davide Tinto proposto come disegnatore dai ragazzi di Arancia Studio. Loro sono incredibili partner creativi e uno dei principali motivi per cui, nel momento attuale, sto attraversando uno dei periodi creativi più appaganti della mia carriera.

C’è un aspetto particolare che mi ha colpito negli eroi che formano il gruppo: hanno tutti poteri slegati dalla forza fisica e più vicini ad altri aspetti quali la parola, la capacità di una vista a raggi X, la comprensione di un universo quantico, il potere derivante dall’approvazione degli altri. Tutti elementi che poi i personaggi trasformano in potere fisico, ma in ogni caso la percezione è che tu volessi allontanarti da una violenza fine a se stessa che sta ormai invadendo la nostra quotidianità, in USA come in Italia e in tante altre parti del mondo. Che cosa vorresti trasmettere con queste scelte di poteri peculiari?
Penso tu abbia assolutamente ragione e sono contento che tu l’abbia notato. In Commanders in Crisis, il potere proviene dai luoghi più sottili e inaspettati rispetto a quelli in cui la società di solito trova forza. E per il personaggio che ha un’immensa forza fisica, Prizefighter, il compromesso è che, per mantenerla, egli è completamente dipendente dai suoi fan. La vera forza adulta deriva da idee complesse e mature, non solo dal colpire qualcosa con violenza. Ecco perché, per la maggior parte, gli eroi di Commanders in Crisis devono essere creativi per avere successo. Più che della rabbia, hanno bisogno di considerazione creativa.

CiC_intAnche in Commanders in Crisis, come in altri tuoi fumetti, il tema dell’inclusività (che sia di genere, di razza, di religione, etc.) è molto forte e sentito. Tutti gli eroi della squadra sono persone appartenenti a gruppi che nella società contemporanea occidentale vengono spesso marginalizzati e che nel tuo fumetto, in qualche modo, sono riusciti a superare le barriere che venivano poste loro davanti. La mia domanda è: quanto ha influenzato la tua scrittura quello che sta accadendo ormai da anni nella società statunitense e che negli ultimi mesi ha raggiunto conseguenze ancora più estreme?
È impossibile ignorare ciò che sta accadendo nel mondo che ci circonda in questo periodo. Detto ciò, personalmente spingo comunque per un tipo di narrazione più inclusivo, perché il nostro lavoro è riflettere il mondo reale. Potremmo raccontare storie che hanno riflessi molto strani, ma la nostra ancora resta il qui e ora, senza dubbio. E il mondo fuori dalle nostre finestre è diverso, è pieno di persone di ogni estrazione sociale, ognuna impegnata in un viaggio diverso. Penso che riflettere ciò, che il mondo è diverso e migliore per questo, è adesso più importante che mai e sarà sempre un elemento fondamentale del mio lavoro. Non puoi fare osservazioni sulla realtà ignorando che cosa quella realtà è. E la realtà del 2020 e il futuro sono e saranno sempre diversi.

Commanders in Crisis avrà una durata di dodici numeri, ma sin dal numero di esordio, l’idea che un lettore si fa è quella di un palcoscenico narrativo in cui si potrebbero raccontare decine di storie. È questo il tuo obiettivo, arrivare ad avere un universo di storie raccontate magari non solo da te ma anche da altri autori?
Proprio così! Questa serie è l’evento che lancia un mondo e non c’è niente che mi piacerebbe di più che continuare a raccontare queste storie, sia in prima persona, sia con la gradita collaborazione di voci nuove ed entusiaste. Vogliamo continuare a fare i fumetti di cui il mondo ha bisogno il più a lungo possibile, con le migliori persone possibili.

Kill a manOltre a Commanders in Crisis a ottobre arriva, pubblicato per , Kill a man, fumetto che racconta una storia sportiva molto particolare, scritto a quattro mani con Philip Kennedy Johnson. Ci vuoi parlare un po’ di quest’opera e poi, permettimi di chiederti: sei un appassionato dei film di Rocky?
Sono un grande fan del personaggio di Rocky Balboa! L’ho sempre considerato un eroe davvero unico per la sua umanità: qualcuno che in fin dei conti combatte per mettersi alla prova sopra ogni altra cosa. E, in fin dei conti, questo è davvero il meglio che possiamo fare nella vita. Quindi, quando quella narrazione viene messa in scena con un nuovo tipo di perdente, come Adonis Creed in Creed, è una fonte di ispirazione e, in effetti, quella è stata l’ispirazione per Kill a man. Con Philip Kennedy Johnson volevamo calare quella storia nel mondo più moderno e vibrante delle MMA, e adattare il protagonista a un personaggio che lottava con la propria sessualità, in modo che potessimo raccontare una storia, molto personale per noi, a modo nostro (Philip come un combattente di MMA, io come bisessuale), e dare anche la possibilità a una nuova comunità di vedere che anche loro possono essere campioni, soprattutto alle loro condizioni.

Grazie Steve!

Intervista realizzata via mail nel mese di settembre 2020
Traduzione di David Padovani

Steve Orlando

Steve OrlandoSteve Orlando è uno scrittore di fumetti americano. A partire dal 2000, ha iniziato a frequentare convention in cerca di lavoro nell’industria dei fumetti. Tra il 2000 e il 2014, con l’uscita del suo primo lavoro, Undertow, ha iniziato a pubblicare per la Image Comics. Nel 2009 e nel 2014, Orlando ha fatto parte della serie Outlaw Territory Anthology, il cui terzo volume è stato nominato agli Eisner e agli Harvey Awards . Nel 2015 è poi arrivata la graphic novel originale Virgil.
Nel 2015, lancia Midnighter per la DC Comics come parte dell’iniziativa editoriale DC You , con disegni di ACO, nominato da io9 come uno dei “20 migliori fumetti del 2015” e “Il miglior ritratto di un supereroe gay nei fumetti mainstream”.  A questa serie è seguito Midnighter & Apollo. Orlando ha fatto parte del team di sceneggiatori della serie settimanale Batman & Robin Eternal, prima di lanciare sia Supergirl che Justice League of Americacome parte dell’iniziativa DC Rebirth.
Nel 2017 scrive il crossover Batman/Shadow, seguito da Shadow/Batman per Dynamite Entertainment  Nel 2018 lavora con Gerard Way alla serie Milk Wars, crossover tra l’Universo DC e i personaggi DC Young Animal.
Sempre nel 2018, Orlando scrive cinque storie per il mensile di Wonder Woman, i numeri 51-55. Nel 2019 torna su Wonder Woman nel numero 73 e il suo lavoro con Jesus Merino ha aperto il numero 750 della testata, dando il via al ritorno della numerazione classica per la serie.
Alla fine del 2018 arriva Martian Manhunter, una maxiserie di 12 numeri e terza collaborazione con Riley Rossmo. Orlando ha scritto per Hello Mr. un racconto illustrato da Sina Grace, nella prima uscita della rivista in formato fumetto. Nel 2019 ha fornito la sceneggiatura in lingua inglese per il trailer della serie live action Mercy di Mirka Andolfo.

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